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Amo la vita

Un’ora libera, in attesa, seduta al parco. A guardar rami spogli e piccole gemme. Col ritmo della città che fuori dalla recinzione corre, ma qui rallenta, quieto.
Oggi sono contenta. Senza un motivo particolare. Semplicemente contenta di essere nella mia vita, con le relazioni umane che qui abitano o transitano per un po’. Amo queste persone, compagni di viaggio. Li amo in modi diversi e con differenti gradi di intensità. Osservo le loro bellezze: sguardi, gesti, sorrisi… Quell’essere nella vita senza mettersi in posa. O quel che traspare dietro la posa. Li guardo e mi sento vicina alle loro vite, solidale con i loro percorsi.
Arranchiamo tutti sotto lo stesso cielo, ma nello stare accanto il passo si fa più lieve e la forza si condivide.
Ovviamente non vedo solo bellezza intorno a me. E poi non sono cieca e le notizie dal mondo mi arrivano. Le lascio sullo sfondo, non posso fare un granché in quegli ambiti. Torno al mio raggio di possibilità, là dove ha senso ciò che sono e faccio.
Amo la vita, con leggerezza e profondità.

Nel mezzo dell’inverno

Sulla pagina Facebook de “Il mestiere di scrivere” trovo questa bella riflessione di Albert Camus: “Mia cara, nel bel mezzo dell’odio ho scoperto in me un invincibile amore. Nel bel mezzo delle lacrime ho scoperto in me un invincibile sorriso. Nel bel mezzo del caos ho scoperto in me un’invincibile tranquillità. Ho compreso, infine, che nel mezzo dell’inverno vi era un’invincibile estate. È ciò mi rende felice.”
Mi piace, e mi ci ritrovo. Anche a me è capitato di trovare oasi di tranquillità nel caos, sorrisi tra le lacrime, gioie in mezzo a periodi difficili.
È facile essere felici quando le cose vanno bene, più impegnativo non farsi trascinare dalla corrente di fatica e dolore, e cercare vita in ogni momento, complessità, senso, motivi per andare avanti. Cercare bellezza, nutrimento per l’anima e lo spirito. Amare. Soprattutto amare. Perché amare ci fa sentire connessi con altri esseri umani, ci fa sentire vicine le persone che amiamo, ci rianima quando ci sembra di non farcela più. Lo vedo ogni giorno.
Penso ad A. Una donna semplice con una cartella clinica poderosa. Ha affrontato dialisi, ricoveri e interventi, per anni. Parlava di suo marito come se fossero novelli sposi, e si avvicinavano alle nozze d’oro. E poi voleva bene a medici e infermieri, che ricambiavano. Perché non potevi non volerle bene. Ce la ricordiamo tutti, A. Trovava sprazzi d’estate nel bel mezzo di gelidi inverni. Amava suo marito, e amava la vita, nonostante tutto.
Preziosa testimonianza di vita.

Oggi sono felice

Oggi sono felice. Certo l’avvicinarsi delle vacanze aiuta. E poi il cielo azzurro di questi giorni, unito all’aria fresca che richiede un golfino di cotone, è una meraviglia.
Guardo la donna, più o meno mia coetanea, impegnata a tener l’equilibrio su tacchi insensati alle 10 di sera, figuriamoci alle 8 di mattina, a tenere la gonna che l’aria fa svolazzare, a tenere la pettinatura che il venticello scompone. Gli zigomi, invece, ci ha pensato il chirurgo a tenerli su, eliminando per sempre la possibilità di sorridere e ridere pienamente. Il sonno della capacità di accettare l’invecchiamento produce mostri.
Cammino stabile nella mia vita. Tacchi bassi, capelli corti che neanche la bora riuscirebbe a spettinare, abbigliamento che non tradisce. Al di là del concreto, è così che mi sento: il baricentro regge e continua a mantenere la rotta. Questi ultimi due anni sono stati impegnativi, e anche se ora la strada sembra essere meno accidentata, il cammino richiede ancora concentrazione.
Rimane che camminare è comunque un’esperienza bellissima, e che il senso di tante fatiche e gioie fa traboccare l’animo di gratitudine.
Sono consapevole delle mie fortune. Pur nell’impegno, la vita sinora è stata generosa con me.
E da qui, dalla strada che percorro, testimonio il panorama che vedo.
La navetta è arrivata a destinazione. Le sonate per violino di Geminiani mi hanno accompagnata. Scendo congelata dall’aria condizionata, e assaporo il sole sul viso.
Mi fermo un attimo sulla panchina per inviare il post.
Buona giornata a tutti!

