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Crepe

Scendo dall’auto e mi imbatto in questo ciuffo di verde che esce da una crepa dell’asfalto. Mi colpisce sempre questa vita che spinge, che approfitta di un varco per dispiegarsi.
La trovo una bella metafora.

“Cerca una maglia rotta nella rete
che ci stringe, tu balza fuori, fuggi!”
Montale, Ossi di seppia

Non sempre è possibile, e spesso non nei tempi e nei modi che vorremmo.
Ma veder lì nell’asfalto, in mezzo alle auto, questa piantina armonica, è commovente. Immagine forte nella sua fragilità e vulnerabilità.
Dice di noi, delle possibilità della vita, della speranza.

Quel che c’è

“In nessun luogo, amata, ci sarà mai mondo se non in noi.” Rilke, Settima elegia duinese
Stamattina, sdraiata in piena orizzontalità, guardavo le nuvole da una prospettiva inconsueta. Solo cielo, senza il contrasto dell’orizzonte. Guardavo le nuvole, ipnotiche come il fuoco nel camino e il suono delle onde che si frangono sulla riva. Forme in continuo divenire. Geminiani e Vivaldi nelle orecchie.
In nessun luogo ci sarà mai mondo se non in noi: perfetta definizione del sentire introverso. Il fuori è occasione, porta che apre al viaggio nel mondo interiore.
Qui, ora, mi sento in pace. Sto. Quel che c’è, prendo. Il vento di oggi e il mare agitato. Domani si prospetta pioggia, vorrà dire che andrò a fotografarla.
Ho voglia di stare con quel che c’è, perché lì c’è mondo. Guardo il piccolo, il particolare. A volte mi ritrovo uno sguardo zen.

“avrei voluto sentirmi scabro ed essenziale
(…)
Altro fui: uomo intento che riguarda
in sé, in altrui, il bollore
della vita fugace…”
Montale, Mediterraneo

Se talvolta lo sguardo è zen, il bollore della vita lo conosco bene. Dioniso e Apollo dialogano.
Passo dal piccolo al grande e ritorno.

Anno che vai…

Anno che vai, ti saluto e ti ringrazio. Non sei stato delicato, ma tra problemi e occasioni hai dato forma, e quella forma io sono. Sono la reazione a quegli eventi che -come enzimi- hanno lavorato nel mio cervello creando pensieri e stati d’animo, forgiando la mia anima. Neuroni e connessioni sinaptiche, vita scultrice che scalpella e delinea: il linguaggio della scienza e quello della poesia non sono poi così diversi, e mi appassionano entrambi. Entrambi mi mostrano un mondo pieno di meraviglia.
Anno che vai, ti saluto e ti ringrazio. Hai raffinato la mia capacità di amare: la vita, mio marito, gli amici, il mio lavoro. Mi hai spinta a cercare opportunità nei momenti difficili, hai allenato la resistenza e la resilienza. Mi hai donato il calore dell’amore e dell’amicizia, il sostegno familiare, la possibilità di continuare a fare il lavoro che amo. Hai portato più musica, e amici con i quali condividerla. Hai portato tante sfumature, cupe e solari.
Grazie.

“… E tu camminante
procedi piano; ma prima
un ramo aggiungi alla fiamma
del focolare e una pigna
matura alla cesta gettata
nel canto…”
(Montale, “il fuoco che scoppietta” in Ossi di seppia)

Auguro a tutti noi che la vita possa portare rami e pigne per il nostro focolare, e che possiamo sempre stare al calore di affetti profondi.
E auguro a tutti noi viandanti di avere rami e pigne da portare ai focolari di chi incrociamo nel nostro viaggio.

“L’Abate: Adesso aiuterai un altro. Gli recherai le luci di cui ha bisogno per sapersi guidare.
Il Nuovo Arrivato: Come farò? Io che non posso aiutare me stesso, io che aspetto la luce.
L’Abate: Nel donarla, l’avrai. Cercandola per un altro. Il fratello accanto a te, devi aiutarlo con ciò che tu non hai. Con quel che tu credi di non avere, ma che è, che ci sarà. Più profondo del tuo profondo. Più sepolto, più limpido, torrenziale sorgente che senza tregua scorre, chiamando a condividere.” (Michaux, “Quando crollano i tetti”, in Brecce)

Buon 2014 a tutti.
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(Questo Charlot è un dono di leggerezza e di speranza. Disegnato col gessetto da mio marito, a ricordarci che quello spirito aiuta nei momenti difficili.)

Cammino veloce

Cammino veloce nell’aria fredda, e ad andare così la città sembra pure piccola. In poco tempo ne attraverso parti che sembravano distanti.
Mi fa bene questo ritmo, mi fa sentire viva.
Lascio entrare la vita che incrocio, così com’è.
Sensazioni, vita in movimento. Quella fuori senz’altro, la mia scorre più silenziosa.
Ho poche parole. Scorro con la vita, cammino veloce e amo quest’aria fredda. Amo le luci accese della città. Amo la sera che si porta via la giornata e dona quiete, raccoglimento, spazio per rallentare.
La vita entra così com’è. In questo periodo non ho parole che la trasformano, riflessioni che la elaborano. Ho solo sensazioni che fluiscono.
Ultimamente mi tornano spesso in mente questi versi di Montale, in “Portovenere”:

“Quivi sei alle origini
e decidere è stolto:
ripartirai più tardi
per assumere un volto.”

Chissà. Intanto cammino.

