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Potature

Spesso la vita è come un giardiniere inesperto o distratto. Taglia in modo sbagliato, incide, ferisce irreversibilmente.
Ci sono potature che uccidono le piante, che le rovinano.
Quando la vita taglia, vorremmo che almeno fosse un giardiniere esperto e capace di vedere i rami in cui non scorre più linfa, quelli che la sequestrano a scapito del benessere globale della pianta, quelli sani e rigogliosi.
Speriamo che i tagli portino nuova vita, o almeno vita sostenibile. Non sempre accade.
Rispetto e merito a tutti gli sforzi che caparbiamente cercano vita possibile, foglie rinnovate.

Tutto sta

Mi piace questa fase della primavera: porta con sé tracce d’inverno, con rami ancora spogli, forti nella loro essenza, e accanto esplosioni colorate, timidi verdi, fronde rinnovate.
Quest’anno sento in modo particolare la convivenza degli opposti, e tutto sta.
Vita che nasce, vita che invecchia, vita che muore.
Esco dalla chiesa dopo un funerale, e guardo tre generazioni che si salutano, si abbracciano, scambiano sorrisi e lacrime. Io appartengo alla generazione di mezzo. Mi scorrono nella mente tanti ricordi, condivisi con alcune delle persone presenti, e con chi non c’è più. Quanta vita vissuta da quando ero la generazione più giovane.
Esco dalla chiesa e il cielo è azzurro, i colori risplendono. Cammino per strada e c’è tanta vita intorno a me. Tanta bellezza, tanto dolore. Sta tutto insieme.
Tentazione umana di fuggire la sofferenza, eppure nel dir di sì alla vita per quello che è -e non per quello che vorremmo che fosse- c’è la possibilità di trovare un equilibrio; e se il dolore non è un macigno, persino una qualche forma di benessere. E se è macigno, magari anche solo un attimo di sollievo, una pausa che fa riprendere fiato per affrontare la salita.
Cammino nell’aria fresca e guardo i colori che si dispiegano tra cielo e terra.
Sorriso e tristezza vanno a braccetto.

Crepe

Scendo dall’auto e mi imbatto in questo ciuffo di verde che esce da una crepa dell’asfalto. Mi colpisce sempre questa vita che spinge, che approfitta di un varco per dispiegarsi.
La trovo una bella metafora.

“Cerca una maglia rotta nella rete
che ci stringe, tu balza fuori, fuggi!”
Montale, Ossi di seppia

Non sempre è possibile, e spesso non nei tempi e nei modi che vorremmo.
Ma veder lì nell’asfalto, in mezzo alle auto, questa piantina armonica, è commovente. Immagine forte nella sua fragilità e vulnerabilità.
Dice di noi, delle possibilità della vita, della speranza.

Sguardi ravvicinati

Guardo il piccolo, stringo la prospettiva. Una metafora che ha il suo fascino: illumini il particolare, sfocando il resto in un’alchimia colorata ma indecifrabile.
Nella vita, sguardo interessante che può catturare e dentro il quale ci si può perdere. Vengono a mancare i riferimenti di contesto, e questo non aiuta a comprendere la realtà.
Bello da vedere, a volte magari anche bello da vivere. Solo, bisogna essere consapevoli di come si sta guardando.

La vita si dà

Stamane, nel mio consueto passaggio da una palazzina all’altra dell’ospedale, ho scorto le prime tracce d’autunno.
Il cielo era azzurro, il sole caldo, avevo appena parlato con una collega in partenza per le vacanze: nell’atmosfera estiva, un po’ nascoste dalla chioma verde, ecco le prime foglie rosse.

Metafora della vita, eterno fluire del Tao. Un principio ha in sé i semi del suo opposto.
È bene ricordarselo, per navigare nelle acque complesse della vita.
Nulla è statico, gli equilibri son sempre dinamici, in divenire. A volte è faticoso, altre volte consolante.
Più tardi, un’altra immagine ha colpito il mio sguardo:

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Simmetrie, armonie che appaiono così, mentre stai camminando e non le stai cercando.
La vita si dà. In ogni momento.

Le vacanze stanno finendo…

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Foto dal treno e pensieri da fine vacanza.
Mi sono riposata, molto. Rilassata, pure. Impigrita, abbastanza. Sono arrivata ad alzarmi persino alle 9 la mattina (come dire mezzogiorno)! Ho letto sdraiata sul divano senza pensare ad altri impegni. Ho cucinato per gli amici.
La pacchia sta finendo, e mercoledì rientrerò al lavoro. Mi fa effetto, perché non ho mai lavorato ad agosto. Il rientro al lavoro ha sempre portato con sé la fine dell’estate, la ripresa generale delle attività, l’inizio vero dell’anno, i buoni propositi tipo dieta e attività fisica/iscrizione a qualche palestra. Di nuovo tutti a casa, al lavoro, a scuola, in coda la mattina. Di nuovo lo stress del trovare parcheggio la sera.
Invece ora rientrerò e saluterò molti colleghi in partenza. Troverò meno traffico e il parcheggio sotto casa, mi riterrò ancora parzialmente esonerata dai pensieri salutisti. Intorno a me c’è aria vacanziera, non di ripresa.
Mi fa strano tutto ciò: la forza dell’abitudine gioca la sua parte.
Altri pensieri e stati d’animo da fine vacanza, invece, si ripresentano puntuali e ricorrenti: un po’ di malinconia, di tristezza, un po’ di dispiacere per non essere riuscita a leggere tutto quel che avevo in attesa, per non aver fatto cose che avevo desiderio di fare.
Io tendo a riempire il tempo vacanziero di troppe aspettative, e so bene che alcune andranno deluse. In più -per me- l’abbondanza di tempo non va di pari passo con l’efficacia. Più ne ho e peggio lo impiego, mentre quando ne ho poco riesco a fare molte più cose, con maggior soddisfazione.
In qualche modo, l’abbondanza per me non è foriera di benessere, e la questione non è limitata al tempo. Forse nell’abbondanza si danno le cose per scontate, ci si rilassa, non si incontrano limiti stretti a far da sprone.
Nel Prologo del Faust, il Signore dice a Mefistofele:
“L’attività dell’uomo s’affloscia troppo facilmente ed egli si adagerebbe con piacere in un assoluto riposo. Perciò gli metto volentieri accanto un compagno che lo sproni, ed agisca e si comporti come diavolo.”
I limiti hanno la loro funzione necessaria. Il problema è sempre la misura: troppo larghi, si sbrodola, troppo stretti, son fonte di fatiche e dolori. Ma questo è.
Questioni filosofiche a parte, dopodomani tornerò alla sveglia la mattina, agli orari, al tempo che pressa. Passata la fatica del cambiamento di stato, superata l’inerzia, so che poi tornerò a camminare prendendo il passo e il ritmo, e ne avrò piacere… Gli sprint non sono il mio forte, e nemmeno le partenze; ma una volta avviata, le camminate lente e costanti, quelle sì, sono nella mia natura.