Archivio mensile:novembre 2012

Compleanno

Oggi in ospedale abbiamo festeggiato un compleanno un po’ particolare: i due anni di cuore artificiale di un paziente. Che poi, il cuore artificiale è in realtà una piccola pompa che aiuta il cuore a pompare meglio.

Era una festa a sorpresa…Pensava di venire per un controllo, e invece si è ritrovato l’accoglienza di tutti noi. Siamo in tanti, qui: chirurghi, medici, infermieri, ingegneri… Guardo il signore sorpreso, commosso, con la moglie accanto a lui, altrettanto emozionata. Sorridono, ridono, piangono. Strette di mano, baci e abbracci.

Conosco le loro fatiche di questi due anni; momenti difficili, momenti buoni. Ma comunque due anni di vita che senza questa piccola pompa non ci sarebbero stati.

Guardo tutte queste persone che, a vario titolo, si sono impegnate  per rendere possibile questo giorno e i prossimi a venire.

Dietro i volti distesi di oggi, i sorrisi, le battute, ci sono ore di impegno, di fatica, di preoccupazioni, di dolore, di sacrifici. Di tutti: personale sanitario, paziente, familiari.

Fatiche di pionieri. Ma questi due preziosi anni di vita sono vita per lui e possibilità e speranze per altri che verranno. I pionieri aprono strade impervie che un giorno, forse, diventeranno normali strade più facilmente percorribili per un numero maggiore di persone.

Guardo i pionieri. C’è bisogno di festeggiare, di trarre energia dai successi per reggere le frustrazioni e il dolore degli insuccessi. Fuori da questa stanza riprenderanno le battaglie. Ma ora, spazio ai sorrisi, ai brindisi, alle speranze.

Luoghi

“Non tornare nei luoghi in cui sei stato felice. La felicità appartiene al tempo, non al luogo”. Credo sia una frase di Proust, molto vera. Vale però anche per tutti gli altri stati d’animo.

I luoghi sono intrisi di ricordi, impregnati delle nostre emozioni.

Ci pensavo stamane, mentre tornavo da una visita domiciliare. Guidavo per strade in cui passo solo per lavoro. E le strade note erano ricordi di persone, volti, espressioni, storie, emozioni, testimonianze di vita.

In quel palazzo, su per quelle scale, da quella finestra… da quei luoghi si affacciano volti che non ci sono più, e quando passo penso ai familiari rimasti, a come sarà la loro vita ora.

Guidavo in un cielo grigio e piovoso ma ero serena.

I luoghi sono impregnati di vita, risuonano emozioni. I luoghi sono vivi e continuano a raccogliere storie. C’è una gran ricchezza, nei luoghi. Non mi fanno mai sentire sola.

 

Libertà

“Perché non si potrebbe provare un grande e tenero trasporto amoroso per una primavera, per tutti gli uomini? E si può anche fare amicizia con un inverno, con una città o con una campagna.”

Mi piace questo sentire di Etty Hillesum, e lo condivido.

Tempo fa ho riletto cose scritte in passato. Ritornare a quei tempi mi ha fatto vedere il percorso, mi ha dato il filo di collegamento all’oggi. Mentre  leggevo ritornavano a galla ricordi, stati d’animo che quasi non ricordavo più di aver vissuto. Così lontani, ma con un’ intensità che mi ha fatto riflettere. Perché quell’intensità è ancora in me, ma si è incanalata nel quotidiano. Non ha più picchi così alti e bassi, è più equilibrata, si espande in orizzontale nelle giornate.

L’intensità che prima era tutta in un innamoramento, in una passione, ora va davvero verso la vita e le sue manifestazioni: persone, natura, luoghi… amo il mio lavoro, i miei amici, non solo mio marito. In questo sentire sta il senso della mia vita, ciò che mi dà gioia e mi sostiene nei momenti difficili.

Qui sono libera.

 

Sfumature di bellezza

Oggi camminavo per strada guardando le persone e, in particolare, la loro bellezza: non tanto quella evidente degli anni giovanili, ma quella profonda e unica raccontata dai segni del tempo.

Come diceva Anna Magnani al suo truccatore: “non togliermi le rughe, ci ho messo una vita a farle”. Ecco, quella bellezza lì mi piace. Fatta di imperfezioni, di vita sedimentata nelle pieghe dell’anima e del corpo. Bellezza che racconta la sua storia, di come è arrivata fin lì.

Ci sono bellezze che sanno di accettazione, di pacificazione con se stessi e con la vita; ci sono bellezze che sanno di lotta, di fatica; bellezze stanche; bellezze arrabbiate. Ci sono bellezze rassegnate che mettono un po’ di tristezza, bellezze sperdute…

Sono affascinata dai volti e da come le persone si muovono, come camminano: esprimono un po’ della loro vita, accennano a chi sono.

Incrocio  una giovane donna elegante, perfettamente truccata e senza un capello fuori posto. La vedo avanzare alla ricerca di un difficile equilibrio sui tacchi alti. Cammina rigida, tutta d’un pezzo; si tocca più volte i capelli per accertarsi che stiano al loro posto, è concentrata sull’apparire al meglio, anche se l’effetto che ne deriva è un po’ disarmonico.

Mi fa tenerezza, mi richiama altre fasi della vita. Io cammino veloce, ben salda sul mio tacco tre, e mi sento libera.

