Archivio mensile:luglio 2013

I hate shopping

Premetto: questo è un post stupido, ma oggi sono tornata a casa dopo un giro frustrante per negozi, e avevo bisogno di conforto. 😉
Lo so, andare adesso per saldi non è un’idea geniale, non si trova un granché… Ma prima non avevo tempo, avevo caldo, c’era troppa gente, avevo altro da fare, soprattutto non c’avevo voglia.
La realtà è che non mi piace fare shopping, non mi piace andare in giro per negozi. Si perde un sacco di tempo, due volte su tre è una frustrazione perché non trovo quel che cerco, se lo trovo è troppo caro o hanno appena finito la taglia o è rimasto un colore che non mi piace.
E poi non mi piacciono le commesse che ti dicono: “Le sta proprio bene”, (e cara grazia che ti diano del Lei) quando tu vedi benissimo che non è così, e non sono le tue solite fisime di fronte allo specchio. Sì, magari torno un’altra volta, quando avrò finito la dieta, quando quei due, tre chili che si sono impiantati morbidamente sui fianchi se ne saranno andati… Forse…
Il mio ideale è un negozio solo, dove trovo subito quel che cerco e stop. Giro rapido ed efficace.
Ma ho un’eccezione. Un negozio in centro che vende profumi. Ecco, lì starei ad annusare, non dico per ore, ma quasi… Peccato che i costi proibitivi di quelle boccette rendano raro il piacere di entrare in quel luogo. Perché di annusare mezz’ora e uscire senza aver comprato nulla non se ne parla neanche, non è cosa da farsi.
I profumi mi incantano. Non li uso mai al lavoro, ma il mio rito serale è doccia e spruzzata di profumo. Leggera. Non c’è di meglio per cacciar via le fatiche della giornata: respiro profumo e il mondo torna in armonia… Almeno un po’….
Così ora, dopo questo giro a vuoto di shopping, doppia spruzzata, divano, un giro per blog, e il resto del pomeriggio con Saramago…. 🙂

Dioniso e Apollo

“Avrei voluto sentirmi scabro ed essenziale
(…)
Altro fui: uomo intento che riguarda
in sé, in altrui, il bollore
della vita fugace…”

Ho sempre amato questi versi di Montale, e mi ci sono spesso riconosciuta. Anch’io avrei voluto sentirmi scabra ed essenziale, e non lo sono mai stata. Due anime forti e potenti si sono scontrate nella mia vita: Dioniso e Apollo hanno guerreggiato a lungo, con sorti alterne, ferite e bottini di guerra.
Dieci anni fa, proprio di questi tempi, mi avviavo verso la separazione dal mio ex marito.
Negli anni di matrimonio avevo creduto che la lotta tra quei due avesse trovato un accordo, e avevo goduto di una decennale tregua. Non era così, e il fiume che credevo scorrere più o meno quieto tornò a ingrossarsi, fino a rompere gli argini pazientemente costruiti.
A quarantatré anni mi sentivo di nuovo attraversata da emozioni e passioni, dalla vita e dai suoi colori, nero compreso. Apollo inerme e sconsolato guardava Dioniso sobbalzare e agitarsi per ogni minimo movimento dell’anima.
Ho scritto tantissimo, e il pc è stato il mio compagno più fedele: Apollo pretendeva almeno una forma, parole condivisibili.
Rileggere quelle cose a distanza di anni mi fa sempre uno strano effetto: io non sono più là, non sono più in quelle parole così cariche. Eppure quelle parole sono in me, sono la mia storia. Grazie a quelle parole ho trovato una strada: scrivere è stato un percorso evolutivo, mi ha aiutata a costruire nuovi argini, più flessibili. Di quella flessibilità che può accogliere e contenere.
La passione che per anni mi ha portata su e giù dalle montagne russe si è incanalata nella vita quotidiana e l’ha arricchita, dandole colori pieni di sfumature.
Oggi sento e rifletto, sono attraversata e penso. Dioniso e Apollo hanno trovato nuovi modi per dialogare, e ognuno rispetta e ama l’altro. Scorrono entrambi. A volte si azzuffano, uno vuole prevalere sull’altro, ma poi arrivano a un qualche accordo. E quando loro si parlano, io sto bene.

