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Essenza

Stamane, mentre tornavo a casa dalla mia camminata mattutina, mi sono imbattuta in quest’albero. Avendo con me solo il cellulare, non sono riuscita a fotografarlo per intero. Per cui, lo vedrete a pezzi. Non è particolare, né così diverso da molti altri. Ma è stata un’ immagine che mi ha colpita: dalle radici grandi, lunghe e intrecciate fino ai nudi rami che si stagliavano contro il cielo grigio.
Essenziale.
L’ho già scritto: amo gli alberi in inverno, proprio perché sono essenziali. Nessun fronzolo, nessun abbellimento: radici, tronco, rami. E nella loro essenza, sono maestosi. Li guardo nella loro bellezza e forza. Resistono, durano. Insegnano a non disperare, a non avere fretta, a reggere con pazienza. Insegnano ad amare l’essenza.

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Anno che vai…

Anno che vai, ti saluto e ti ringrazio. Non sei stato delicato, ma tra problemi e occasioni hai dato forma, e quella forma io sono. Sono la reazione a quegli eventi che -come enzimi- hanno lavorato nel mio cervello creando pensieri e stati d’animo, forgiando la mia anima. Neuroni e connessioni sinaptiche, vita scultrice che scalpella e delinea: il linguaggio della scienza e quello della poesia non sono poi così diversi, e mi appassionano entrambi. Entrambi mi mostrano un mondo pieno di meraviglia.
Anno che vai, ti saluto e ti ringrazio. Hai raffinato la mia capacità di amare: la vita, mio marito, gli amici, il mio lavoro. Mi hai spinta a cercare opportunità nei momenti difficili, hai allenato la resistenza e la resilienza. Mi hai donato il calore dell’amore e dell’amicizia, il sostegno familiare, la possibilità di continuare a fare il lavoro che amo. Hai portato più musica, e amici con i quali condividerla. Hai portato tante sfumature, cupe e solari.
Grazie.

“… E tu camminante
procedi piano; ma prima
un ramo aggiungi alla fiamma
del focolare e una pigna
matura alla cesta gettata
nel canto…”
(Montale, “il fuoco che scoppietta” in Ossi di seppia)

Auguro a tutti noi che la vita possa portare rami e pigne per il nostro focolare, e che possiamo sempre stare al calore di affetti profondi.
E auguro a tutti noi viandanti di avere rami e pigne da portare ai focolari di chi incrociamo nel nostro viaggio.

“L’Abate: Adesso aiuterai un altro. Gli recherai le luci di cui ha bisogno per sapersi guidare.
Il Nuovo Arrivato: Come farò? Io che non posso aiutare me stesso, io che aspetto la luce.
L’Abate: Nel donarla, l’avrai. Cercandola per un altro. Il fratello accanto a te, devi aiutarlo con ciò che tu non hai. Con quel che tu credi di non avere, ma che è, che ci sarà. Più profondo del tuo profondo. Più sepolto, più limpido, torrenziale sorgente che senza tregua scorre, chiamando a condividere.” (Michaux, “Quando crollano i tetti”, in Brecce)

Buon 2014 a tutti.
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(Questo Charlot è un dono di leggerezza e di speranza. Disegnato col gessetto da mio marito, a ricordarci che quello spirito aiuta nei momenti difficili.)

Ancora rami

Il fatto è che non mi stanco mai di guardarli. Li trovo sempre bellissimi, seguo i disegni che tracciano nell’aria, mi incantano e mi lasciano stupita ogni volta. Rami delicati, esili; rami robusti, possenti; rami contorti, rami che si allungano alla ricerca di luce e calore, come facciamo noi.
Rami autunnali, che abbandonate le vostre fronde rigogliose e rimanete ogni giorno più spogli, siete bellissimi nella vostra essenza. Il vostro essere lì, esposti senza abbellimenti, testimonia la possibilità di mostrarsi senza paura, di resistere ed esprimere il valore di fondo dopo aver perso parti che credevamo essenziali e non lo erano, di abbandonarsi al cambiamento e al rinnovamento che non cerchiamo ma che accade nostro malgrado.
Cari rami, cari alberi: testimoniate la vita. Portate ossigeno anche nell’anima.

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L’armonia dei rami

Torno a fare le mie camminate veloci per la città senza grondare sudore. Attraverso il parco e nel cielo grigio cominciano a stagliarsi alberi con poche foglie. E lì, nel rado del fogliame, ritrovo i disegni dei rami, quell’armonia un po’ zen che mi incanta.
Semplice, essenziale.

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