Creature di un giorno

Già dalla citazione iniziale il libro promette bene: “Siamo tutti creature di un giorno; colui che ricorda e colui che è ricordato. Tutto è effimero, tanto il ricordo che l’oggetto del ricordo.
Vicino è il tempo in cui tutto avrai dimenticato; e vicino è il tempo in cui tutti avranno dimenticato te.
Rifletti sempre sul fatto che presto non sarai nessuno, e non sarai da nessuna parte.”
Marco Aurelio, Pensieri

Irvin Yalom è un ottantenne psichiatra americano, autore di libri interessanti, come questo che sto leggendo: “Creature di un giorno”, storie romanzate di pazienti e di dialoghi con loro, che ruotano intorno al tema del tempo che passa e della morte che si avvicina.
Trovo vissuti e riflessioni che appartengono anche a me, e mi fa sempre bene sentirmi in compagnia su questi sentieri interiori, mi fa bene sentire una condivisione umana, calda, vissuta.
In questi anni di lavoro in ospedale e nelle cure palliative ho vissuto, letto e riflettuto, mi sono fatta domande e ne ho ascoltate, ho cercato risposte e ne ho ascoltate. Ho vissuto la mia vita intrecciandola con quelle domande e quelle risposte, facendone un tutt’uno. E continuo a farlo.
Perché non contano tanto le domande o le risposte, quanto l’incarnarle nel quotidiano, viverle nell’esperienza. Le verità sono semplici, le risposte non placano l’animo per il loro contenuto, ma perché quel contenuto improvvisamente brilla, canta, parla. Vive.
Come in quella riflessione zen: prima dell’illuminazione il cielo era cielo, gli alberi alberi, la terra terra. Dopo l’illuminazione il cielo era cielo, gli alberi alberi e la terra terra: ma che differenza!
Ecco: le riflessioni sulla caducità e sul vivere il presente sono sempre quelle, ma ci sono momenti in cui vivono, si incarnano, e allora sono esperienza che quieta e rasserena.
Accade, interiormente.
Porto con me le esperienze di non senso, di paura e di angoscia, di domande. Cammino con loro, insieme alle esperienze di senso, di quiete, insieme alle risposte incarnate.
Sono tutto questo, in continuo lavorìo e in mutevoli stati d’animo.
E stasera sto, in equilibrio sul fil di lana. Quieta, serena, colma di vita.

18 pensieri su “Creature di un giorno

  1. gabriele geminiani

    lo sto leggendo e anche a me trasmette un senso di quiete e di grande amore quest’uomo che non conosco, ma meglio di tutto rendono le tue parole “Trovo vissuti e riflessioni che appartengono anche a me, e mi fa sempre bene sentirmi in compagnia su questi sentieri interiori, mi fa bene sentire una condivisione umana, calda, vissuta”. Sentirsi in compagnia oggi è davvero un dono e un conforto incommensurabile. Buona giornata a tutti…

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  2. Nicola Losito

    Molto interessanti le tue letture. Mi permetto allora di consigliarti un libro che ho appena terminato di leggere e che può aiutarti nel tuo difficile lavoro. Si tratta di ” Le lacrime di Nietzsche” di Irvin D. Yalom , un autore che non conoscevo ma che, vedo, tu apprezzi molto.
    Un caro saluto.
    Nicola

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      1. Nicola Losito

        All’inizio ero un po’ perplesso, poi piano piano quei colloqui tra Breuer, Freud e Nietzsche hanno finito per coinvolgermi. Una specie di partita a scacchi tra menti eccelse che vogliono vincere la partita in corso. Mi aspettavo quel finale, visto il titolo del libro.
        Nicola

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  3. unazzurrocielo

    mi piace quanto hai scritto in questo post….in equilibrio sul filo di lana….ne so qualcosa ma io rischio e ho paura costante di perdere l’equilibrio, non ho la tua stabilità

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  4. ogginientedinuovo

    Non so come tu riesca ad armonizzare la paura della morte nella vita, ad ascoltare un giorno dopo l’altro l’angoscia di altri esseri umani, a vivere con la morte così vicina. Ti ammiro molto.
    Mi sembra che tu realizzi quello che invita a fare Laura Campanello nel libro Leggerezza: vivere luci e ombre con pienezza senza farsi sopraffare.
    Sempre bello leggerti 🙂

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    1. sguardiepercorsi Autore articolo

      Uno dei primi libri che ho letto quando ho iniziato a lavorare in ospedale è stato “La morte amica” di Marie de Hennezel, una psicologa francese che ha lavorato molto in hospice.
      Ecco, non arrivo proprio a definirla amica, ma mi ha fatto lavorare su me stessa e sulla vita, e lo fa tutt’ora… La vicinanza non fa solo paura, è anche a suo modo curativa…

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