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Quando i luoghi raccontano

Cammino per una città che non è più la mia da tanti anni. Ritrovo nomi di vie, zampillano ricordi a ogni tratto di strada. Luoghi che non sono più si sovrappongono al volto nuovo della città. Luoghi e tempi sfalsati, passato e presente si intrecciano senza confondersi; senso di familiarità e di estraneità vanno a braccetto.
La mia città, le mie salde radici: c’è così tanta vita, qui. Vita lontana, anni di preparazione alla vita attraverso la vita. Persone, affetti, emozioni.
Dai luoghi che non sono più, dietro i luoghi attuali, spuntano frammenti di ricordi: da una vetrina, da una piazza, dall’interno di una pizzeria che appare attraverso le finestre aperte sull’aria estiva.
Mi vedo nelle diverse età, con le persone che in quelle età erano con me. Come allora.
Cammino in equilibrio tra passato e presente.
La città non è più quella, e io non sono più cambiata con lei, ho proseguito altrove.
Ora ho radici in più luoghi, e da ognuno traggo linfa vitale.
Mi fa stare bene. Cammino accompagnata dalle presenze che hanno abitato e abitano i miei giorni. Sono tutti qui, con me, come nel finale di 8 1/2 di Fellini.
Cammino piena di vita.

Radici

“E come è sgomento uno che ha da volare
e viene da un grembo”. Rilke, Ottava Elegia Duinese

Guardo le radici incredibili di quest’albero. Penso alle nostre vite in equilibrio (o squilibrio…) tra slanci verso il volo e radici con cui fare i conti.

Intrecci che danno stabilità, vita profonda che scorre. Faticoso risalire da lì. Eppure senza quel radicamento nessuna pianta potrebbe slanciarsi così in alto. E forse nessuna vita.

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Essenza

Stamane, mentre tornavo a casa dalla mia camminata mattutina, mi sono imbattuta in quest’albero. Avendo con me solo il cellulare, non sono riuscita a fotografarlo per intero. Per cui, lo vedrete a pezzi. Non è particolare, né così diverso da molti altri. Ma è stata un’ immagine che mi ha colpita: dalle radici grandi, lunghe e intrecciate fino ai nudi rami che si stagliavano contro il cielo grigio.
Essenziale.
L’ho già scritto: amo gli alberi in inverno, proprio perché sono essenziali. Nessun fronzolo, nessun abbellimento: radici, tronco, rami. E nella loro essenza, sono maestosi. Li guardo nella loro bellezza e forza. Resistono, durano. Insegnano a non disperare, a non avere fretta, a reggere con pazienza. Insegnano ad amare l’essenza.

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Crescere

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(Foto di Ansel Adams)

“A una data età nessuno di noi è quello a cui madre natura lo destinava; ci si ritrova con un carattere curvo come la pianta che avrebbe voluto seguire la direzione che segnalava la radice, ma che deviò per farsi strada attraverso pietre che le chiudevano il passaggio.”
Italo Svevo, La coscienza di Zeno

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(Foto di Ansel Adams)

Auguri a tutti, a tutte le nostre vite, più o meno dritte, più o meno storte. Che possano sempre trovare una via per crescere, per raggiungere cieli più azzurri.

Il dispiegarsi della vita attraverso le generazioni

Ieri ho letto un bel post di Mr. Incredible: Non c’è Due senza Tre. Parlava dei suoi tre figli, e mi ha molto colpito lo sguardo amorevole con cui li ha raccontati. In particolare il primogenito, così diverso da lui. Sguardo amorevole capace di vedere e di accogliere le differenze, prendendole per come sono, rispettandole e dando loro sostegno con quello sguardo.

Mi ha fatto pensare. Anch’io sono una figlia apparentemente molto diversa dai miei genitori, e sono cresciuta sotto il loro sguardo amorevole e accogliente, sguardo spesso disorientato di fronte a una figlia chiusa e taciturna, barricata nella sua stanza come nel suo mondo interiore, inaccessibile a loro. Eppure, nonostante non sapessero bene chi fossi, (e alcune parti di me le hanno conosciute solo ora, leggendo il mio blog) mi hanno sempre sostenuta trasmettendomi fiducia e amore.

Quello che volevo dire a Mr. Incredible è che il terreno è importante.
Siamo semi gettati in terre che possono favorire oppure ostacolare la nostra crescita. Poi ci sono gli eventi esterni che danno pure il loro contributo. Un bel seme che cresce in uno splendido terreno, ma che è investito da piogge e tempeste, avrà le sue difficoltà a crescere.

La vita di ciascuno di noi è il risultato di un’alchimia di fattori davvero complessa e misteriosa. Verso la quale bisogna avere fiducia e speranza, perché non si sa mai cosa possa nascere da cosa. Ci sono semi gettati in terreni tremendi, spazzati da venti e ostacolati da gramigne, che proprio da lì, da quelle difficoltà traggono forza per dispiegare i propri talenti. Altri che invece sotto il gelo di inverni prolungati soccombono. Ma comunque non si può mai dire, perché a volte da radici esauste rinasce pur sempre qualcosa.

Certo è che quando il terreno è buono, e dà nutrimento sano, offre basi migliori e solide su cui radicarsi per slanciarsi verso il cielo.

E ancora una cosa voglio raccontare a Mr. Incredible.

Per quanto apparentemente diversa dai miei genitori, negli anni ho capito di essere figlia dei loro talenti nascosti, di quelli che hanno avuto meno modo di sviluppare.

