Danzando tra le spine

A volte guardo la vita e sono attraversata da un brivido di non senso.
Mi guardo intorno e sento le parole del replicante di Blade Runner: “… e tutti quei momenti andranno perduti nel tempo, come lacrime nella pioggia.”
Scorriamo via, scorrono le nostre vite, ciò che di quelle vite abbiamo fatto… Siamo noi, il nostro mondo, e passerà.
Quel brivido di non senso raffredda, mette distanza, crea estraneità.

“Egli avanzò. Tornato.
Senza respiro stiè: su quella vetta,
senza ringhiera. Ed in possesso, alfine,
d’ogni Dolore, -assortamente, tacque.”
Rilke, “La discesa di Cristo all’Inferno”, da: Frammenti e Ultime poesie

È un percorso, ripetuto, che inizia con la consapevolezza del dolore, del male, della morte e prende molte strade. A volte distruttive, a volte piene di vita.
Dopo il silenzio, quando lo sguardo si alza nuovamente sul quotidiano che scorre, arriva un nuovo senso di pienezza leggera, di calore, di gioia grave.
Quel brivido di non senso è fonte di vita. Senza quel freddo, non sapremmo cogliere l’infinito nel qui e ora.
Danziamo, fragili e vulnerabili, tra le spine della vita. E la danza, danzata con chi amiamo, danzata insieme a tutte le persone che danzano con noi, ci porta oltre il non senso, oltre le spine, nella pienezza del vivere.

Questo corto è un gioiellino di poesia.

13 pensieri su “Danzando tra le spine

  1. libera.mente

    ben scritto! e poi, come vedi, basta trasformarsi in altro, pure con ali che aiuta…
    ma è tutto precario sul filo e si è senza rete
    allora forse un pò di non sense ci fà bene e
    rischiara i buchi neri delle nostre animelle complesse 😉

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  2. lamelasbacata

    Capita anche a me, un silenzio improvviso che mi sorprende nell’attimo che sto vivendo e mi proietta al di fuori, mi guardo scorrere, vedo il non-senso di tutto questo affannarsi ma, nonostante tutto, rientro in me e provo a vivere

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  3. avvocatolo

    i tutto quanto, della Mora, di quella vita di noialtri, che cosa resta? Per tanti anni mi era bastata una ventata di tiglio la sera, e mi sentivo un altro, mi sentivo davvero io, non sapevo nemmeno bene perché. Una cosa che penso sempre è quanta gente deve viverci in questa valle e nel mondo che le succede proprio adesso quello che a noi toccava allora, e non lo sanno, non ci pensano. Magari c’è una casa, delle ragazze, una stazione, c’è uno come me che vuole andarsene via e far fortuna – e nell’estate battono il grano, […] tutto succede come a noi. Dev’essere per forza cosí. I ragazzi, le donne, il mondo, non sono mica cambiati. Non portano piú il parasole, la domenica vanno al cinema invece che in festa, […] le ragazze fumano – eppure la vita è la stessa, e non sanno che un giorno si guarderanno in giro e anche per loro sarà tutto passato. La prima cosa che dissi, sbarcando a Genova in mezzo alle case rotte dalla guerra, fu che ogni casa, ogni cortile, ogni terrazzo, è stato qualcosa per qualcuno e, piú ancora che al danno materiale e ai morti, dispiace pensare a tanti anni vissuti, tante memorie, spariti cosí in una notte senza lasciare un segno. O no? Magari è meglio cosí, meglio che tutto se ne vada in un falò d’erbe secche e che la gente ricominci.” La luna e i falò…. mi hai ricordato questo pezzo.

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