Archivio mensile:ottobre 2012

Urban walking

Ho trovato l’attività fisica che fa per me (oltre al Pilates): l’urban walking, la camminata veloce per la città. Tendenzialmente tutti i giorni, venti minuti, mezz’ora in giro per la città a passo svelto, seguendo i semafori verdi per non fermarmi, le strade meno affollate e meno trafficate… Giri senza una meta precisa, spinti dalla casualità e dalla curiosità.

A parte i benefici fisici, queste passeggiate si stanno rivelando più piacevoli del previsto. Intanto sono un modo diverso di vedere la città. Prendo nota mentalmente di luoghi o negozi interessanti o utili, che però colgo al volo, perché non mi devo fermare… Poi scopro angoli della città, vie sconosciute. E intanto ascolto la musica e lascio scorrere i pensieri e le sensazioni. Quando cammino normalmente il mio sguardo è più contemplativo: quieta l’animo e mi fa sentire centrata, va in profondità. Tutto rallenta e si espande; porta calma e pienezza.

Quando cammino veloce lo sguardo è spensierato, superficiale, sfiora ciò che incontra, non si sofferma su nulla, scivola via su cose e persone. Scorre con leggerezza, porta energia, vitalità, serotonina. Mostra un altro tipo di bellezza: più che la singola cosa l’insieme in movimento. È uno sguardo un po’ futurista… Apre l’animo a tante sollecitazioni.

Torno a casa contenta. Ho bruciato qualche caloria, ho dato un contributo al benessere fisico, ho mappato i negozi interessanti, ho scaricato un po’ le tensioni della giornata.

Sì, è proprio l’attività fisica che fa per me.

Diari e autobiografie

Un’amica mi dice che i diari e le autobiografie la mettono a disagio: a volte le sembra di intrufolarsi in qualcosa di troppo intimo e personale, altre la infastidisce un senso di narcisismo, di compiacimento nello scrivere di sé.

Comprendo i suoi vissuti, e condivido il fastidio per la scrittura troppo compiaciuta (valutazione peraltro soggettiva). Però penso anche ai diari che ho letto, alle autobiografie che mi hanno fatto compagnia in tanti momenti di vita. In quelle pagine degli esseri umani hanno messo a disposizione degli altri le loro storie, le loro riflessioni, prestando il fianco ad apprezzamenti e critiche. Si sono esposti, e ci vogliono anche generosità e coraggio per far questo.  Perché reggere  le critiche, spesso cattive e violente (quanto possono essere violenti anche il sarcasmo, e talvolta l’ironia!) non è proprio banale.

Siamo intrecciati di fili nobili e di fili poco o per nulla nobili… Ma se mi racconti qualcosa di autentico, se porti alla luce qualcosa che ha valore per te, quello sforzo merita rispetto.

Dunque, grazie a chi si espone per dare il suo contributo di testimonianza. Grazie ai diari e alle autobiografie che mi sono state compagne di viaggio preziose tanto quanto un amico. Grazie per la possibilità di condivisione che ho sperimentato e che mi ha fatta sentire parte dell’umanità.

E tra vita letta e vissuta, penso a una frase incontrata in uno dei diari a me più cari, quello di Etty Hillesum: “E’ la cosa più bella che conosca: leggere la vita dagli uomini.”