Archivio mensile:agosto 2014

Verde, blu. E anche giallo.

Sabato mattina dal parrucchiere, e mentre aspetto che il colore faccia il suo dovere, coprendo il grigio che avanza, ascolto la conversazione tra due giovani donne. Parlano di libri letti, storie d’amore e di passione. Una legge all’altra qualche frase, e mi viene da sorridere. Un altro mondo.
Ci separano una ventina d’anni, a occhio… E le parole che raccontano i nostri anni non potrebbero essere più diverse: le loro suonano rosse, tutte emozione e pancia aperta. Parole che trasudano sentimenti compiaciuti del proprio essere forti, accesi, indomabili. Parole orgogliose della propria superiorità, convinte di essere loro sole nel vero, loro sole capaci di raccontare le pieghe profonde dell’anima e della vita, quella vera. Loro sole capaci di testimoniare le temperature vulcaniche dell’anima. Conosco quelle parole. In parte, sono state anche le mie.
Oggi, però, le mie parole sono verdi. Sono fatte di giallo e blu: di caldo vitale e freddo riflessivo, che spazia dall’azzurro pallido del cielo al blu della notte o del mare profondo. Insieme, a scaldare l’uno e a stemperare l’altro. Integrati in sfumature variabili.
I picchi rossi appartengono ad altre epoche, fortunatamente passate. Non li rimpiango, anzi; ci ho guadagnato in varietà e sfumature, e in libertà. Non la prigionia di una monocromia, ma il gioco e il viaggio tra i colori. Anche faticosi, a volte. Scuri, pesanti, toni sovrapposti che rendono sorda la tela di fondo…
Ma quando da quei colori mi riapro al calore e alla leggerezza, ecco, allora quei gialli e quei verdi risuonano dell’esperienza vissuta, si sfumano col ricordo della notte.
Amo i verdi, amo i blu. E poi i gialli. Amo i rossi stemperati dalla vita, dai blu della riflessione e dello spirito.
Maturità è vivere e fluire in più ampi spazi interiori, con tutte le sfumature che li abitano. È tenere insieme le contraddizioni, la complessità. Gravità e leggerezza. È non avere troppa paura, pur sapendo. È affidamento alla vita, consapevole, conquistato a suon di resistenze che alla fine, esauste, mollano.
Da lì, è sinfonia di colori.

(L’immagine è tratta da internet, ed è la tabella Pantone 2014)

Crepe

Scendo dall’auto e mi imbatto in questo ciuffo di verde che esce da una crepa dell’asfalto. Mi colpisce sempre questa vita che spinge, che approfitta di un varco per dispiegarsi.
La trovo una bella metafora.

“Cerca una maglia rotta nella rete
che ci stringe, tu balza fuori, fuggi!”
Montale, Ossi di seppia

Non sempre è possibile, e spesso non nei tempi e nei modi che vorremmo.
Ma veder lì nell’asfalto, in mezzo alle auto, questa piantina armonica, è commovente. Immagine forte nella sua fragilità e vulnerabilità.
Dice di noi, delle possibilità della vita, della speranza.

Cielo e stati d’animo

La bellezza del cielo è un luogo sempre a portata di sguardo.
Accoglie tutti gli stati d’animo, tutto ciò che attraversa la mia vita. E risponde, a suo modo. Lo so, non è lui che risponde, ma diventa comunque parte del dialogo con me stessa.
Mi piace guardare il cielo. E non per questioni metafisiche, proprio per la sua concreta e costante presenza. Ovunque io sia, lui c’è. Qualunque stato d’animo viva, lui lo rinforza, lo contrasta o lo quieta.
Anche in giornate come questa, in cui si presenta grigio e piovoso, è comunque un compagno fidato. E anche in giornate come questa, ha una sua variabilità.
Penso ai miei stati d’animo come al mio cielo interiore. Mi colpisce sempre come nell’arco di una giornata l’umore cambi e si colori di sfumature diverse. Magari anche solo di qualche tono, di piccole variazioni o accostamenti inaspettati, ma dall’alba alla notte, il paesaggio interiore è sempre in movimento. Guardo fuori e ascolto il dentro, e tutto si mescola in un sentire che mi fa compagnia e a cui mi affido. Finora, mi ha sempre sostenuta, e su quel sentire confido.
Ho casa in me. E guardando il cielo, mi sento a casa nella vita.

Tralicci a Ferragosto

Vi erano un po’ mancati, vero?!
Così, per festeggiare la vigilia di Ferragosto io e mio marito siamo andati qui:
4043
Seguendo le nuvole e i tralicci, siamo approdati in questo luogo che costeggia l’autostrada, e tra foto e sguardi, abbiamo visto scendere il tramonto.
Quanta bellezza anche in una periferia urbana un po’ desolata, tra campi verdi sotto la luce radente del sole, tralicci svettanti e maestosi, cieli aperti verso le montagne.
Tornando poi a casa, nelle luci sempre più scure della sera, tutto ciò che scorreva sotto i nostri occhi continuava ad essere bellissimo. Come le corde simpatiche di un liuto, eravamo in risonanza con la bellezza.

Ecoo qui qualche traliccio… Altri, domani.