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Andando lentamente

Non amo far le cose di corsa, men che meno la mattina… Mi godo i ritmi lenti, mi mettono più a contatto con ciò che sto vivendo. Così, finisco per essere una che arriva cronicamente in anticipo.
Stamane niente lavoro ma corso di formazione. Mi siedo su una panchina dei giardinetti, il sole gentile comincia a scaldare la faccia. Le ombre lunghe degli alberi si intrecciano sul prato luccicante di rugiada. Cani trotterellano al guinzaglio, cornacchie poco simpatiche dominano un pezzo di giardino. Geminiani nelle orecchie, immersa in questo intreccio di vita interiore ed esterna, lascio entrare la vita, lascio che scorra, a portare ossigeno e nutrimento.
Segni di primavera intorno a un hospice: vita che nasce, vita che muore.
In mezzo, sto.

Il sabato della città

Sabato è proprio una giornata a sé: la più bella della settimana, giusto per scomodare Leopardi.
Se poi il cielo è azzurro, terso, l’aria è fresca, la temperatura piacevole, allora è felicità.
Cammino e guardo chi incontro: una giovane donna in gravidanza, passo da ultimi mesi, cane al guinzaglio, marito accanto col giornale sottobraccio. Immagino la loro vita. Più avanti il dehors di California Bakery offre profumi di croissant e pancakes, vocio dei giovani del brunch, volti senza rughe e apparentemente senza pensieri, animati da conversazioni che non risuonano di gravità.
Una coppia anziana sottobraccio avanza tranquillamente, una famiglia con bambini piccoli cerca di tenere a bada il più grandicello sgambettante.
Le diverse età della vita. Io sento la mia, e ci sto bene.
Cammino con Geminiani nelle orecchie, l’IPhone in mano a raccogliere qualche pensiero, e la mia vita nel cuore. Quieta, profonda, fluisce come fiume placido. Che sa di essere, consapevole della sua forza.
Come sempre in momenti come questo, tutto sta. Presente con i suoi pesi e le sue leggerezze. Pesi e misure.
Pensieri nella testa, tanta vita nello sguardo, un nuovo aroma di caffè nella borsa. Sabato.

Istantanee

La mattina inizia con un quadrifoglio trovato e l’auto delle pompe funebri che parcheggia. D’altra parte sto entrando in un hospice per un corso. Ascolto riflessioni e le associo a volti incontrati. Fuori il rumore del tosaerba. Ognuno è al suo posto nel mondo, e fa il suo mestiere. Qualcuno vive, qualcuno sta morendo. Incrocio due cani scodinzolanti nel corridoio, qui hanno introdotto la pet therapy.
C’è un incrocio di normale quotidianità e di tempo sospeso, tempo greve, tempo di dolore.
Chiacchieriamo nel break, prendiamo il caffè. Qui si avverte con più consapevolezza com’è la vita, intreccio costante di vita e di morte, di ordinario quotidiano e di straordinario accadimento.
Esco e proseguo la mia giornata lavorativa.
La sera, davanti a un succo di pomodoro aspettando l’ora di inizio di un altro corso, guardo l’uomo anziano che gioca alla macchinetta di non so che gioco. È assorto nel gesto ripetitivo di pigiare un tasto e guardare. Pigia e guarda. In solitudine, mentre intorno c’è il chiacchiericcio dell’happy hour. Frammenti di vita, isole che si incrociano e non si incontrano, non si conoscono. Non è né bello né brutto. È semplicemente così. Arriva la mia amica e collega: vite che si incontrano da molti anni. Lo sguardo si chiude su di noi, sul nostro parlare.
La vita scorre, e noi con lei.

Ombrello rosso

Piove. Mi consolo camminando veloce nell’aria fredda col mio nuovo ombrello rosso. Guardo lo spettacolo lucido e bagnato, i riflessi e le luci; sento il mio corpo muoversi con piacere, e persino gli schizzi di pioggia ora non mi danno fastidio.
Sono felice e grata. La vita scorre e io con lei.

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Respirando

“Qualche volta respiro più forte e all’improvviso, grazie anche alla mia continua distrazione, insieme al mio petto si solleva il mondo. Magari non l’Africa, ma grandi cose comunque.
Il suono di un violoncello, il rumore di una intera orchestra, il jazz rumoroso accanto a me, sprofondano in un silenzio sempre più fondo, fondo, soffocato.
La loro scalfittura leggera collabora (come un milionesimo di millimetro collabora a fare un metro) a quelle onde da tutte le parti che si generano, che si spalleggiano, e fanno il contrafforte e l’anima di tutto.”

Henri Michaux, Respirando, in “Brecce”, La notte si muove

  In queste caldi notti d’estate, affacciata alla finestra per intercettare un filo d’aria fresca, respiro e lascio che la vita scorra.