Archivio mensile:settembre 2015

Dare parola

“Non avrei mai pensato di parlare con lei”…
Già… Capita spesso.
L’uomo di fronte a me fatica a trovare le parole che spieghino quel che prova, quel che sta vivendo, cosa lo agita. Ha molti motivi per non star bene, sia fisici che psicologici, ma quel che mi colpisce è proprio la difficoltà nel dare parola.
Sembra facile. Basta avere qualcuno che ti ascolti, e via a raccontare. Non è così. Spesso mi trovo davanti persone che non sanno spiegare come stanno, che hanno un vocabolario delle emozioni molto ridotto, strumento troppo limitato per dare voce al proprio mondo interiore.
Faticano a dire a se stessi, non capiscono quali venti agitino i loro mari, cosa abita le loro case.
Sono sballottati dalle emozioni, agiscono le emozioni. Si sentono in gabbia, prigionieri di forze che non riescono a domare e neanche a nominare, forze alle quali non sanno dare una qualche forma.
Che conquista le parole! Sono la nostra libertà. Sono consapevolezza, possibilità di condivisione, sfogo, mediazione, trasformazione.
Dando parola raccontiamo a noi stessi cosa ci agita, e ci diamo maggiori possibilità di tenere la barra dritta durante la tempesta, e di portare la barca in porti sicuri.
Dando parola siamo meno soli, anche se affidiamo quelle parole a un quaderno che rimarrà chiuso in un cassetto, o in un file archiviato con password. Siamo meno soli perché possiamo raccontare la nostra storia, possiamo essere ascoltati e ascoltare. Possiamo portare testimonianza, e accogliere quelle altrui.
Dando parola troviamo senso, attribuiamo significati, ordiniamo il caos in un mondo. Mutevole, ma pur sempre mondo, con un suo ordine in divenire.
Più ricco è il nostro vocabolario, più recuperiamo gradi di libertà sui nostri automatismi psichici.

“Allora le pene. Allora soprattutto quel senso di peso,
allora la lunga esperienza d’amore, -allora
soltanto quel ch’è indicibile. Ma poi
fra le stelle, che farne? son tanto meglio indicibili loro, le stelle.
Anche il viandante dal pendio della cresta del monte,
non porta a valle una manciata di terra,
terra a tutti indicibile, ma porta una parola conquistata,
pura, la genziana gialla e blu.
(…)
Qui è il tempo del dicibile, qui la sua patria.”
Rilke, Nona Elegia duinese

Gocce di meraviglia

Attraverso il parco per tornare a casa: ho ripreso le mie camminate in città e ritrovo il piacere del corpo in movimento, nell’aria finalmente fresca.
Senza musica ad accompagnarmi, oggi ho voglia di ascoltare i rumori che mi vengono incontro: quello dei passi, delle ruote delle biciclette; il traffico in lontananza, che qui arriva attutito; le voci delle persone che mi passano accanto… Guardo e ascolto, e ad ogni passo lascio entrare ciò che c’è. Vite che si sfiorano senza conoscersi, persone che si parlano, raccontano, discutono… Volti che esprimono emozioni… Cielo azzurro di settembre, luce radente del sole che cala, cani che corrono, alberi con i primi segni dei colori d’autunno.
Cammino veloce, aperta alle sensazioni mentre i pensieri vagano senza un corso preciso.
Frammenti di giornata riaffiorano. Com’è strana la vita… A volte così ingiusta e insensata, così carica di dure fatiche, di dolori, e insieme così ricca di bellezza, di quotidiano caldo, di gioia, di meraviglia.
Cammino e faccio entrare gocce di bellezza e di meraviglia, e ogni goccia allontana il non senso, nutre la capacità di amare.
Tutto sta. La luce non elimina l’ombra. Solo, dà la forza per sopportarla.