Quando si quietano i venti del fare

Amo questi giorni dell’anno. Finalmente mi fermo davvero. Il che significa che anche la testa rallenta e i pensieri si fanno più quieti.
Ora le riflessioni e gli stati d’animo degli ultimi mesi prendono una forma più definita e mi indicano le modifiche di percorso, le priorità da non trascurare.
Ho corso troppo. Concretamente e ancor di più con la mente, spesso in affanno a inseguire impegni e passioni: il lavoro, la casa, gli affetti, la fotografia, i libri…
Giorni che diventavano settimane, settimane che volavano in mesi: tutto troppo veloce, troppo pieno e mai sazio.
Weekend troppo corti e troppo carichi di desiderata. Il senso del tempo che fugge, e il non riuscire a star dietro a tutto. Tempo dedicato a un dovere e strappato a un piacere, e viceversa; tempo impegnato in un interesse e sottratto a un altro altrettanto interessante interesse.
Questo tempo natalizio è stato un lento rallentare; quando corro così mi ci vuole tempo anche per riuscire a fermarmi, non solo per una più o meno breve parentesi.
Dalla ruota del criceto a questa immagine di Hokusai.


In questi giorni sto spazzando la ruota, cerco di prendermene cura, senza correrci dentro.

“…la più visibile delle felicità, /non si palesa a noi se non quando nell’intimo noi la trasmutiamo./
In nessun dove, amata, ci sarà mai mondo se non in noi.”
Rilke, Settima elegia duinese

Il tempo corre veloce, la vita pure. Solo quando riesco a fermarmi trovo il baricentro e allora il tempo interiore rallenta e vivo più intensamente la vita. Lì trovo senso e serenità. Eppure, nonostante sappia bene che quella è la strada, finisce che a un certo punto la perdo. I venti del fare mi portano via, mi fanno riprendere la corsa nelle terre dove non c’è mai tregua.
La quiete che mi fa respirare, che placa le irrequietezze e le smanie, è figlia di un costante esercizio interiore a stare nel qui e ora, a fermarsi pur andando.
Riprendo il cammino nella consapevolezza di dover mantenere la pratica di quegli esercizi interiori. Ho scritto una serie di cose -poche- che non devo perdere di vista: più che buoni propositi, esercizi spirituali quotidiani, palestra per la mente e per il corpo.
“In nessun dove ci sarà mai mondo se non in noi”.
È allora, e da quello spazio interiore, che la vita si schiude e mostra la sua complessa ricchezza in ogni piccolo scorcio quotidiano. Ogni cosa diventa illuminata, nel suo specifico intreccio di dolore e di gioia. Il mondo esterno e quello interiore dialogano e fluiscono insieme.
Quando accade, respiro e mi godo il viaggio.

8 pensieri su “Quando si quietano i venti del fare

  1. yourcenar11

    … ed è proprio ciò che mi sono proposta anch’io. Può sembrare strano per una che non lavora più, ma per non provare un senso di inutilità, appena sto bene mi carico sulle spalle una serie di impegni, più per gli altri che per me stessa. E invece, devo rallentare e riprendere a respirare più lentamente…

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