Archivi categoria: Immagini e stati d’animo

Strade d’agosto (prima parte) : passanti

Oggi sono felice.
Da un po’ cercavo nuovi sguardi attraverso l’obiettivo. Non nuovi in assoluto, ovviamente. Nuovi per me.
Oggi ho camminato un po’ per strade deserte: strade quotidiane, che conosco bene. L’aria fresca -quasi non ho sudato!- mi sono lasciata guidare dalla vista, da quel modo di guardare che a volte accade, e ti fa scoprire le cose note in una luce diversa. Divento io stessa un po’ pellicola impressionabile da luci e forme, obiettivo che si apre o si stringe, che sposta il fuoco da molto vicino a molto lontano, e incontra quel che incontra, senza averlo cercato.
Sono momenti preziosi in cui il quotidiano vive, canta, danza.
Poi ho fatto anche le foto, ma l’esperienza più bella è interiore.

Cosa nuova per me, qui trovate delle persone. Sto a distanza, perché mi imbarazza ancora andare vicino…E poi, quello che mi colpisce, non sono tanto le persone in se stesse, ma l’attimo di vita che mostrano.

Logorare un po’ la nostra soglia

Oggi sono stanca e meditativa. Guardo le persone sul tram, osservo particolari, penso a quanto la vita lasci traccia sui nostri corpi. E penso alle tracce meno visibili -impresse nel nostro cervello- che segnano e guidano i nostri comportamenti, le emozioni, i pensieri. Le tracce di ciò che abbiamo vissuto, delle ferite, dei successi, degli apprendimenti.

“Soglia: oh, pensa che è, per due che si amano
logorare un po’ la propria soglia di casa già alquanto consunta…”
Rilke, Nona elegia duinese

Mi vengono in mente questi versi, anche un po’ fuori dal contesto di quell’elegia.
La vita logora le nostre soglie: nel bene e nel male. Logora gli spigoli, ammorbidendoli, rendendoli più saggi, più ricchi di sfumature. Logora le difese, le asperità. A volte logora la pazienza, logora le forze, e da curve aggraziate tira fuori asprezze, spuntoni.
Guardo le persone e vedo le loro soglie consunte. Le ascolto, e vedo particolari più piccoli e sfumati di quelle soglie, ne vedo la storia, i percorsi di consunzione.
Provo rispetto per quelle testimonianze viventi, e per la mia.
Quando un urto ci scalfisce, non sappiamo mai fin dove arriveranno i segni: bene e male si intrecciano sempre, e quell’intreccio che continuamente cambia è il senso che troviamo giorno per giorno. Sculture, dipinti, arazzi… Questo siamo, a guardarci. Ma sculture, dipinti, arazzi che mutano. I nostri confini si modificano, modificando la visione d’insieme.
Quando fermo lo sguardo sul dipinto che sono oggi vedo le tracce che l’hanno formato, e intorno alle quali si sono svolti i disegni, le sfumature… Le stesse tracce, nel tempo, hanno dato luogo a immagini diverse, perché diverso il senso trovato.
Per questo credo che nella vita ci voglia pazienza, e la capacità -tutta da allenare- di prendere un po’ di distanza dall’immediato, di non aderire totalmente alla visione ristretta del momento. La vista corta affanna, mentre nel respiro profondo dell’orizzonte più vasto possiamo trovare pace, possiamo fare pace con le nostre smanie, con le aspettative deluse, i progetti falliti, le ferite, forse anche i dolori.
Dobbiamo respirare dentro la nostra vista corta, che accentua le tensioni, affanna il pensiero, agita le emozioni. Respirare anche senza la fiducia nell’orizzonte che potrà apparire. Respirare e basta, come si respira nello stretching: il corpo duole, vorrebbe mollare, ma ad ogni soffio d’aria che esce dai polmoni la tensione si scioglie un poco, e via via il corpo duole meno. Non importa il traguardo: ci sono limiti che non si superano. Importa il percorso, la sensazione di benessere che lentamente ci pervade, il confine spostato un poco più in là.
Tracce, disegni…
Così oggi respiro, rallentando la corsa del fare, degli impegni quotidiani. Oggi respiro e lascio che si sedimentino le increspature di superficie… Respiro per vedere meglio il disegno, e fare nuovi ritocchi.

“Là non è chi si guardi
o stia di sé in ascolto.
Quivi sei alle origini
e decidere è stolto:
ripartirai più tardi
per assumere un volto.”
Montale, Portovenere

Passeggiando un sabato mattina

Esco presto, a gironzolare un po’ con la mia Canon. La bellezza del primo mattino, l’aria fresca, poca gente per strada: cammino facendomi guidare dallo sguardo, come se non ci fosse nient’altro da fare. Attimi di gioia pura, nella mia solitudine mattutina abitata da tutte le persone a cui voglio bene, e che porto sempre con me.

E porto tutto con me

Ultimamente scrivo poco. La vita scorre serena, e in questo scorrere quieto ho meno cose da dire.
Mi torna spesso in mente il finale di 8 1/2 di Fellini, perché è un po’ così che mi sento: conciliata con i personaggi del mio mondo interiore e da loro accompagnata. È una bella sensazione.
Quel girotondo finale è un capolavoro ed esprime profondamente il sentimento che provo anch’io: uno sguardo amorevole verso la propria vita, tutto compreso. L’accoglimento di tutto ciò che è stato ed è. L’intreccio in cui si fondono, senza confondersi, persone e momenti.
Sono grata alla vita.
E grazie Fellini…

Passeggiata zen

Finalmente una mattina di quiete. Passeggiata in città in compagnia di Vivaldi, svicolando per le strade meno affollate, fino ai giardini di via Palestro. Qui rallento il passo e mi lascio incantare dagli alberi imponenti: che invenzione magnifica sono i parchi in città! A pochi passi da rumori e traffico, qui si respira tranquillità.
Cammino lenta, guardo, scatto. Vivaldi è sempre con me. Ed è meraviglia a ogni passo.