Archivio mensile:luglio 2015

Una mattina, andando…

Una fresca mattina di fine luglio, in auto per una visita domiciliare. Mentre sto guidando, una collega è in auto verso le vacanze, un altro sta andando in una casa a constatare un decesso, altri già si muovono nei reparti. Immagino tutte queste vite ed altre ancora mentre accadono insieme; ognuno nella sua, incroci contemporanei, flussi che scorrono. E mentre cerco il numero civico in cui devo andare, vedo un bel fiocco azzurro appeso al portone; ieri, mentre scendevo le scale dopo aver lasciato dei familiari in veglia, sentivo il pianto di un neonato che, con forte determinazione, segnalava il suo essere al mondo: vite che nascono, vite che muoiono, in un flusso che trascende i nostri desideri e le nostre paure. Vita.
E vita nel grande campo dove il granturco, muro verde, si staglia contro un cielo grigio e rannuvolato. Penso che dovrò venire a fare qualche foto qui.
La vita scorre nel suo accadere quotidiano e straordinario.

Il sottobosco degli umori

Ad ascoltarlo, l’umore cambia più o meno sottilmente diverse volte nell’arco di ventiquattr’ore. Sfumature o colori marcati attraversano le ore della giornata, si intrecciano, fluiscono. Li lascio fare. Ovviamente con quelli buoni si sta bene. Ho capito, invece, che il modo migliore -e anche più veloce- per superare gli umori grigi è lasciare che stiano con me, accettare la loro presenza come compagni che mi camminano a fianco, finché non se ne vanno. Perché spesso, impercettibilmente come sono venuti, impercettibilmente se ne vanno.
Il sottobosco degli umori è ricco e variegato. A volte è appena percettibile, e ci vogliono silenzio e calma per comprendere di quali forme è fatto in quel momento. Spesso ho l’impressione che quegli stati d’animo abbiano solo bisogno di essere riconosciuti e accettati, come qualunque essere umano vorrebbe per se stesso, e una volta che sono stati accolti, se ne vanno tranquilli, messaggeri che hanno compiuto il loro compito e che possono tornare alla loro vita.
Altrimenti, come individui non amati, si ostinano a reiterare il loro messaggio, non se ne vanno, chiedono attenzione, puntano i piedi. Rimangono lì, cocciuti, arrabbiati.
Meglio amarli, se possibile. O perlomeno accoglierli riconoscendo la loro dignità d’esistenza.
Tutto scorre.

Fermarsi

Non so come sia per voi, ma per me fermarmi non è immediato. Ho bisogno di tempo, ho bisogno di attraversare un po’ di disorientamento, di quietare l’inquietudine del tempo che non vorrei sprecare, di sentire il piacere del non avere progetti per la giornata.
Mi fermo e i rumori della psiche si fanno sentire: vitali, contraddittori, oscillano tra il fare e lo stare.
Diciamo che in questi giorni il caldo opprimente aiuta a stare, più che a fare, ma è comunque solo un’oscillazione del pendolo, che poi richiama la sua quota di azione.
Equilibrio delicato e sempre in divenire, dove solo l’ascolto profondo fa da bussola.
Così mi incammino per le terre delle vacanze.
Quest’anno sarò anche offline per una quindicina di giorni, sicché vi saluto e vi auguro buone cose, come si diceva una volta.
A presto!

Orizzonti

Viviamo tutti sotto lo stesso cielo,
ma non tutti abbiamo il medesimo orizzonte.
Konrad Adenauer

Qualche giorno fa ho riletto il post di Marina Sozzi (http://www.sipuodiremorte.it/ho-un-cancro-si-puo-dire/) e ho pensato a queste parole…
Sotto il cielo della malattia, gli orizzonti individuali sono davvero molto diversi.
La condivisione di Marina testimonia un modo possibile di percorrere una strada difficile, apre un orizzonte che allevia un po’ l’angoscia.
Certo, non è possibile sapere quale potrà essere la nostra reazione a un duro colpo della vita: e non penso solo alle malattie, ma ai tanti eventi dolorosi e pesanti che che nell’arco di una vita prima o poi incontriamo. Saremo forti abbastanza per reggere all’urto? Sapremo affrontarli senza venirne distrutti? Le esperienze vissute, le riflessioni fatte, ciò che avremo maturato, le risorse che avremo coltivato, ci sosterranno?
Non possiamo saperlo in astratto, lo scopriamo vivendo, calati nelle situazioni concrete.
Possiamo costruire la nostra casa su basi solide e con materiali di buona qualità, possiamo coltivare il nostro giardino: credo sia molto.
Penso alle tante storie che ho ascoltato, a quante durissime prove la vita può farti incontrare, e non vedo altra via che aggiungere vita ai giorni, come diceva la Levi Montalcini.
Così, ora depongo per un po’ le storie altrui, e mi fermo. Sono in vacanza: coltiverò il mio giardino con calma. Ho libri che mi aspettano, luoghi da visitare, amici con cui stare.
Rallento, e ci vuole tempo anche per questo. Ma ora ce l’ho, e lo accolgo con gratitudine.