P.s. Ma i bifogli porteranno fortuna come i quadrifogli? 🙂
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Domenica di felicità

Oggi post leggero come la mia domenica. Stamattina mi sono alzata e me la sono presa comoda: ho impiegato più di un’ora a fare colazione, e non perché abbia mangiato tanto, ma perché tra una cucchiaiata di yogurt e l’altra ho letto e commentato alcuni post, con calma, col piacere di una chiacchierata tra amici.
Poi, mi sono decisa: la mia planetaria mi guardava da troppo tempo con sguardo mesto, chiedendomi di impastare qualcosina, sbattere anche solo qualche rosso d’uovo, così, tanto per non sentirsi inutile e riprendere un po’ di autostima e di fiducia in se stessa. Stava conducendo da troppo tempo un’esistenza senza senso, e mi guardava con occhi imploranti, tipo il gatto di Shrek.
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Non ho potuto resistere a quello sguardo, e così oggi ho fatto il pane e la torta per la colazione. E mi sono sentita ancora meglio.
Ci sono attività che offrono innalzamento dell’umore garantito e immediato. Tra queste (rimanendo in ambito domestico) metto senz’altro: impastare il pane col profumo di lievito che ti rimane sulle mani; lasciare nella ciotola generose tracce di quell’impasto morbido e spumoso versato nella tortiera e poi dedicarsi alla pulizia accurata della ciotola (slurp!); veder lievitare in forno pane e torta (non insieme), col relativo profumo che si diffonde per casa.
Benessere puro.
Così, dopo aver trafficato in cucina ed essermi dedicata a qualche faccenda domestica, ora sprofondo sul divano con grande soddisfazione.
E subito dopo l’invio di questo post, un libro mi aspetta.
Oggi sono felice.

P. S. Perdonatemi questo momento di compiacimento, rimirando i prodotti finali.
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Zampillii di felicità

Ma questi improvvisi zampillii di felicità! Che arrivano così, senza particolari motivi se non la gioia di essere viva, nel mondo. Spesso la musica nelle orecchie aiuta, e l’aria fresca sul viso mentre cammino anche. Basta poco, a volte. Fortunatamente. Perché il molto non è spesso disponibile. E il poco è già molto, perché l’ancor meno o lo storto sono pur sempre più vicini di quel che vorremmo.
Così stamane mi godo il sole piacevole che non fa ancora sudare, il cielo azzurro, il venerdì, la vigilia del mio compleanno, l’andare a un corso di aggiornamento che spero interessante, le sonate per violino di Biber che da tempo non ascoltavo.
Buona giornata a tutti!
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P.s. La foto non è un granché ma rende l’idea…

Nuvoloso con possibile felicità

Devo alla mia amica Donatella l’incontro con questa Ted talk.
Vi consiglio di prendervi dieci minuti di tempo per ascoltarla, e seguire i pensieri leggeri e profondi che troverete.
“Ogni tanto vivere con la testa fra le nuvole aiuta a tenere i piedi per terra.”

http://www.ted.com/talks/gavin_pretor_pinney_cloudy_with_a_chance_of_joy.html

Mattina libera

Una mattina libera, aspettando che l’elettrauto faccia il suo lavoro. Cammino per la città che si risveglia, e un grattacielo invaso dalla luce rosa del sole che sorge mi fa girare gli occhi verso quel piccolo spicchio di cielo visibile anche da qui, soffocato dai palazzi che chiudono l’orizzonte e limitano il respiro dello sguardo. Questo sguardo che inciampa su confini di cielo troppo stretti è una delle poche cose che mi dispiace del vivere in questa città. Riesco a trovare spazi verdi, alberi da guardare, ma le albe e i tramonti qui si fanno desiderare, e si mostrano solo in qualche riflesso alto nel cielo, che supera le barriere dell’edilizia urbana. Pazienza. Prendo il lato buono e mi faccio sorprendere e stupire dagli sprazzi che vedo, quando li vedo.
Cammino col senso di libertà dell’andare senza meta, nell’aria fresca che non fa rabbrividire, e guardo, guardo frammenti di vita che scorrono con me.
Sono nella mia vita, e questo mi rende felice. Pur nelle difficoltà che ci sono.
Ho iniziato l’anno con questo senso di quiete interiore, mare profondo che sta anche se la superficie si agita.
Sono grata. Provo ciò che David Steindl-Rast dice nella conferenza citata qui. Comprendo profondamente le sue parole perché le vivo.
E qui, in questo bar piuttosto affollato, col rumore del chiacchiericcio e dell’inevitabile musica di sottofondo, riesco persino a concentrarmi e a scrivere.
Sono felice, di quella felicità che scorre come un ruscello di montagna, vivace e tranquillo.
Leggerezze e pesantezze convivono in equilibrio. E io riprendo il cammino.