Archivio mensile:maggio 2014

Nuvole III

È bello che ci sia sempre un cielo da guardare. E spesso nuvole che scorrono, prendono forme e le mutano sotto il nostro sguardo. C’è sempre del bello a portata di sguardo, fosse anche solo un pezzetto di cielo.

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Un ultimo sguardo e poi mi tuffo nella quiete di casa e mi faccio avvolgere dal silenzio. Porto dentro il fuori.

Quotidiano che imprigiona, che libera

“Tutto dipende da come sopportiamo la vita quotidiana. Essa può renderci quotidiani ma può renderci liberi da noi stessi come nient’altro.” Karl Rahner
Ci sono giorni in cui il quotidiano mi appiattisce e mi svuota. Momenti in cui le cose da fare si rincorrono una dietro l’altra senza finire mai. Finisce prima la giornata, che lascia così dietro di sé altre cose non fatte, elenchi mentali o concreti da spuntare.
Non sono sensazioni piacevoli. In quei momenti sento che le giornate passano troppo in fretta, che non ho mai abbastanza tempo per fare le cose che vorrei.
Nel tempo, però, ho capito che quello è uno stato dell’animo, prima ancora che un dato di realtà concreta. Nella mia vita lavorativa ho tenuto anche corsi sulla gestione del tempo, ma non si tratta di compilare la matrice urgenza/importanza, di darsi le priorità.
Si tratta di fermarsi e prendere fiato. Cambiare marcia: dall’automatismo alla presenza, alla consapevolezza.
Ho vissuto questo weekend come un treno in corsa, tra bucati stesi e ritirati, cambio di armadi, questioni burocratiche da sbrigare al computer, il tutto con un ruminare di pensieri sui libri che avrei avuto voglia di leggere, le foto che avrei avuto voglia di fare, eccetera eccetera. Ruminare alternato a sconforto per il passare del tempo e l’avvicinarsi della domenica sera.
Poi mi sono finalmente seduta con un libro in mano. Peccato che pensieri ed emozioni erano ancora sul treno in corsa, e non riuscivano a scendere. Mi sono sentita un po’ una barzelletta: ero lì col mio libro e la testa continuava a macinare pensieri sul tempo troppo veloce senza riuscire a concentrarsi sulle pagine tanto desiderate. Mi è venuto da ridere.
Ci vuole tempo anche per fermarsi. Non basta fermarsi.
Il guizzo ironico, però, mi ha fermata, e ha cambiato lo stato d’animo. Lentamente il tempo è tornato al suo posto. Giusto. Mi sono quietata e ho letto. Tempo ritrovato.
Come tante altre volte ho sperimentato, il problema non è il quotidiano, ma quel che ne fai. È proprio vero: ti può schiacciare o liberare, può essere una prigione o un vasto campo pieno di ricchezze. È questione di sguardo.

Intrecci indissolubili

Mi piace andare al lavoro con i mezzi pubblici. Non fosse che impiego il doppio del tempo, lo farei tutti i giorni.
Mi piace farmi trasportare: non devo concentrarmi sulla guida, sul traffico nervoso che mi disturba. Guardo fuori dal finestrino, mi immergo nella musica, lascio fluire i pensieri.
Mi piace guardare la vita che scorre, le persone che si muovono, ognuno nella sua vita, diretto verso qualche attività, qualche meta. Mi chiedo come siano le loro vite, cosa facciano.
La navetta va. Costeggia un bel parco, poco frequentato a quest’ora. Passa una donna in bicicletta, un signore anziano porta a spasso il cane. In lontananza qualcuno corre.
Vita quieta alla mia sinistra, ma so bene cosa c’è alla mia destra, anche se non sto guardando da quella parte. C’è la camera mortuaria dell’ospedale. Una strada separa questi due mondi così diversi. È facile immaginare cosa accada là, ora, mentre qui la normalità scorre.
Questa è la vita, intrecci indissolubili. La navetta procede. L’oboe del concerto di Benedetto Marcello è una colonna sonora che mi avvolge e accompagna il mio spirito contemplativo mattutino.
Scendo in compagnia di un’umanità varia e mi avvio verso la mia giornata.
Ah… Questo è il quadrifoglio che ho trovato.

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Il ritardo del tram

Stamattina il tram era in ritardo e mi avrebbe fatto perdere la navetta verso il lavoro, navetta che peraltro passa ogni venti minuti. Così, persa per persa, sono scesa prima dal tram e con le arie di Vivaldi nelle orecchie mi sono immersa in qualche foto… Ci ho guadagnato in umore.
Buona giornata a tutti!

Foto che non si possono fare

Ci sono foto che non si possono fare, ma che rimangono stampate negli occhi e nella mente.
Marito e moglie, anziani. Lei è ricoverata. Camminano a fianco: lui le tiene un braccio sulle spalle, lei gli cinge la vita. Abbracciati così, camminano per il corridoio. Incrocio il loro sguardo, mi sorridono procedendo verso la palestra. Mi volto e li vedo, così intrecciati; lui posa la testa su quella di lei, le dà un bacio.
Il fisioterapista che sta passando si ferma a guardarli, il medico che sta scrivendo una cartella alza lo sguardo e sorride. Le due infermiere indaffarate si fermano un attimo pure loro.
Quell’abbraccio che scivola per il corridoio lascia dietro di sé commozione, speranza, tenerezza, e molti sorrisi che scendono nel profondo dell’animo. Siamo tutti toccati.
Quella coppia che procede così amorevolmente nella vita non sa che quel suo procedere ha lasciato dietro di sé sprazzi di gioia, ha addolcito sguardi, allontanato per un attimo la grevità.
Riprendo il mio giro con quell’immagine impressa e un senso di gratitudine.