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Nuvole III

È bello che ci sia sempre un cielo da guardare. E spesso nuvole che scorrono, prendono forme e le mutano sotto il nostro sguardo. C’è sempre del bello a portata di sguardo, fosse anche solo un pezzetto di cielo.

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Un ultimo sguardo e poi mi tuffo nella quiete di casa e mi faccio avvolgere dal silenzio. Porto dentro il fuori.

Nuvoloso con possibile felicità

Devo alla mia amica Donatella l’incontro con questa Ted talk.
Vi consiglio di prendervi dieci minuti di tempo per ascoltarla, e seguire i pensieri leggeri e profondi che troverete.
“Ogni tanto vivere con la testa fra le nuvole aiuta a tenere i piedi per terra.”

http://www.ted.com/talks/gavin_pretor_pinney_cloudy_with_a_chance_of_joy.html

Nuvole e tralicci

Io guardo incantata i tralicci: li trovo bellissimi e mi sono simpatici. Ci ho anche scritto su un post (qui). E amo le nuvole, che in questa stagione danno il loro meglio.

Vi lascio in sottofondo il bellissimo Terzo movimento del Secondo Concerto Brandeburghese di Bach. Alla tromba il grande Maurice André.

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Lo spirito della salumaia

Dopo un po’ di giorni di umore vago, oggi i misteriosi percorsi della psiche hanno svoltato verso lidi più ariosi e soleggiati. Fatto sta che sulla scena del teatro dell’anima è riapparso un personaggio a me caro, la salumaia.

Ora, da bambina ricordo una salumaia allegra e vitale, piuttosto in carne; dietro al bancone, col grembiule bianco, sembrava sprizzare energia da tutti i pori mentre affettava prosciutti e pesava formaggi.

Così da adulta, quando ho cominciato a sentire un certo spirito scorrermi nelle vene, è diventato, ufficialmente, lo spirito della salumaia: concreto, allegro e vitale, appetente di tutto ciò che può essere piacevole e fruibile, ma anche molto pragmatico e realista, che quando c’è da tirarsi su le maniche se le tira su e non sta tanto a rimuginare. E’ la mia anima terrigna, che interviene quando l’altra -un po’ più aerea e contemplativa- svolazza troppo nelle nuvole, indugia troppo per sentieri malinconici, scivola per chine depressogene.

Allora si sveglia lei, risorsa preziosa e piena di forze. Entra in camera e spalanca le finestre, rassetta le lenzuola, riordina le cose sparpagliate, spazza, spolvera e in men che non si dica va a ramazzare per altre stanze. Infaticabile.

Mi è molto simpatica la salumaia. E’ un po’ cocciuta, a volte vola un po’ troppo basso e rischia di essere tagliente, e di tagliare anche qualche aspirazione. Ma è vitale e porta energia. Attraverso il suo sguardo, molte cose diventano appetibili. Così, quando lei è nei paraggi, è meglio che non guardi troppo le vetrine: che diventino interessanti quelle di una ferramenta (un vero mondo incantato!) fa poco danno, ma già quelle di panetterie e pasticcerie qualche problema rischiano di crearlo, per non parlare dei magici mondi delle cartolerie, dei casalinghi… Io non ho lo shopping antidepressivo, a me piace comprare per allegria. Dunque, di questi tempi necessariamente parsimoniosi, meglio occhi alle nuvole e passi svelti verso casa…

Sguardi

Ieri mattina stavo andando al lavoro: le nuvole facevano filtrare raggi di sole che davano una luce particolare, ascoltavo musiche barocche per tromba, mi sentivo felice. Nulla di straordinario, normale quotidiano. Ma bello. Mi rendo conto che quando sono aperta alla vita il quotidiano riverbera di luci e sfumature; il normale fluire diventa ricco e significativo, acquista valore, senso.

L’umore cambia lo sguardo: quando sono serena quasi tutto ciò che vedo acquista una sua bellezza, anche le cose non belle. Quando sono triste, lo sguardo coglie il risvolto cupo, come nei versi di Montale:

“Spesso il male di vivere ho incontrato:/ era il rivo strozzato che gorgoglia,/ era l’incartocciarsi della foglia/ riarsa, era il cavallo stramazzato.”

A volte, però, lo sguardo riesce a cambiare lo stato d’animo.

Quando sono triste mi piace camminare per strada e guardare la gente che passa.  Osservo i loro sguardi, le loro espressioni: come in un film muto, scorrono immagini e arrivano impressioni, frammenti di stati d’animo che traspaiono dai volti. Ne sono affascinata.

Gli sguardi su un volto sono come le nuvole nel cielo: danno il carattere del momento. Non mi stanco mai di guardarli, mi fanno simpatia nell’espressione della loro umanità, in cui mi riconosco. Li guardo ed esco un po’ da me e dalle mie paturnie; scorro con loro.

Gli sguardi sono finestre che si aprono sul mondo, e più siamo in grado di tenere aperte quelle finestre, più la vita dischiude i suoi doni. Anche nella sofferenza.

“Magica spinta all’infinito aprirsi/ del fiore, per accogliere più luce,/ ed esser così colmo di abbondanza, (…)/ Ma dove e quando,/ in qual mai vita, impareremo il gesto,/ che ci spalanchi a contenere il mondo?” Rilke, Esemplarità del fiore, da I sonetti a Orfeo