Archivio mensile:giugno 2015

Inseguire i sogni?

“Insegui ciò che ami, o finirai per amare ciò che trovi”.
Leggo questa frase sulla pagina Facebook del Mestiere di scrivere, come citazione di Collodi. Non so se l’abbia veramente scritta lui in Pinocchio, ed è comunque estrapolata dal contesto, ma merita qualche riflessione.
Collodi a parte, mi capita spesso di sentire quel concetto espresso con una nota di riprovazione. Come se fosse un po’ vile, un ripiego, espressione di chi non ha avuto coraggio.
Inseguire ciò che si ama va benissimo, ci mancherebbe. Può essere facile, a volte molto difficile. Ma anche amare ciò che invece la vita ci fa incontrare può non essere cosa da poco.
Siamo impregnati di spirito eroico: conquistare vette, materiali o spirituali, inseguire sogni per realizzare il nostro più profondo essere, esprimere i nostri talenti.
Siamo invece un po’ meno educati a dare senso alle sconfitte, a raccogliere i cocci degli errori per costruire, a stare -con pienezza- nei limiti che non si possono superare, ad amare l’intermedio e a coglierne le ricchezze discrete e poco visibili.
Oscilliamo tra vette e abissi, e trattiamo male il semplice quotidiano.
Inseguiamo i nostri sogni, ma impariamo anche ad amare ciò che troviamo: saremo più felici.

Fotografare

Sono un’introversa, e lo sono anche quando fotografo. Amo il guardare filtrato dai miei stati d’animo, attività contemplativa che unisce il mondo interiore con quello esterno. Dentro e fuori si intrecciano per dare vita a uno spettacolo che mi incanta e che guardo scorrere con meraviglia.
Accade che ogni cosa sia illuminata quando i due mondi cantano insieme. Il cielo può essere grigio, ma è un grigio bellissimo.
Quando cammino per guardare non sono un’osservatrice intenzionale: seguo ciò che mi colpisce, che mi arriva; mi faccio portare dallo sguardo.
E quando inquadro, i limiti della cornice danno nuove forme a ciò che vedo. Come sempre, il limite dà forma.
Camminare, guardare, inquadrare, sono attività che mi rendono felice. Le foto che faccio mi rimangono dentro, è lì il vero archivio.
Ogni volta che ciò che guardo si trasforma in un’immagine per me significativa e si fa foto, quell’immagine rimane stampata in me. Vive.
Ho fotografato tantissimi alberi, soprattutto in inverno, quando i rami spogli mostrano la bellezza delle loro forme armoniche. Ogni volta che guardo un albero ricordo le foto fatte. E quelle foto vivono ogni volta che ne guardo uno, anche senza macchina fotografica. Averle fatte ha cambiato il mio modo di guardarlo.
Non ci bagniamo mai due volte nello stesso fiume.
Ogni scatto ha cambiato il mio modo di guardare, arricchendolo.
E anche per questo amo fotografare scorci quotidiani: mi aiutano a cogliere e ad arricchire ciò che vedo ogni giorno. Il quotidiano non è noioso, è il mio viaggio continuo e stupefacente nella vita.

Passeggiando un sabato mattina

Esco presto, a gironzolare un po’ con la mia Canon. La bellezza del primo mattino, l’aria fresca, poca gente per strada: cammino facendomi guidare dallo sguardo, come se non ci fosse nient’altro da fare. Attimi di gioia pura, nella mia solitudine mattutina abitata da tutte le persone a cui voglio bene, e che porto sempre con me.

E porto tutto con me

Ultimamente scrivo poco. La vita scorre serena, e in questo scorrere quieto ho meno cose da dire.
Mi torna spesso in mente il finale di 8 1/2 di Fellini, perché è un po’ così che mi sento: conciliata con i personaggi del mio mondo interiore e da loro accompagnata. È una bella sensazione.
Quel girotondo finale è un capolavoro ed esprime profondamente il sentimento che provo anch’io: uno sguardo amorevole verso la propria vita, tutto compreso. L’accoglimento di tutto ciò che è stato ed è. L’intreccio in cui si fondono, senza confondersi, persone e momenti.
Sono grata alla vita.
E grazie Fellini…