Libera nei miei 52 anni, libera di portare in giro le mie imperfezioni, quelle del corpo e quelle dell’anima. Libera di prendermene cura con l’amorevolezza e l’impegno di cui sono capace.

Non sempre mi sento così… ma oggi vado nel mondo con leggerezza e gravità, e sono quasi felice in mezzo a così tante sfumature di bellezza.

“Bellezza muore, e mezzanotte, ed estasi: / che i venti dell’alba, mentre lievi / spirano intorno al tuo capo sognante, / mostrino un giorno di accoglienza tale / che occhio e cuore pulsante ne gioiscano, / paghi di un mondo, il nostro, che è mortale; / meriggi di arsura ti ritrovino / nutrito dei poteri involontari, / notti di oltraggio ti lascino andare / sorvegliato da ogni umano amore.” (W.H. Auden, Ninnananna).

Citazione della sera…

Dall’epistolario Rilke-Lou Salomé.

“Dentro è come se tu fossi diventato un pezzetto di terra, dove tutto ciò che cade, sia pure il frammento più piccolo, la cosa peggio riuscita, sozzura o rifiuto, deve trasformarsi uniformemente in nutrimento per il seme che vi è piantato. E allora poco importa se da principio sembra un mucchio di spazzatura rovesciata sull’anima: tutto diventerà terra, diventerà te.”

 

Una donna combattiva

Entro nella stanza e trovo una donna seduta sul letto con molta voglia di parlare. La prima domanda che le faccio è il “la” che dà il via al racconto della sua vita.

Mi piace molto questa donna: piena di vita e di energia nonostante una storia molto pesante e tutt’ora piena di problemi, non solo di salute. Mi piace il suo spirito: non si lamenta, non recrimina, accetta ciò che c’è e combatte. L’ha sempre fatto, e ha iniziato presto: la vita non l’ha certo risparmiata, ma non ha fiaccato il suo spirito.

Avrebbe molti motivi per essere arrabbiata e/o depressa. Invece combatte, per sé, per i figli, per i nipoti. Combatte perché vuole vivere ed essere di aiuto ai suoi familiari.

“Capirà… non si può mica star lì a piangersi addosso, ad aspettare che gli altri ti risolvano i problemi. Ti tiri su le maniche e vai avanti.”

Detta così, sembra pure troppo semplice. Ma si comprende la forza d’animo dietro quella semplicità.

Grazie, signora dal dire schietto. Esco dalla stanza contagiata dalla sua energia positiva, dal suo spirito battagliero.

Preziosa testimonianza di vita, di coraggio, di speranza.

Tessere di un puzzle

Viviamo tempi depressivi; le notizie del mondo non ci aiutano a trovare serenità. E, quel che forse è peggio, ci fanno sentire impotenti: soprattutto noi italiani abbiamo dentro lo spirito del Gattopardo, quello sguardo rassegnato da troppe delusioni che toglie forze e fa sentire inutili eventuali tentativi di cambiamento… “Tanto non cambia niente”…  Oscilliamo tra rabbia sterile e depressione paralizzante.

Questo è lo spirito del tempo con cui facciamo i conti.

Parto da qui, ed è una partenza già in salita. Parto dal clima in cui mi sento immersa indipendentemente da come vanno le cose nella mia vita, e che comunque rimane sullo sfondo. È più faticoso fare progetti, investire sul futuro, però è anche ciò che sento di dover fare.

Quando mi lascio prendere troppo dallo spirito del tempo, questo mi tira giù, e mi toglie forze. Ho bisogno di ritornare in me, di concentrarmi sulle possibilità della mia vita, perché lì posso fare qualcosa, quello è lo spazio che mi è dato per fare la mia parte nella vita.

La mia amata Etty Hillesum: “…il nostro unico dovere morale è quello di dissodare in noi stessi vaste aree di tranquillità, di sempre maggior tranquillità, fintanto che si sia in grado d’irraggiarla anche sugli altri. E più pace c’è nelle persone, più pace ci sarà in questo mondo agitato.” Lei scriveva queste cose in un campo di concentramento.

Io fortunatamente non sono in quella condizione. Ma sento profondamente che devo coltivare me stessa. Sono una piccola tessera di un puzzle, ma se disegno bene la mia tessera, questa contribuirà all’insieme. Non credo che ci sia un disegno definito da una volontà divina, ma un disegno che cambia continuamente a seconda delle tessere che ciascuno di noi disegna con la sua vita. Non possiamo governare il tutto, possiamo solo governare la nostra tessera.

Cerco di farlo nella mia vita. Cerco di portare avanti e tenere accesa la fiammella della mia candela, come in Nostalghia, di Tarkovskj.  Testimoniare possibilità, in un clima che ci parla di impotenza; trovare spazi di creatività, di iniziativa; coltivare la speranza, la bellezza, la capacità di amare. Sempre per dirlo con Etty: “Fiorire e dar frutti in qualunque terreno si sia piantati”. Siamo piante diverse, che danno frutti diversi, ma il compito è comune.

Ogni volta che lo spirito del tempo mi tira giù, provo a contrapporre l’impegno a fare al meglio il mio disegno. Non sempre ci riesco, e questo fa parte del percorso. Ma ci riprovo.