Quando proprio ci vuole Bach

Stasera torno a Bach. Le note di una Passacaglia nelle orecchie, a fare silenzio interiore.
Torno a casa accompagnata dai volti e dagli sguardi che oggi ho incontrato, e se ora qualcuno mi chiedesse come sto, non saprei rispondere. Sto in un complesso di emozioni e pensieri, un po’ affaticata, un po’ contenta, un po’ dubbiosa, pensierosa, preoccupata; un po’ serena e un po’ no.
Si affacciano alla mente sorrisi e sguardi tristi, sconfortati; ritorna uno sguardo più sconfortato di altri.
Avrò fatto tutto ciò che potevo per quegli sconforti? Tra impotenza e onnipotenza c’è l’enorme spazio del possibile, del limite, e ne sento la responsabilità. Uno spazio sempre oggetto di interrogativi, quasi mai sgombro di nuvole.
Stasera proprio ci voleva Bach. Pensieri ed emozioni scorrono, e io sto. Questa sera sto nel bicchiere contemporaneamente mezzo pieno e mezzo vuoto, sto nei limiti e nelle possibilità, sto nella serenità e nelle domande, nella gioia e nella pesantezza. Sto in equilibrio, e ogni elemento che compone la complessità mantiene la sua forma, non si modifica nell’incontro con gli altri. La pesantezza non è meno pesante perché sta accanto alla gioia. Ma anche la gioia non è meno sorridente perché si accompagna alla fatica.
Porto tutto con me, e Bach offre argini per contenere quel fiume che scorre, potente e grave.
Ascolto e camminando guardo i giochi di luce sui marciapiedi bagnati, respiro il profumo di pioggia che persino in città si fa sentire. Ho nel cuore le persone che amo.

7 pensieri su “Quando proprio ci vuole Bach

  1. yourcenar11

    Grazie Chiara, anch’io oggi dopo la seduta di immunoterapia, non saprei rispondere alla domanda: come sto? Come mi sento? Un po’ bene e un po’ così così, mi sento oscillare, sono un po’ instabile, con negli occhi i volti di tante persone di ogni età ed espressione. Tante con i turbanti a nascondere la caduta dei capelli, giovani e anziani che pazientemente si sottopongono alla chemioterapia, i sorrisi delle infermiere e la loro pazienza. Ogni volta che esco mi porto dentro questa umanità che condivide con me il peso di un cancro, con i familiari che li accompagnano, li accudiscono, li aspettano e spesso si fanno vedere di tanto in tanto in ambulatorio per vedere come va. Io non sempre riesco – come te – a trovare argini per contenere tutto… Ciao!
    Cristina

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    1. sguardiepercorsi Autore articolo

      Cara Cristina, il tuo cammino è molto impegnativo, e tu lo stai percorrendo con grande forza e voglia di vivere… I tuoi argini immagino siano lì, anche quando ti sembra che non ci siano.
      Un grande abbraccio

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      1. yourcenar11

        Il bello è che sono stata invitata a comunicare la mia esperienza di paziente e di volontaria in un’associazione che si occupa di cure palliative in un prossimo convegno che si svolgerà all’Oncologico di Bari. Ho accettato, ma temo di non farcela a parlare con serenità, senza farmi tradire dall’emozione; non quella di parlare in pubblico, ma da quel nodo in gola che si affaccia ogni volta che invece di scrivere, parlo della mia malattia. Me lo dai un consiglio?
        Un abbraccio anche a te, cara!

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        1. sguardiepercorsi Autore articolo

          Quest’autunno ho partecipato a un convegno dedicato alle donne con tumore al seno. Alcune hanno raccontato la loro esperienza. Emozionate, con a tratti il nodo in gola e altri segni di emozioni difficili da contenere. Testimonianze preziose proprio perché autentiche. Non ti preoccupare del nodo in gola. Sarai una ricca e importante testimone.
          Un abbraccio! 😘

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