Vengo da una famiglia che ha messo su un’azienda partendo da zero, che ha sempre fatto i conti per far quadrare bilanci difficili, e io non ho il minimo spirito imprenditoriale, sudo sui conti che solo negli ultimi anni, per stringente necessità, ho dovuto affrontare, ma rimangono corpi estranei con cui devo convivere. Loro si sono impegnati nel mondo concreto, lì hanno realizzato le loro capacità, io mi sono impegnata nel mondo interiore, e i conti con quello concreto ho iniziato seriamente a farli dopo i quarant’anni.
Li ringrazio perché il loro impegno nel mondo concreto ha consentito a me l’impegno su quello interiore, che per molto tempo non ha prodotto reddito sufficiente a vivere bene.

Ma quel mondo interiore che io ho coltivato ha raccolto dal terreno tracce inespresse, frammenti di vita lasciati da loro, che si sono mischiati al seme che sono io, e il tutto si è mischiato con gli eventi esterni che ho incrociato, producendo ciò che sono ora.

Sento scorrere nelle mie vene anche frammenti di vita dei nonni, anche qualcosa di loro è in me: attitudini, talenti, sguardi, modi, gesti… la capacità di ascolto di mia nonna materna, lo spirito artigianale del nonno, la pazienza e l’affidamento dell’altro nonno, l’energia vitale e generosa della nonna paterna. Sono in me. E’ in me il mondo interiore di mia madre, la sensibilità di mio padre. E’ in me il crescere di mia sorella nonostante le tante avversità, oltreché l’amore per la musica che lei mi ha trasmesso portandomi ai concerti.

Penso a tutte le vite come figlie delle generazioni che le hanno precedute, figlie che raccolgono eredità e, unendole a caratteristiche individuali, le rilanciano e le rimettono nel circolo della vita.

Trovo meraviglioso questo dispiegarsi della vita attraverso le generazioni. Qui trovo il senso della mia vita, l’essere parte di un processo, un granello nell’evoluzione della specie. Mi lascia senza fiato dalla commozione.

Piove

Non è che ami particolarmente la pioggia, ma in questa primavera così sgocciolante ho dovuto arrendermi, e così mi ritrovo a camminare in un parco deserto e a godermi -non l’avrei mai detto!- la passeggiata con l’ombrello e l’umido addosso. Basta rilassarsi. Mi godo il profumo della pioggia, la vista di cortecce lucide, foglie appesantite dall’acqua, erba luccicante, un tripudio di verdi brillanti. Rari passanti mi incrociano a passo svelto, io vado piano. C’è silenzio, qui. Nessun cane che corre, nessun bambino che gioca, nessuno che chiacchera sulle panchine. Quiete del luogo e quiete dell’anima. Assaporo ogni passo.

“Ma se i morti infinitamente dovessero mai destare un simbolo per noi, / vedi che forse indicherebbero i penduli amenti / dei nocciòli spogli, oppure / la pioggia che cade su terra scura a primavera. /

E noi che pensiamo la felicità / come un’ascesa, ne avremmo l’emozione / quasi sconcertante / di quando cosa ch’è felice, cade.” Rilke, Decima elegia duinese

Mi hanno sempre colpito questi versi. Mi suonano caldi e mi quietano. La felicità che non va verso l’alto, non si espande in bollicine frizzanti ma cade, scende verso il basso con le gocce di pioggia che bagnano e appesantiscono le foglie e la vita. Ma lì, in quella gravità che mi connette al cuore della vita, al mistero, alle radici, c’è felicità composta, seria. Felicità che sta in raccoglimento, che conosce la pesantezza e il dolore, e accoglie tutto con sé. Emozione sconcertante.

Anche la musica la sa raccontare, e oggi risuona col Miserere di Allegri, qui nella versione meravigliosa dei Tallis Scholars. E’ una musica che va ascoltata con calma, meglio ancora ad occhi chiusi, per farsi meglio trasportare da quelle voci nei luoghi dell’anima che evocano.

Foglie verdi e radici

Mi fa tenerezza il verde delle foglie in crescita. Sa di nuovo, di forze vitali che spingono e si fanno strada timidamente e poi con sempre maggiore sicurezza. Verdi brillanti che si stagliano su cortecce scure.

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Mi fanno tenerezza tutti quei verdi perché mi fanno pensare alle nostre vite, a quando cerchiamo di esprimere qualcosa che abbiamo tenuto più nascosto, qualcosa a cui teniamo e che decidiamo di esporre allo sguardo altrui: un progetto, un desiderio, un lato del carattere… L’abbiamo coltivato al riparo da giudicanti sguardi indiscreti, l’abbiamo nutrito in stanze chiuse al pubblico, o aperte a pochi invitati, molto selezionati. E alla fine proviamo a mostrarlo, ci cimentiamo nell’esercizio, gli facciamo muovere i primi passi… Carichi di aspettative, di timori, di speranze.
E poi va come va. Qualcosa bene, qualcosa meno, qualcosa male. Qualcosa crescerà, qualcosa appassirà.

Ieri, mentre camminavo, ho visto questo.

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La foto non è un granché, però quel che più o meno si riesce a vedere sono le radici potenti dell’albero che spingono da sotto il marciapiede. E  quanto sono lunghe, quanto corrono lontano dal tronco. Il disegno di quelle vene sembra formare un altro albero nell’asfalto.

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Ecco… I verdi brillanti delle nuove vite guardano giù e ringraziano quelle potenti radici che permettono loro di mostrarsi così. A dispetto delle avversità. A dispetto dell’asfalto soffocante. Quelle radici corrono lontane per dare equilibrio e stabilità allo slancio verso il cielo di rami e foglie.

Guardo con gratitudine foglie e radici. Accompagnano silenziose e vitali le mie fatiche e le mie speranze.