Archivio mensile:agosto 2015

Danzando tra le spine

A volte guardo la vita e sono attraversata da un brivido di non senso.
Mi guardo intorno e sento le parole del replicante di Blade Runner: “… e tutti quei momenti andranno perduti nel tempo, come lacrime nella pioggia.”
Scorriamo via, scorrono le nostre vite, ciò che di quelle vite abbiamo fatto… Siamo noi, il nostro mondo, e passerà.
Quel brivido di non senso raffredda, mette distanza, crea estraneità.

“Egli avanzò. Tornato.
Senza respiro stiè: su quella vetta,
senza ringhiera. Ed in possesso, alfine,
d’ogni Dolore, -assortamente, tacque.”
Rilke, “La discesa di Cristo all’Inferno”, da: Frammenti e Ultime poesie

È un percorso, ripetuto, che inizia con la consapevolezza del dolore, del male, della morte e prende molte strade. A volte distruttive, a volte piene di vita.
Dopo il silenzio, quando lo sguardo si alza nuovamente sul quotidiano che scorre, arriva un nuovo senso di pienezza leggera, di calore, di gioia grave.
Quel brivido di non senso è fonte di vita. Senza quel freddo, non sapremmo cogliere l’infinito nel qui e ora.
Danziamo, fragili e vulnerabili, tra le spine della vita. E la danza, danzata con chi amiamo, danzata insieme a tutte le persone che danzano con noi, ci porta oltre il non senso, oltre le spine, nella pienezza del vivere.

Questo corto è un gioiellino di poesia.

Vite che non sbocciano

Lo sguardo è dolce, triste, alterna lampi di rabbia e di rassegnazione. Una vita difficile, psiche di donna ingabbiata in un corpo maschile, e varie altre difficoltà.
Non è la sua storia che voglio raccontare, ma le riflessioni che ha mosso, gli interrogativi che mi girano per la testa.
Il dolore di quell’uomo mi ha colpita. Ogni dolore che ascolto mi colpisce, e ognuno ha una sua risonanza in me. Quello ascoltato ieri suona note tragiche.
Penso a una vita che avrebbe voluto essere tutt’altro -e non solo nel genere- e non è stata.
Non voglio fare una classifica dei dolori, ovviamente; non è una questione di pesantezza dei diversi fardelli. E non è neanche il dolore dell’incompiutezza, che probabilmente riguarda più o meno tutte le nostre vite.
Non è solo la quantità di dolore, ma le note di cui è composto, la melodia che risuona, l’armonia che canta.
È l’essere dove non è il senso della tua vita, o il non riuscire a trovare senso dove sei: questo risuona in me come particolarmente doloroso.
L’argomento è complesso: a volte il vissuto di fallimento, di sconfitta, trova una sua pace, un senso che lo riscatta e lo quieta, consentendo di andare oltre. Altre volte segna e congela il futuro.
A volte si può trovare senso in una vita piena di sofferenza, o si può dare senso a posteriori a periodi che sembravano insensati mentre si stavano vivendo. Si può provare a dare senso anche a una vita che si ritiene sbagliata, che ha portato lontano dai propri talenti, dalle proprie risorse, da chi sentiamo di essere. A volte c’è tempo e c’è la possibilità di rimediare, altre volte no.
A volte il bocciolo non si apre, sfiorisce senza aver dato alla luce i suoi colori e le sue forme, e tra rassegnazione e rabbia nessun significato arriva a placare il dolore, la delusione.
Allora, lì, risuonano le note tragiche.
Le porto con me, testimonianza di vita.

Campi

Questi i campi di cui parlavo nel post precedente; sono poi tornata a fotografarli.
Ho passato un’ora immersa nella bellezza dei verdi e dei grigio-azzurri del cielo, nella semplice ricchezza di spighe di vario e a me sconosciuto genere.