Archivio mensile:gennaio 2018

Stare in ciò che c’è

C’è sempre un altrove più desiderabile, o anche solo un altrove che ci sembra più sostenibile. E c’è spesso anche il pensiero di poter avere un giorno dei rimpianti, per non essere riusciti a fare quel che pensavamo, per non essere riusciti a vivere la vita che avevamo immaginato, desiderato.
Però bisogna sforzarsi di amare la propria vita così com’è. Amarla perché non c’è un altrove realistico, altrimenti sarebbe realtà. Siamo dove possiamo, dove riusciamo ad essere.
Dobbiamo mettere impegno per amare ciò che c’è. Perché in quel che c’è, quando lo amiamo, c’è più di quel che sembra: come quando guardi e vedi, e tutto si illumina di nuova luce.
In quel che c’è ci sono tutte le nostre imperfezioni, le frustrazioni, le fatiche, le lotte. E ci sono i sorrisi, le piccole meraviglie quotidiane, gli affetti, l’amore.
Ogni cosa è illuminata, se l’amiamo.
Per questo la fotografia è così importante per me: perché mi aiuta a illuminare la realtà, ciò che ho sotto gli occhi in ogni momento, e in questo trovo una profonda felicità.
Quando amo, la vita ha senso, e non ci sono altrove, c’è l’oggi col suo carico di luci e ombre, e va bene così.
Siamo sempre in corsa verso qualche meta lontana, o per star dietro a tutti gli impegni che gravano il quotidiano, e questa corsa spesso ci travolge, ci rende difficile vedere ciò che c’è, ci imprigiona nella ruota del criceto di cui parlavo in un post precedente.
In questo inizio d’anno faccio esercizio di rallentamento, cerco di stare in ciò che c’è.
Sto e guardo. Sto nelle imperfezioni e nelle mancanze, ma sto anche nella ricchezza e nella meraviglia, cercando l’equilibrio possibile di giorno in giorno.
Così, capita di guardare un palazzo normale, e di trovarlo bellissimo. Come la vita.

Quando si quietano i venti del fare

Amo questi giorni dell’anno. Finalmente mi fermo davvero. Il che significa che anche la testa rallenta e i pensieri si fanno più quieti.
Ora le riflessioni e gli stati d’animo degli ultimi mesi prendono una forma più definita e mi indicano le modifiche di percorso, le priorità da non trascurare.
Ho corso troppo. Concretamente e ancor di più con la mente, spesso in affanno a inseguire impegni e passioni: il lavoro, la casa, gli affetti, la fotografia, i libri…
Giorni che diventavano settimane, settimane che volavano in mesi: tutto troppo veloce, troppo pieno e mai sazio.
Weekend troppo corti e troppo carichi di desiderata. Il senso del tempo che fugge, e il non riuscire a star dietro a tutto. Tempo dedicato a un dovere e strappato a un piacere, e viceversa; tempo impegnato in un interesse e sottratto a un altro altrettanto interessante interesse.
Questo tempo natalizio è stato un lento rallentare; quando corro così mi ci vuole tempo anche per riuscire a fermarmi, non solo per una più o meno breve parentesi.
Dalla ruota del criceto a questa immagine di Hokusai.


In questi giorni sto spazzando la ruota, cerco di prendermene cura, senza correrci dentro.

“…la più visibile delle felicità, /non si palesa a noi se non quando nell’intimo noi la trasmutiamo./
In nessun dove, amata, ci sarà mai mondo se non in noi.”
Rilke, Settima elegia duinese

Il tempo corre veloce, la vita pure. Solo quando riesco a fermarmi trovo il baricentro e allora il tempo interiore rallenta e vivo più intensamente la vita. Lì trovo senso e serenità. Eppure, nonostante sappia bene che quella è la strada, finisce che a un certo punto la perdo. I venti del fare mi portano via, mi fanno riprendere la corsa nelle terre dove non c’è mai tregua.
La quiete che mi fa respirare, che placa le irrequietezze e le smanie, è figlia di un costante esercizio interiore a stare nel qui e ora, a fermarsi pur andando.
Riprendo il cammino nella consapevolezza di dover mantenere la pratica di quegli esercizi interiori. Ho scritto una serie di cose -poche- che non devo perdere di vista: più che buoni propositi, esercizi spirituali quotidiani, palestra per la mente e per il corpo.
“In nessun dove ci sarà mai mondo se non in noi”.
È allora, e da quello spazio interiore, che la vita si schiude e mostra la sua complessa ricchezza in ogni piccolo scorcio quotidiano. Ogni cosa diventa illuminata, nel suo specifico intreccio di dolore e di gioia. Il mondo esterno e quello interiore dialogano e fluiscono insieme.
Quando accade, respiro e mi godo il viaggio.