Archivi tag: pioggia

Sguardi di bellezza nel cielo grigio

Guido sotto un cielo grigio e una pioggia a tratti scrosciante a tratti gentile. Sto tornando a casa, la giornata di lavoro è finita. Una buona giornata: credo di aver fatto la mia piccola parte, ed è questo che mi fa star bene oggi.
Il grigio è pieno di sguardi di bellezza.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Piove

Non è che ami particolarmente la pioggia, ma in questa primavera così sgocciolante ho dovuto arrendermi, e così mi ritrovo a camminare in un parco deserto e a godermi -non l’avrei mai detto!- la passeggiata con l’ombrello e l’umido addosso. Basta rilassarsi. Mi godo il profumo della pioggia, la vista di cortecce lucide, foglie appesantite dall’acqua, erba luccicante, un tripudio di verdi brillanti. Rari passanti mi incrociano a passo svelto, io vado piano. C’è silenzio, qui. Nessun cane che corre, nessun bambino che gioca, nessuno che chiacchera sulle panchine. Quiete del luogo e quiete dell’anima. Assaporo ogni passo.

“Ma se i morti infinitamente dovessero mai destare un simbolo per noi, / vedi che forse indicherebbero i penduli amenti / dei nocciòli spogli, oppure / la pioggia che cade su terra scura a primavera. /

E noi che pensiamo la felicità / come un’ascesa, ne avremmo l’emozione / quasi sconcertante / di quando cosa ch’è felice, cade.” Rilke, Decima elegia duinese

Mi hanno sempre colpito questi versi. Mi suonano caldi e mi quietano. La felicità che non va verso l’alto, non si espande in bollicine frizzanti ma cade, scende verso il basso con le gocce di pioggia che bagnano e appesantiscono le foglie e la vita. Ma lì, in quella gravità che mi connette al cuore della vita, al mistero, alle radici, c’è felicità composta, seria. Felicità che sta in raccoglimento, che conosce la pesantezza e il dolore, e accoglie tutto con sé. Emozione sconcertante.

Anche la musica la sa raccontare, e oggi risuona col Miserere di Allegri, qui nella versione meravigliosa dei Tallis Scholars. E’ una musica che va ascoltata con calma, meglio ancora ad occhi chiusi, per farsi meglio trasportare da quelle voci nei luoghi dell’anima che evocano.