Archivio mensile:gennaio 2015

Normalità

Ultimamente sono poco ispirata, la scrittura langue…
Il fatto è che sto vivendo giornate tranquille, normali. Mi alzo la mattina, ripeto gesti abituali: mi godo la colazione sfogliando l’IPad, guardo il buio schiarirsi via via, esco nelle prime luci del giorno, assaporo l’aria fredda del mattino, mi incanto a guardare il cielo, mi incanto a guardare gli alberi che incontro lungo il tragitto, i disegni armonici dei rami che si stagliano su cieli ogni giorno diversi. Rami che si scuriscono contro i grigi o i bianchi lattiginosi della nebbia, che si infuocano contro gli arancioni del primo mattino, o si lucidano di pioggia.
E poi arrivo al lavoro e vivo giornate piene ma non affannate (incredibile!). Parlo con colleghi e pazienti, incontri molto diversi uno dall’altro, che occupano sfumature relazionali molto varie. Immersa nelle relazioni, sto bene, ci nuoto dentro come un pesce nel suo mare.
La sera torno ai miei affetti. Intorno, certo, i soliti problemi con cui convivo. Ma sono noti, e al momento stanno in equilibrio con tutto il resto. Intorno, i miei libri, la macchina fotografica, la musica. Vita ricca di normalità che riempie le mie giornate e mi dà quiete.
Nulla da segnalare, potrei scrivere sulla cartella clinica di queste giornate. Ma vita ricca, bella. Preziosa nel suo riempire di sfumature la normalità.
Penso ai tempi in cui le ubriacature emotive erano all’ordine del giorno. Mi capita di leggere dei post in cui ritrovo quegli echi, e li sento distanti ere geologiche. Non ho nostalgia di quegli stati d’animo: non solo non li rimpiango, ma me ne sento liberata. Porto con me la solidità degli anni, che mi fanno sentire ancorata alla vita, affine a quegli alberi dalle radici profonde e dai rami che si allungano nel cielo, senza perdersi. Stabile, attraverso cieli azzurri, nuvolosi, in tempesta. Radicata nella mia terra, che mi sostiene e mi nutre, e che nutro prendendomene cura ogni giorno.
Qui e ora, così com’è. Felicità quieta e grave, assorta. Fiume che scorre. Gratitudine.

Nebbia

Domenica scorsa ci siamo alzati prestissimo per andare a fotografare l’alba, ma ci siamo ritrovati immersi nella nebbia. Il bello della fotografia è che si va a caccia di immagini, ma poi si trova quel che si trova… E qualcosa arriva sempre a sorprendere.

Sguardi gentili

I festeggiamenti per Capodanno sono come l’innamoramento: ti aiutano a reggere la fatica di un nuovo incontro, anestetizzano la paura dell’ignoto. Così, euforici o festanti, ci avviamo verso la conoscenza del compagno di viaggio o dell’anno appena arrivato.
In ogni caso, cerchiamo compagnia. Cerchiamo di non essere soli, cerchiamo di affrontare la vita scaldandoci al calore di qualche affetto. L’amore, in qualunque forma si presenti, è l’ossigeno che ci tiene in vita, che ci nutre, ci consola.
Stamattina ho in testa una frase -di ignota provenienza- che ho visto circolare spesso su Facebook. Dice più o meno così: ” quando incontri una persona, sii gentile con lei. Dietro, c’è sempre una storia che non conosci”.
Ecco, mi piace pensare che si possano gettare nel mondo semi di gentilezza. Ne abbiamo bisogno tutti. Abbiamo bisogno di incontrare sguardi benevoli, di incrociare gesti quieti e non aggressivi. La vita è difficile, non ce la possiamo fare da soli. Ogni scambio di calore, ogni sorriso, ogni gesto gentile è una boccata d’ossigeno, un sostegno, una consolazione. Anche quando arriva da uno sconosciuto incrociato sul tram.
Non è vero che un sorriso costa poco. Ci sono giorni in cui costa molto: richiede di uscire da se stessi, dai propri pensieri, dai propri stati d’animo; richiede lo sforzo di guardare un altro essere umano con interesse. È più facile essere nervosi, indifferenti, arrabbiati.
Eppure, la gentilezza è una medicina che cura anche i nostri animi feriti, molto più dello sfogo di rabbia.
Allora, quest’anno auguro a tutti gesti gentili, da donare, da ricevere.