Archivi tag: Natale

Vita che spinge alla vita

Mi colpisce entrare nelle case di malati terminali nel periodo natalizio. Trovo quasi sempre alberi con le luminarie, presepi, addobbi vari. Accanto ai medicinali, le coperte abbondanti, i tanti cuscini. Due mondi che a vederli da fuori stridono, tanto sembrano divergere, eppure lì, in quelle case, celebrano la vita che vorrebbe scorrere regolare, che si aggrappa a un quotidiano che si desidera normale. E normale non sarà.
Mi colpisce sempre questo bisogno profondamente umano di ritrovare normalità in mezzo agli sconvolgimenti della vita. È commovente. Noi esseri umani così fragili, che un nulla può spazzar via, teniamo duro e a testa bassa andiamo avanti nelle tempeste. Laviamo i panni, cuciniamo, andiamo al lavoro. Siamo come quella vegetazione che buca l’asfalto, e tra auto e pedoni si allunga verso un raggio di sole, vita che spinge alla vita.
Natale è anche questo, oggi.
Lascio quelle case per un po’. Rientro pensierosa nella mia vita. Qui c’è un posto per voi, che avete incrociato la vostra vita con la mia per un breve tratto. C’è posto insieme alle mie gioie, alle persone che amo e dalle quali mi sento amata.
Stasera sto. In equilibrio, serena. Tutto scorre.
Buon Natale a tutti. E che il solstizio porti nuova luce in ogni vita.

Spirito natalizio

Stamattina, uscendo di casa nel buio un po’ nebbioso, ero felice. In mano borse con pacchetti colorati, scambi natalizi tra colleghi. Ho sentito lo spirito leggero e gioioso del Natale, che fino a quel momento non si era ancora fatto vivo.
Lo so. Il Natale è un periodo difficile. Spesso rende insofferenti verso luminarie e affollamenti, cene rituali, riunioni familiari che scatenano tensioni e litigi, corse ai regali che si devono fare e che magari non si ha voglia di fare, o che non si ha il tempo o il denaro per fare come si vorrebbe. Spesso rende malinconici, tristi, nostalgici. E segna il tempo che passa, i cambiamenti intervenuti nelle nostre vite. Per non parlare poi di chi è sofferente, nel corpo o nell’anima, e che sente così distante dai suoi stati d’animo lo spirito festoso e frenetico.
La gioia dei tempi d’infanzia si infrange contro la vita complessa e indaffarata di adulti.
I rituali natalizi nel tempo finiscono per svuotarsi di senso collettivo, però possono sempre essere riempiti di significato individuale. Il Natale c’è, e ci dobbiamo fare i conti. Meglio provare a farci pace, in qualche modo, e trovare il nostro senso personale.
Il mio è fatto di pensieri per le persone a cui voglio bene, e alcuni di questi si tramutano in piccoli doni. È fatto di scambi di pacchetti. È fatto di sobri pranzi familiari, di cene con amici, di calore. È fatto di albero e presepe che la sera si illuminano. E’ fatto di passeggiate nel freddo, di tempi un po’ più rilassati anche per i libri e le foto.
Ecco, il Natale è soprattutto un po’ più di tempo per le persone e per le cose che amo fare. Purtroppo passa in fretta, sempre prima che abbia esaurito la lista dei desideri e dei progetti.
Stasera, però, mi godo le luci a intermittenza e il tempo che ha iniziato a rallentare.

I coni d’ombra del Natale

Mattina di quiete e di silenzio. Ho bisogno di fermarmi e stare in ascolto, ho bisogno di far scivolar via le tracce residue di giornate troppo piene. Da introversa, la mia capacità di digerire gli stimoli esterni è arrivata a un livello di guardia e urge uno stop. Mondo esterno rimani fuori per un po’, ora ho bisogno di ricentrarmi.
Queste giornate pre-natalizie sono troppo cariche: di cose da fare, di traffico, di gente nervosa, di code ovunque, non solo nei negozi, ma anche per tornare a casa la sera, per fare la spesa, per salire sull’autobus.
Troppo rumore, concreto e interiore.
Anche in ospedale l’atmosfera natalizia si fa sentire. I reparti sono addobbati in modo festoso, ovunque sbucano pacchi colorati e ben infiocchettati, i dolci in circolazione mandano alle stelle le glicemie di tutti. Nelle stanze, però, i problemi non cambiano e non si alleggeriscono solo perché è Natale, anzi. Essere ammalati a Natale aggiunge un peso che in periodi normali non ci sarebbe.
E ovviamente morire in questi giorni getta un velo oscuro sul Natale di oggi e su quelli a venire, che scandiranno il tempo del ricordo e rimarranno gravati da un dolore, da una tristezza totalmente fuori sintonia rispetto alla festosità che aleggia intorno.
Questo è il Natale con i suoi coni d’ombra.
Le luminarie e i pacchetti colorati creano una luce che inevitabilmente proietta ombra. E lì si annidano e trovano rifugio molti degli stati d’animo apparentemente reietti ma potentemente presenti e alquanto diffusi. Tristezze, malinconie, ricordi nostalgici, senso di fastidio verso quei brillii avvertiti come inautentici e superficiali. Rigurgiti di acido a bilanciare troppo miele. Malumori, borbottii, bronci a contrastare jingle festanti e sdolcinati, allegrie forzate, sorrisi smaglianti e risate troppo forti, scambi di auguri superficialmente calorosi tra perfetti sconosciuti.
In questi giorni ho vissuto tutte le sfumature natalizie, dalle luci ai coni d’ombra. Perché poi a me le luminarie piacciono, mi piace lo scambio di pacchetti, il brillio festante. A casa abbiamo fatto l’albero e il presepe, e la sera accendo le luci a intermittenza e sto lì a guardarle ipnotizzata come ipnotizzata posso guardare dalla finestra i fiocchi di neve che scendono o il fuoco nel camino.
Però mi sono innervosita nelle code, nei rumori, tra le troppe persone intorno; ho sentito il dolore di chi guarda il Natale altrui e vorrebbe che scomparisse, di chi mi sorride coi macigni nel cuore.
Ora ho bisogno di silenzio, di lasciare il Natale fuori casa, luci e coni d’ombra fuori dalla porta. Per un po’, il tempo di far scivolar via le increspature del mare, di tornare al ritmo normale delle onde che si frangono sulla spiaggia.

