Ricami

Ascolto stanchezze e desideri irrealizzabili, illusioni e speranze realistiche, voglie di fuga dalle pressanti necessità e immersioni nella cruda realtà.
Ascolto emozioni allo sbando, e non sono quasi mai -se non mai- buone consigliere, e tantomeno guide verso la serenità.
E allora bisogna far quietare le emozioni, dopo aver dato loro possibilità di espressione.
E poi riprendere contatto forte con le radici, con le priorità e con i valori che sentiamo nostri: tutto ciò è un’àncora che rallenta lo sbando e lentamente lo frena.
E poi rimanere saldi lì. Non con la forza ma con la flessibilità, con amorevolezza e perdono, con lo sguardo orientato verso ciò che c’è e non verso ciò che manca, o è troppo lontano, forse irraggiungibile.
Il desiderio e il piacere, se lasciati liberi, portano fuori strada e sono fonte di sofferenza: in questo credo che abbiano ragione i buddisti. Ma neanche la totale rinuncia è strada percorribile, per me.
Vedo invece possibile il lento cucire l’alto col basso, il desiderio con la realtà, il piacere col possibile: un ricamo sempre in divenire.
È un percorso faticoso, mai lineare, sempre a rischio di uscite di strada. E quando questo accade, ci vuole più tempo per ritrovare il centro, ma quel tempo e quella strada in risalita portano nuovo radicamento, più saldo e profondo. Riportano luce nelle radici nascoste e linfa a rafforzarle.
Se sbandare è inevitabile, alla fine si rivela necessario.
Il tempo perduto è ritrovato, e con lui il senso.

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