L’irrequietezza della quiete (II)

È un dato empirico, più volte sperimentato: ascoltare Bach è una cura efficace per far passare le paturnie.
Stasera, il concerto con le Suites inglesi ha sgombrato l’animo dalle nuvolaglie umorali, e la passeggiata per tornare a casa, con tanto di golfino per l’aria meravigliosamente fresca, ha dato il tocco finale.
Posso andare a dormire contenta.

L’rrequietezza della quiete

Ho iniziato a pulire e a riordinare qualche ripiano della libreria, e per la prima volta nel fare questo lavoro ho dovuto inforcare gli occhiali da vicino, perché con i multifocali non riuscivo a leggere bene i titoli… Gioie dell’età…
Comunque oggi è piovuto e la temperatura è scesa a gradi sopportabili, persino piacevoli. Io, però, rimango irrequieta: l’rrequietezza della quiete.
Leggo, e aspetto che passi. Visto che è un’irrequietezza silenziosa, che non parla, non dà segni comprensibili, non c’è altro da fare.

“Nel futuro che s’apre le mattine
sono ancorate come barche in rada.” (Montale)

Così mi sento, barca in rada… Attendo un qualche venticello che muova le vele… E sulla barca, così sto.
image
Giusto per sorridere… 😉

(P.s. L’immagine è presa da internet)

Sono in vacanza

Sono in vacanza, ma per fermarsi non basta smettere di muoversi, c’è bisogno di rallentare gradatamente. Ci vuole tempo.
Ieri sera ho passato la serata sul divano con l’Ipad sulle ginocchia a leggere post attuali e passati di alcuni blogger. Sprofondata nelle storie, negli stati d’animo, nelle riflessioni. Senza programmi, senza fretta, senza pensieri sulle conseguenze mattutine del tirar tardi la sera.
Che poi tanto tardi non ho tirato. Troppo stanca.
Rallento. E la mattina la sveglia interna suona alla solita ora, e non ha il pulsante per poterla spegnere.
Ieri ho salutato tutti: colleghi, pazienti che non rivedrò, pazienti che ritroverò al mio rientro. R. è tornato nella sua Toscana. Baci e abbracci. Verrà a settembre, per sapere a che altezza dalla sua testa penderà la spada di Damocle. Nel frattempo c’è la nipotina da portare al mare, e una vita da vivere, persone care da amare.
Tempo da non sprecare, vita da vivere e condividere: che poi vale per tutti, indipendentemente da quanto le spade di Damocle siano vicine o lontane dalle nostre teste. Si può andare in vacanza ma non essere vacanti da se stessi. Il tempo non va ammazzato.
Continuo a rallentare.
Stamane giro in libreria. Perché se anche mi piacciono gli e-book, il giro in libreria non è come sfogliare i titoli nello Store. È la volta buona di Saramago… Da un po’ gli giro intorno, vediamo se stavolta mi prende.
Vacanza è lettura libera.
Stasera concerto con le Sonate per violino di Corelli.
Rallento.

Panchine

Ferma al semaforo, guardo l’uomo seduto sulla panchina prendere quel po’ di fresco prima della calura. Intorno il traffico della mattina, ma in quel giardinetto, al di là degli alberi, le panchine offrono riparo.
Mi stanno simpatiche le panchine, un po’ come i tralicci.
Le guardo stare, umili, mentre offrono riposo ad anziani per i quali il tragitto verso casa è troppo faticoso senza una sosta; offrono complicità ai dialoghi tra amici e ai baci e agli abbracci degli innamorati; offrono quiete ai contemplativi che lì si fermano a guardar scorrere la vita; offrono concentrazione ai meditativi e ai riflessivi.
Le panchine stanno. Immobili, mentre intorno la vita scorre, corre.
Le guardo e mi quietano. Immagino che di notte si raccontino tra loro ciò che hanno accolto durante il giorno.
Ho fotografato panchine solitarie sotto la caduta delle foglie d’autunno, coperte dalla neve o dalla galaverna, bagnate dalla pioggia.
Sopportano con umile regalità, facendo di necessità virtù.
Mi strappano sempre un sorriso.

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