Logorare un po’ la nostra soglia

Oggi sono stanca e meditativa. Guardo le persone sul tram, osservo particolari, penso a quanto la vita lasci traccia sui nostri corpi. E penso alle tracce meno visibili -impresse nel nostro cervello- che segnano e guidano i nostri comportamenti, le emozioni, i pensieri. Le tracce di ciò che abbiamo vissuto, delle ferite, dei successi, degli apprendimenti.

“Soglia: oh, pensa che è, per due che si amano
logorare un po’ la propria soglia di casa già alquanto consunta…”
Rilke, Nona elegia duinese

Mi vengono in mente questi versi, anche un po’ fuori dal contesto di quell’elegia.
La vita logora le nostre soglie: nel bene e nel male. Logora gli spigoli, ammorbidendoli, rendendoli più saggi, più ricchi di sfumature. Logora le difese, le asperità. A volte logora la pazienza, logora le forze, e da curve aggraziate tira fuori asprezze, spuntoni.
Guardo le persone e vedo le loro soglie consunte. Le ascolto, e vedo particolari più piccoli e sfumati di quelle soglie, ne vedo la storia, i percorsi di consunzione.
Provo rispetto per quelle testimonianze viventi, e per la mia.
Quando un urto ci scalfisce, non sappiamo mai fin dove arriveranno i segni: bene e male si intrecciano sempre, e quell’intreccio che continuamente cambia è il senso che troviamo giorno per giorno. Sculture, dipinti, arazzi… Questo siamo, a guardarci. Ma sculture, dipinti, arazzi che mutano. I nostri confini si modificano, modificando la visione d’insieme.
Quando fermo lo sguardo sul dipinto che sono oggi vedo le tracce che l’hanno formato, e intorno alle quali si sono svolti i disegni, le sfumature… Le stesse tracce, nel tempo, hanno dato luogo a immagini diverse, perché diverso il senso trovato.
Per questo credo che nella vita ci voglia pazienza, e la capacità -tutta da allenare- di prendere un po’ di distanza dall’immediato, di non aderire totalmente alla visione ristretta del momento. La vista corta affanna, mentre nel respiro profondo dell’orizzonte più vasto possiamo trovare pace, possiamo fare pace con le nostre smanie, con le aspettative deluse, i progetti falliti, le ferite, forse anche i dolori.
Dobbiamo respirare dentro la nostra vista corta, che accentua le tensioni, affanna il pensiero, agita le emozioni. Respirare anche senza la fiducia nell’orizzonte che potrà apparire. Respirare e basta, come si respira nello stretching: il corpo duole, vorrebbe mollare, ma ad ogni soffio d’aria che esce dai polmoni la tensione si scioglie un poco, e via via il corpo duole meno. Non importa il traguardo: ci sono limiti che non si superano. Importa il percorso, la sensazione di benessere che lentamente ci pervade, il confine spostato un poco più in là.
Tracce, disegni…
Così oggi respiro, rallentando la corsa del fare, degli impegni quotidiani. Oggi respiro e lascio che si sedimentino le increspature di superficie… Respiro per vedere meglio il disegno, e fare nuovi ritocchi.

“Là non è chi si guardi
o stia di sé in ascolto.
Quivi sei alle origini
e decidere è stolto:
ripartirai più tardi
per assumere un volto.”
Montale, Portovenere

21 pensieri su “Logorare un po’ la nostra soglia

  1. massimolegnani

    Proponi del logoramento interiore un’immagine nel complesso positiva e trovo quest’aspetto, anche se forse esula dal significato originale della parola, assai affascinante, con quel levigare gli spigoli e coltivare la pazienza.
    E poi mi sono sempre piaciute le soglie di casa che mostrano un minimo avvallamento al centro consumato dalle tante suole che sono entrate in casa.
    Molto piaciuto,
    ml

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  2. Astralla

    Articolo meraviglioso…è vero, siamo soglie, il tempo e gli eventi ci logorano, non possiamo fare altro che respirare ed accogliere i cambiamenti portati dagli avvenimenti facendoli diventare sempre di più come arazzi, dipinti, bellezza, ed usandoli come esperienze, doni e non come pesi e ferite. Grazie per questo paragone che fa davvero pensare.

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  3. yourcenar11

    L’ha ribloggato su LE PAROLE PER DIRLOe ha commentato:
    “Trovare pace nel respiro profondo dell’orizzonte”.
    Chiara è una blogger che con ogni suo post riesce sempre a darmi qualcosa di cui sento il bisogno, è come un regalo inaspettato!
    Ci pensavo in questi giorni, alla vita che lascia traccia sui nostri corpi e a tutti quei segni invisibili che rimangono impressi nel nostro cervello e condizionano emozioni, gesti, comportamenti e pensieri.
    E poi, ecco il suo consiglio piú reale: dobbiamo respirare, anche se ci costa fatica, respirare e basta come si fa nello stretching, anche se il corpo duole… Ma è tremendamente vero ció che (mi) dice: “ad ogni soffio d’aria che esce dai polmoni la tensione si scioglie un poco … con la sensazione di benessere” che a poco a poco ci invade.
    È ció che sto provando anch’io da quando sto imparando a respirare meglio e l’affanno lentamente sembra scomparire. È anche questo un modo per affrontare la mia malattia e non lasciarmi sopraffare: “fare pace con le nostre smanie, scrive ancora Chiara, i progetti falliti, le ferite, forse anche i dolori”. Per me, senza il “forse”, fare pace con il dolore psicologico e psichico, che non passa, e imparare ad accettare la paura come compagna.

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  4. intempestivoviandante

    Ci vuole pazienza e però ci vuole anche fidarsi dell’istinto, che è cosa diversa dalla fretta. Fermarsi a guardare le tracce, i segni che ci hanno formato, lasciarsi anche un po’ logorare, ascoltare il respiro per accogliere poi nuovi segni, nuove tracce, ripartire per nuovi pensieri, nuove emozioni, vivere anche l’attimo. bello questo post 🙂

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