Gocce di speranza

Chiudo “Saggio sulla lucidità” di Saramago con un senso di malessere. E mi ci vuole un po’ per togliermelo di dosso.
Non mi piace questa storia così distruttiva, che uccide le speranze, distrugge i valori. Si potrà dire di tutto, razionalmente, sostenere motivi per cui l’opera ha senso. Non discuto il valore dell’opera. Ma quel che mi rimane è il malessere, e non mi piace.
Lascio Saramago e le mie riflessioni vanno oltre.
Mi tornano in mente i versi di Montale:

“Non chiederci la parola che squadri da ogni lato
l’animo nostro informe, e a lettere di fuoco
lo dichiari e risplenda come un croco
perduto in mezzo a un polveroso prato.
(…)
Non domandarci la formula che mondi possa aprirti,
sì qualche storta sillaba e secca come un ramo.
Codesto solo oggi possiamo dirti,
ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.”

Ecco, ora non mi basta più. Non mi basta più sapere cosa non siamo e cosa non vogliamo. È già stato detto, abbondantemente.
Ho bisogno di tornare ai fondamentali, e riprendo in mano “Scolpire il tempo” di Tarkovskij.
Ho bisogno di parole costruttive, del coraggio di quest’uomo di porsi le domande fondamentali sulla vita e sullo scopo della sua esistenza, del coraggio di usare parole come verità, ricerca, bellezza, spirito.
Scrive nell’introduzione: “… cominciavo a capire per che cosa lavoravo, a prendere coscienza della mia reale vocazione: del mio dovere e della mia responsabilità di fronte agli uomini…”
Ecco: dovere e responsabilità verso gli uomini.
Io ho bisogno di parole e immagini che diano speranza, che aprano alle possibilità. C’è già troppa rabbia nel mondo, e un artista -come ogni essere umano nel suo piccolo mondo- ha la responsabilità morale di ciò che immette nel mondo, di ciò che ci riversa. Oggi si parla tanto di ecologia, di responsabilità verso il pianeta Terra. E va benissimo, è importante. Ma dei contenuti morali che immettiamo nella nostra vita? Delle scorie morali, delle brutture che deprimono l’animo? Di tutto ciò che è tossico e avvelena lo spirito? Di tutto ciò che toglie speranza, alimenta la rabbia senza dare sbocchi costruttivi?
Io ho bisogno di gocce di speranza. Io, nella mia vita, mi pongo l’obiettivo di cercare queste gocce, di trovarle per me e per le persone con cui parlo. Gocce di bellezza, gocce di verità che risollevano l’animo.
Mi torna in mente la storiella citata da Masticone, quella della coccinella che porta la sua goccia d’acqua per spegnere l’incendio. (Qui:http://masticone.wordpress.com/2013/04/29/la-mia-piccola-goccia/).
Anch’io, come lei, faccio la mia parte, e mi piace ricercare la compagnia di chi la sua parte la fa portando faticosamente la sua goccia d’acqua.

Dioniso e Apollo

“Avrei voluto sentirmi scabro ed essenziale
(…)
Altro fui: uomo intento che riguarda
in sé, in altrui, il bollore
della vita fugace…”

Ho sempre amato questi versi di Montale, e mi ci sono spesso riconosciuta. Anch’io avrei voluto sentirmi scabra ed essenziale, e non lo sono mai stata. Due anime forti e potenti si sono scontrate nella mia vita: Dioniso e Apollo hanno guerreggiato a lungo, con sorti alterne, ferite e bottini di guerra.
Dieci anni fa, proprio di questi tempi, mi avviavo verso la separazione dal mio ex marito.
Negli anni di matrimonio avevo creduto che la lotta tra quei due avesse trovato un accordo, e avevo goduto di una decennale tregua. Non era così, e il fiume che credevo scorrere più o meno quieto tornò a ingrossarsi, fino a rompere gli argini pazientemente costruiti.
A quarantatré anni mi sentivo di nuovo attraversata da emozioni e passioni, dalla vita e dai suoi colori, nero compreso. Apollo inerme e sconsolato guardava Dioniso sobbalzare e agitarsi per ogni minimo movimento dell’anima.
Ho scritto tantissimo, e il pc è stato il mio compagno più fedele: Apollo pretendeva almeno una forma, parole condivisibili.
Rileggere quelle cose a distanza di anni mi fa sempre uno strano effetto: io non sono più là, non sono più in quelle parole così cariche. Eppure quelle parole sono in me, sono la mia storia. Grazie a quelle parole ho trovato una strada: scrivere è stato un percorso evolutivo, mi ha aiutata a costruire nuovi argini, più flessibili. Di quella flessibilità che può accogliere e contenere.
La passione che per anni mi ha portata su e giù dalle montagne russe si è incanalata nella vita quotidiana e l’ha arricchita, dandole colori pieni di sfumature.
Oggi sento e rifletto, sono attraversata e penso. Dioniso e Apollo hanno trovato nuovi modi per dialogare, e ognuno rispetta e ama l’altro. Scorrono entrambi. A volte si azzuffano, uno vuole prevalere sull’altro, ma poi arrivano a un qualche accordo. E quando loro si parlano, io sto bene.

L’rrequietezza della quiete

Ho iniziato a pulire e a riordinare qualche ripiano della libreria, e per la prima volta nel fare questo lavoro ho dovuto inforcare gli occhiali da vicino, perché con i multifocali non riuscivo a leggere bene i titoli… Gioie dell’età…
Comunque oggi è piovuto e la temperatura è scesa a gradi sopportabili, persino piacevoli. Io, però, rimango irrequieta: l’rrequietezza della quiete.
Leggo, e aspetto che passi. Visto che è un’irrequietezza silenziosa, che non parla, non dà segni comprensibili, non c’è altro da fare.

“Nel futuro che s’apre le mattine
sono ancorate come barche in rada.” (Montale)

Così mi sento, barca in rada… Attendo un qualche venticello che muova le vele… E sulla barca, così sto.
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Giusto per sorridere… 😉

(P.s. L’immagine è presa da internet)