Archivio mensile:dicembre 2014

Complessità

Seduta comodamente sul divano, immersa nella lettura di un giallo -rara lettura di totale disimpegno- mi godo la quiete di questa domenica. Assaporo il benessere del corpo dopo quei riti da centro termale casalingo: doccia, scrub, shampoo, creme, profumo…
Cose semplici, eppure inaccessibili a molta umanità. È più facile essere sereni e grati, avere pensieri sulla vita, quando hai addosso vestiti puliti, quando abiti una casa confortevole, un corpo in salute, lavato e profumato. Non sono cose scontate, neanche un po’. Non è la normalità, è già una ricchezza.
Nella quiete di oggi si accomodano tanti pensieri, tanta vita presente con tutte le sue sfumature, con tutti i colori. La mia casa interiore è affollata, carica di emozioni, e tutte stanno al loro posto, così diverse e contrastanti.
Oggi, qui sul divano, nel silenzio, nel tempo lento, tutta questa vita quasi trabocca.
Mi torna in mente un’immagine: il giorno del trasloco dalla mia casetta di 50 mq, c’erano in cortile tutti gli scatoloni che i traslocatori avevano portato giù. Guardavo tutta quella roba e mi chiedevo come poteva esserci stata in quei cinquanta metri quadri.
Ecco, oggi un po’ così. Ma quanti ricordi, stati d’animo, pensieri, emozioni stanno qui stamattina?
Quanta vita? Ovviamente c’è sempre, ma nel quotidiano indaffarato e veloce rimane in sordina, sullo sfondo, nascosta da veli che solo a tratti fanno intravvedere qualche contorno sfocato.
Oggi, invece, il silenzio e la quiete hanno alzato i veli, hanno permesso a quella vita di mostrarsi in primo piano. Qui c’è tutto: gioie e dolori, preoccupazioni e serenità. Stanno insieme, contemporaneamente. Ogni sfumatura accanto all’altra, senza mischiarsi, senza confondersi. Ognuna nella sua essenza, col suo peso. Strano sentire.
Forse, un segno dell’età è che alla domanda: “come stai?” la risposta non viene quasi mai netta. Bene, male… Mah! Suonerebbe un po’ strano rispondere: “sto nella complessità” , eppure sarebbe la risposta più vera.

Vita che spinge alla vita

Mi colpisce entrare nelle case di malati terminali nel periodo natalizio. Trovo quasi sempre alberi con le luminarie, presepi, addobbi vari. Accanto ai medicinali, le coperte abbondanti, i tanti cuscini. Due mondi che a vederli da fuori stridono, tanto sembrano divergere, eppure lì, in quelle case, celebrano la vita che vorrebbe scorrere regolare, che si aggrappa a un quotidiano che si desidera normale. E normale non sarà.
Mi colpisce sempre questo bisogno profondamente umano di ritrovare normalità in mezzo agli sconvolgimenti della vita. È commovente. Noi esseri umani così fragili, che un nulla può spazzar via, teniamo duro e a testa bassa andiamo avanti nelle tempeste. Laviamo i panni, cuciniamo, andiamo al lavoro. Siamo come quella vegetazione che buca l’asfalto, e tra auto e pedoni si allunga verso un raggio di sole, vita che spinge alla vita.
Natale è anche questo, oggi.
Lascio quelle case per un po’. Rientro pensierosa nella mia vita. Qui c’è un posto per voi, che avete incrociato la vostra vita con la mia per un breve tratto. C’è posto insieme alle mie gioie, alle persone che amo e dalle quali mi sento amata.
Stasera sto. In equilibrio, serena. Tutto scorre.
Buon Natale a tutti. E che il solstizio porti nuova luce in ogni vita.

Spirito natalizio

Stamattina, uscendo di casa nel buio un po’ nebbioso, ero felice. In mano borse con pacchetti colorati, scambi natalizi tra colleghi. Ho sentito lo spirito leggero e gioioso del Natale, che fino a quel momento non si era ancora fatto vivo.
Lo so. Il Natale è un periodo difficile. Spesso rende insofferenti verso luminarie e affollamenti, cene rituali, riunioni familiari che scatenano tensioni e litigi, corse ai regali che si devono fare e che magari non si ha voglia di fare, o che non si ha il tempo o il denaro per fare come si vorrebbe. Spesso rende malinconici, tristi, nostalgici. E segna il tempo che passa, i cambiamenti intervenuti nelle nostre vite. Per non parlare poi di chi è sofferente, nel corpo o nell’anima, e che sente così distante dai suoi stati d’animo lo spirito festoso e frenetico.
La gioia dei tempi d’infanzia si infrange contro la vita complessa e indaffarata di adulti.
I rituali natalizi nel tempo finiscono per svuotarsi di senso collettivo, però possono sempre essere riempiti di significato individuale. Il Natale c’è, e ci dobbiamo fare i conti. Meglio provare a farci pace, in qualche modo, e trovare il nostro senso personale.
Il mio è fatto di pensieri per le persone a cui voglio bene, e alcuni di questi si tramutano in piccoli doni. È fatto di scambi di pacchetti. È fatto di sobri pranzi familiari, di cene con amici, di calore. È fatto di albero e presepe che la sera si illuminano. E’ fatto di passeggiate nel freddo, di tempi un po’ più rilassati anche per i libri e le foto.
Ecco, il Natale è soprattutto un po’ più di tempo per le persone e per le cose che amo fare. Purtroppo passa in fretta, sempre prima che abbia esaurito la lista dei desideri e dei progetti.
Stasera, però, mi godo le luci a intermittenza e il tempo che ha iniziato a rallentare.

In nessun dove ci sarà mondo se non in noi

Ci sono giorni in cui penso alle rose che non posso cogliere, e un po’ mi dispiace. Tutti noi abbiamo quelle rose, ovunque siamo nelle nostre vite. Rose che non possiamo cogliere per limiti economici, di salute, di lavoro o altro ancora.
In fondo, è la condizione umana: desiderare l’oltre confine è una molla che spinge l’evoluzione ma che può anche avvelenare la vita. Abbiamo sempre desideri irrealizzabili, e andar dietro a quei sogni spesso rischia di portarci nel regno dell’impossibilità e della frustrazione e ci fa sentire con più o meno dolore, a volte con rabbia, la linea di confine contro la quale sbattiamo.
A volte quelle linee di confine si spostano, altre volte no. Qualche rosa impossibile diventa possibile, altre rimangono lontane. Ma per quanto possiamo andare oltre, altri confini ci aspetteranno.
Così, talvolta occorre fermarsi.

“In nessun dove, amata, ci sarà mondo se non in noi.
La nostra vita scorre trasmutando. E quel ch’è fuori di noi
svanisce in forme sempre più meschine. ”
Rilke, Settima Elegia duinese

Ecco. In nessun dove ci sarà mondo se non in noi.
La vita è qui e ora, con quel che c’è, così com’è.
Sentire di avere in me il mio mondo mi fa star bene, ferma la corsa. Il che non significa stasi, solo godere di ciò che c’è e fare ciò che si può. Così quel che c’è torna ad essere luogo ricco e pieno di vita. La mia unica e irripetibile vita.
In nessun dove ci sarà mondo se non in noi.