Archivio mensile:novembre 2013

Sabato sera

Faccio un breve passaggio a Brahms, ma oggi no, non è musica per questo pomeriggio di quiete e di lavori zen di backup: telefono, computer, tablet. Ora tutto è salvato: sulle nuvole e su memorie spero durature.
Torno a Bach, alle Suites per violoncello eseguite con la tiorba. Così va bene.
Ho bisogno di ore come queste: docce della psiche che lavano via umori storti, bagni pieni di schiuma che accarezzano nervi sovraccarichi e agitati.
Queste note creano silenzio interiore, riportano armonia, centro.
Buon sabato sera.

Risonanze

“La mia stanza e questa vastità,
desta sul paesaggio che annotta, –
sono una cosa sola. Io sono una corda
tesa sopra il brusio
di vaste risonanze.”
R. M. Rilke, “Al margine della notte”, da: Il libro delle Immagini

Brusio faticoso. Tante storie affollano le mie giornate, e qualche voce stasera risuona ancora.
Voci, volti, sguardi. Occhi che mi guardano carichi di emozioni, occhi che portano domande che non hanno risposte, occhi che chiedono aiuto, condivisione.
Cammino nell’aria fredda per far scivolare via qualche sguardo, qualche voce. È sera, rallento. Gli alberi del parco mi quietano, come sempre. Lascio andare le risonanze. Qui, ora, cammino e guardo. Vita che vive.
Vi penso, uomini e donne che mi raccontate pezzi delle vostre vite. Li custodisco con cura. Spero di riuscire a ridonarli alla vita.

Non sono mai sola

Cammino sotto la pioggia. Guardo i riflessi sui marciapiedi, ombrelli colorati contro il grigio dei marciapiedi, lampioni illuminati resi fluidi dalla rifrazione, luci brillanti, scie d’acqua -create dalle auto- che zampillano in alto prima di ricadere sull’asfalto e forse anche su qualche malcapitato pedone. E poi gli alberi con cortecce lucide, foglie brillanti.
Certo la pioggia qui, ora, non è la pioggia che distrugge vite e cose, e la si può guardare senza paura.
L’aria fresca sul viso mi fa sentire viva ed è presenza tangibile. La bellezza dell’Estro Armonico di Vivaldi mi risuona nelle orecchie e fa da sottofondo allo spettacolo che scorre davanti ai miei occhi.
So bene che la vita è tremenda e meravigliosa, ma ora accolgo la meraviglia.
Avverto la vita che vive, e mi fa compagnia: risuona e respira in me. Questo essere così nella vita è un dono prezioso. Non sono mai sola quando questo sentire è con me.

Semaforo rosso

Scatta il rosso e la coda di auto si arresta. Sono accanto ai giardinetti, e guardo.
Sto ascoltando il mio amato Schmelzer, e proprio ora arrivano le note della Ciaccona; il vento muove le foglie degli alberi, uccelli volano bassi tra le panchine e i rami semi-spogli. L’erba del prato è ancora così verde, e risalta contro il grigio del cielo.
Sono momenti di pura bellezza. Per qualche attimo il movimento mattutino della vita che corre va sullo sfondo e ci sono solo note struggenti, silenzio dell’anima, vita semplice e maestosa che scorre.
Penso a Tarkovskij, il regista che forse più di ogni altro ha saputo raccontare immagini poetiche di bellezza semplice, quotidiana. Minuti di inquadrature su fronde mosse dal vento, sui riflessi dell’acqua, sulla pioggia che scorre, su una foglia bagnata di rugiada.
Ecco, io guardo così.
Nella vita di tutti i giorni mi si aprono spazi per sguardi così, dove tutto è bellissimo, un incanto. Dove tutto ciò che scorre davanti a me mi lascia un po’ senza fiato. Sono spazi di intensità, di quiete silenziosa; spazi in cui respiro in sintonia col flusso della vita; spazi che mi lasciano aperta, riconoscente per tanta meraviglia.
Scatta il verde e la fila riparte, ma quell’attimo di bellezza riverbera nel traffico e rimane con me. Le note della Ciaccona risuonano da capo.

È andata così

“È andata così”. Oggi questa frase mi risuona in testa.
Il senso dell’irreversibile: è andata così. Avrebbe potuto andare in tanti altri modi, ma è così che è andata, questa è la direzione che la vita ha preso. Irreversibile.
Lo sappiamo, e spesso questa è una semplice presa d’atto, una constatazione indolore.
Ogni tanto, però, questa consapevolezza s’incarna facendoci toccare con sensibilità acuita i bordi del limite.
A volte fa male, a volte è stupore, resa, ferita cicatrizzata.
Comunque irreversibile.
Guardo alcune porte chiuse che hanno dato forma alla mia vita. Perché l’irreversibilità dà forma.
Nel bene e nel male, e non si sa mai cosa scatenerà l’uno o l’altro, o entrambi.
E quella forma è la nostra opportunità nel mondo. Da vivere, come riusciamo.
È andata così: non possiamo cambiare il passato, ma solo cercare di amare il nostro percorso. Lì c’è il valore, lì c’è senso. Lì siamo noi: non le rose che avremmo potuto cogliere, ma quelle che abbiamo colto. A differenza di Gozzano, amo le rose che colsi.