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Sguardi tristi

I pazienti, ovviamente, non sono tutti uguali: ce ne sono alcuni che finisci con l’amare più di altri.
V. è uno di questi. Ultimamente è più spesso triste, di una tristezza dolce e malinconica, riservata.
Seduto sulla sua sedia a rotelle, sta spesso in fondo al corridoio del reparto, davanti a una grande finestra, e guarda fuori. Anche oggi lo trovo lì. Mi siedo sul gradino accanto a lui. Mi sorride, col suo sorriso triste. Parliamo un po’, e alla fine lui mi dice che fra un mese il figlio si laureerà. “Che bello, sarà orgoglioso!” Abbassa lo sguardo. “Sì, ma non pensavo di andarci così. Non pensavo che potesse andare così la mia vita…”
Già. Non lo pensiamo mai. E il percorso di adattamento è sempre tutto in salita.
Lascio V. davanti alla sua finestra e torno sui miei passi, ma è difficile lasciar lì il suo sguardo.
Ogni tanto torna a far capolino durante la giornata, mi accompagna, in rappresentanza di tanti altri sguardi suoi compagni di viaggio.
In auto, tornando a casa, mi lascio avvolgere dalla bellezza delle note dell’Estro Armonico di Vivaldi, dalla bellezza dei rami spogli che disegnano forme nel cielo, altra forma di armonia.
Mi tengo in equilibrio, grata.
Vi porto con me, sguardi. Con voi guardo la vita, cercando bellezza e armonia. E stasera, anche un po’ di leggerezza.

La mia giornata

La rugiada sui fili d’erba e sul trifoglio brilla alla luce del sole. Respiro il profumo dolce e penetrante dei tigli e dei gelsomini. Guardo il rosa e il rosso delle rose rampicanti. Inizia così la giornata, nel tragitto tra il parcheggio e l’ingresso.
Occhi sgranati cercano appigli e orientamento nel nuovo pianeta in cui la malattia ha scaraventato il marito e lei di conseguenza.
Passi lenti e respiro in affanno guidati da una mente lucida e vitale.
Parole misurate e gesti calmi: dighe che trattengono a stento la marea che sale, e che continuerà a salire. Frammenti di una mattinata lavorativa.
La vita che scorre in un parco, la varia umanità che l’attraversa, l’atmosfera di quiete vitale che qui si percepisce. Batuffoli di nuvole solcano l’azzurro del cielo e il verde delle cime più alte degli alberi. Il Kindle che mi fa leggere all’aperto senza riflessi. L’intensità del dialogare. Sguardi su un pomeriggio.
L’aria fresca sul viso. Spruzzi di rosa nel tramonto. La casa che mi accoglie. Il marito amato che mi accoglie. Venerdì sera.

Immersa in immagini e suoni

In questo periodo non scrivo. Le giornate scorrono veloci, un po’ più all’insegna del fare.
Fuori da lì guardo: quando guido o cammino mi vengono incontro scenari, scorci, piccoli particolari, e io guardo tutto con incanto. Trovo tanta bellezza in quest’autunno. E fotografo. Se incontrate una donna accucciata sul marciapiede col cellulare puntato su una foglia o su una pozzanghera, o rivolto verso rami, cielo, nuvole, è probabile che sia io.
Stamane sono uscita di casa un po’ prima perché avevo l’auto parcheggiata vicino a un albero che volevo fotografare…

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…e mi sono pure fermata prima di salire a casa di un paziente perché altri alberi avevano attirato la mia attenzione.

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E poi c’è la musica. Serate di concerti o di ascolto a casa di un amico, ascolto in auto, mentre cammino o fotografo. Immersa in immagini e in suoni. Il resto intorno si sfoca sullo sfondo.