Come quando sei triste a Natale, ovvero l’umore ai tempi della crisi.

Oggi sfoglio il giornale e provo fastidio di fronte a pubblicità che reclamizzano prodotti inaccessibili alla maggior parte della gente, ad articoli su dove passare il weekend a prezzi ancor più inaccessibili, a foto di modelle troppo magre, dagli sguardi vuoti, con abiti che sulla maggior parte delle donne starebbero malissimo.

Provo fastidio perché ho appena letto pagine che raccontano la crisi, i suicidi per problemi economici, le difficoltà della gente comune, il dolore di chi ha perduto persone care sotto le macerie di un terremoto.

Non sono una bacchettona, non penso che dovremmo cospargerci tutti il capo di cenere e bandire qualunque leggerezza, però troppo scollamento dalla realtà vissuta dai più è francamente fastidioso.

Con questo non voglio dire che i giornali non dovrebbero pubblicare certe notizie o pubblicità. Dico solo che non sono io in sintonia. Come quando sei triste a Natale. Sei contornato da luci, pacchetti colorati, famiglie sorridenti e festanti che escono dagli spot pubblicitari, decorazioni luccicanti, e tu sei altrove. Tutta quella festa non ti appartiene. Mica vorresti eliminare il Natale per gli altri. Solo che tu non sei lì. Solo che vorresti rispetto e attenzione anche per il lato d’ombra della luce.

Ecco, oggi sono raccolta in me e in sintonia con le fatiche umane. Con chi lotta per provare a salvare la propria azienda dal fallimento, con chi lotta per alzarsi dalla sedia a rotelle, con chi lotta per far quadrare l’impossibile bilancio familiare.

Mi sento ruvida e sgarbata (interiormente) verso la signora con evidenti passaggi di chirurgia estetica sul viso che vicino a me in palestra racconta delle 2 ore passate a fare Gag (gambe-addome-glutei) perché vuole essere uno schianto quest’estate. Non dico nulla, ovviamente; manco la conosco, però penso che dovrebbe impiegare meglio il suo tempo, e arrendersi all’implacabile passaggio del tempo sul suo corpo.
Sono giudicante, lo so. Ma stamattina va così, non mi sento affatto tollerante. Oggi risuono con l’umore al tempo della crisi, con l’umore al tempo del dolore.

La vigilia di Natale

Sono immersa nel silenzio e nella quiete, fuori e dentro di me. E’ una condizione che amo, che mi rende quasi felice.

Quest’anno, per vari motivi, mi sono evitata il traffico pre-natalizio e il caos dei negozi. Ho passato il 23 con amici, prima a un concerto e poi a casa. E oggi vigilia con mio marito, telefonate di amici, quiete calda. Mi piace questo Natale sobrio, che sta lasciando respiro e spazio al calore degli affetti, senza fronzoli, senza sprechi, senza frenesia.

Nel silenzio interrotto dal suono delle campane e da qualche rara auto che passa per strada, tutto il mio mondo è qui con me. Mi sento ricca e fortunata per questo. Le persone che amo sono con me: nelle loro vite ma presenti nella mia.

Un pensiero ad ognuno di loro: a voi blogger che passate di qui, a quelli che comincio a conoscere un po’ di più e che sento amici; un pensiero ai miei pazienti, ai colleghi; un pensiero agli amici di tanti anni, e uno speciale all’amico del cuore… (lui sa perché); un pensiero a mio marito che rende così ricca la mia vita e che sa farmi ridere. Un pensiero a tutti i compagni di viaggio.

Ora il divano e un libro mi aspettano: buon Natale a tutti!

 

 

 

Ultimo giorno di scuola

Ieri mattina ero sulla navetta per andare al lavoro. Il traffico era ancora relativamente tranquillo e guardavo scorrere la città dal finestrino: le vetrine dell’Esselunga illuminate respiravano quiete prima dell’apertura e dell’orda di acquirenti nervosi dai carrelli colmi.  I palazzi lasciavano il posto ai campi secchi; scendeva la nebbia che avvolgeva silenziosa gli alberi dai rami spogli.

Era l’ultimo giorno di lavoro e poi quindici giorni di vacanza! Mi sentivo felice come una scolaretta  all’ultimo giorno di scuola.

Il paziente con la sua nuova pompa per il cuore passerà il Natale a casa sua. Sta bene e, spesso, entrando in questi giorni nella sua stanza, l’ho trovato a scherzare e ridere con la moglie. Mi si allargava il cuore ad ogni loro sorriso.

So bene che qualche stanza più in là gli stati d’animo sono molto diversi. Questa è la vita, e non si ferma solo perché è Natale.

Gioia e pensieri convivono, ma ieri ho lasciato spazio alla gioia. Sono uscita con i sacchetti luccicanti dei regali di colleghi e pazienti.

E oggi, riposata da ore filate di sonno, festeggio il mio primo giorno di vacanza preparando il pane con l’uvetta e la farina di castagne.

Mi sento centrata: serena, con gravità. Quella gravità che mi tiene coi piedi per terra, immersa nella vita, nei suoi problemi, nella sua ricchezza.