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Tutto sta

Mi piace questa fase della primavera: porta con sé tracce d’inverno, con rami ancora spogli, forti nella loro essenza, e accanto esplosioni colorate, timidi verdi, fronde rinnovate.
Quest’anno sento in modo particolare la convivenza degli opposti, e tutto sta.
Vita che nasce, vita che invecchia, vita che muore.
Esco dalla chiesa dopo un funerale, e guardo tre generazioni che si salutano, si abbracciano, scambiano sorrisi e lacrime. Io appartengo alla generazione di mezzo. Mi scorrono nella mente tanti ricordi, condivisi con alcune delle persone presenti, e con chi non c’è più. Quanta vita vissuta da quando ero la generazione più giovane.
Esco dalla chiesa e il cielo è azzurro, i colori risplendono. Cammino per strada e c’è tanta vita intorno a me. Tanta bellezza, tanto dolore. Sta tutto insieme.
Tentazione umana di fuggire la sofferenza, eppure nel dir di sì alla vita per quello che è -e non per quello che vorremmo che fosse- c’è la possibilità di trovare un equilibrio; e se il dolore non è un macigno, persino una qualche forma di benessere. E se è macigno, magari anche solo un attimo di sollievo, una pausa che fa riprendere fiato per affrontare la salita.
Cammino nell’aria fresca e guardo i colori che si dispiegano tra cielo e terra.
Sorriso e tristezza vanno a braccetto.

Amo la vita

Un’ora libera, in attesa, seduta al parco. A guardar rami spogli e piccole gemme. Col ritmo della città che fuori dalla recinzione corre, ma qui rallenta, quieto.
Oggi sono contenta. Senza un motivo particolare. Semplicemente contenta di essere nella mia vita, con le relazioni umane che qui abitano o transitano per un po’. Amo queste persone, compagni di viaggio. Li amo in modi diversi e con differenti gradi di intensità. Osservo le loro bellezze: sguardi, gesti, sorrisi… Quell’essere nella vita senza mettersi in posa. O quel che traspare dietro la posa. Li guardo e mi sento vicina alle loro vite, solidale con i loro percorsi.
Arranchiamo tutti sotto lo stesso cielo, ma nello stare accanto il passo si fa più lieve e la forza si condivide.
Ovviamente non vedo solo bellezza intorno a me. E poi non sono cieca e le notizie dal mondo mi arrivano. Le lascio sullo sfondo, non posso fare un granché in quegli ambiti. Torno al mio raggio di possibilità, là dove ha senso ciò che sono e faccio.
Amo la vita, con leggerezza e profondità.

Sguardi tristi

I pazienti, ovviamente, non sono tutti uguali: ce ne sono alcuni che finisci con l’amare più di altri.
V. è uno di questi. Ultimamente è più spesso triste, di una tristezza dolce e malinconica, riservata.
Seduto sulla sua sedia a rotelle, sta spesso in fondo al corridoio del reparto, davanti a una grande finestra, e guarda fuori. Anche oggi lo trovo lì. Mi siedo sul gradino accanto a lui. Mi sorride, col suo sorriso triste. Parliamo un po’, e alla fine lui mi dice che fra un mese il figlio si laureerà. “Che bello, sarà orgoglioso!” Abbassa lo sguardo. “Sì, ma non pensavo di andarci così. Non pensavo che potesse andare così la mia vita…”
Già. Non lo pensiamo mai. E il percorso di adattamento è sempre tutto in salita.
Lascio V. davanti alla sua finestra e torno sui miei passi, ma è difficile lasciar lì il suo sguardo.
Ogni tanto torna a far capolino durante la giornata, mi accompagna, in rappresentanza di tanti altri sguardi suoi compagni di viaggio.
In auto, tornando a casa, mi lascio avvolgere dalla bellezza delle note dell’Estro Armonico di Vivaldi, dalla bellezza dei rami spogli che disegnano forme nel cielo, altra forma di armonia.
Mi tengo in equilibrio, grata.
Vi porto con me, sguardi. Con voi guardo la vita, cercando bellezza e armonia. E stasera, anche un po’ di leggerezza.

Passeggiata zen

Finalmente una mattina di quiete. Passeggiata in città in compagnia di Vivaldi, svicolando per le strade meno affollate, fino ai giardini di via Palestro. Qui rallento il passo e mi lascio incantare dagli alberi imponenti: che invenzione magnifica sono i parchi in città! A pochi passi da rumori e traffico, qui si respira tranquillità.
Cammino lenta, guardo, scatto. Vivaldi è sempre con me. Ed è meraviglia a ogni passo.

Tralicci a Ferragosto

Vi erano un po’ mancati, vero?!
Così, per festeggiare la vigilia di Ferragosto io e mio marito siamo andati qui:
4043
Seguendo le nuvole e i tralicci, siamo approdati in questo luogo che costeggia l’autostrada, e tra foto e sguardi, abbiamo visto scendere il tramonto.
Quanta bellezza anche in una periferia urbana un po’ desolata, tra campi verdi sotto la luce radente del sole, tralicci svettanti e maestosi, cieli aperti verso le montagne.
Tornando poi a casa, nelle luci sempre più scure della sera, tutto ciò che scorreva sotto i nostri occhi continuava ad essere bellissimo. Come le corde simpatiche di un liuto, eravamo in risonanza con la bellezza.

Ecoo qui qualche traliccio… Altri, domani.