Il sottobosco degli umori

Ad ascoltarlo, l’umore cambia più o meno sottilmente diverse volte nell’arco di ventiquattr’ore. Sfumature o colori marcati attraversano le ore della giornata, si intrecciano, fluiscono. Li lascio fare. Ovviamente con quelli buoni si sta bene. Ho capito, invece, che il modo migliore -e anche più veloce- per superare gli umori grigi è lasciare che stiano con me, accettare la loro presenza come compagni che mi camminano a fianco, finché non se ne vanno. Perché spesso, impercettibilmente come sono venuti, impercettibilmente se ne vanno.
Il sottobosco degli umori è ricco e variegato. A volte è appena percettibile, e ci vogliono silenzio e calma per comprendere di quali forme è fatto in quel momento. Spesso ho l’impressione che quegli stati d’animo abbiano solo bisogno di essere riconosciuti e accettati, come qualunque essere umano vorrebbe per se stesso, e una volta che sono stati accolti, se ne vanno tranquilli, messaggeri che hanno compiuto il loro compito e che possono tornare alla loro vita.
Altrimenti, come individui non amati, si ostinano a reiterare il loro messaggio, non se ne vanno, chiedono attenzione, puntano i piedi. Rimangono lì, cocciuti, arrabbiati.
Meglio amarli, se possibile. O perlomeno accoglierli riconoscendo la loro dignità d’esistenza.
Tutto scorre.

28 pensieri su “Il sottobosco degli umori

  1. massimolegnani

    guarda, la definizione metaforica che dai di quell’amalgama interiore che ci accompagna e muta da mattino a sera, è quanto di più esatto potessi scrivere: il sottobosco non è univoco anche se fa macchia, c’è la felce e il fiore, l’arbusto rinsecchito e il cespuglio vigoroso. così il nostro stato d’animo non è mai lineare, spesso contraddittorio, in ogni caso variegato, un sottobosco di umori, appunto.
    e l’unica, come suggerisci, è accettarlo per quello che è, senza forzature.
    ml

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    1. sguardiepercorsi Autore articolo

      Non è questione di genere… La variabilità della vita interiore riguarda anche i maschi. Dipende poi dal livello di consapevolezza e da quanto una persona è impulsiva. Posso agire i miei stati d’animo senza consapevolezza, oppure ascoltarli e mediarli. Fa molta differenza! 🙂 tra un’impulsività isterica e la capacità di dare parola consapevolmente, e anche di non buttare addosso agli altri i propri malumori c’è una bella differenza! 🙂

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  2. Aurore2014

    Sono pienamente d’accordo con questa tua analisi degli umori… non è facile accogliere quelli cattivi, raramente io ci riesco, ma quando capita verifico che è esattamente come dici tu, se ne vanno più velocemente. 🙂 Bentornata.

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  3. IlSaggio

    Davvero una bellissima ed intelligente riflessione, non ci avevo mai pensato.
    Il problema è che ci sono persone della qualche forse (purtroppo) faccio parte anche io, dove anche la più misera delusione o umore negativo lo vive con una pesantezza tale da renderlo un problema irrisolvibile, anche il più minimo.
    Oppure questo è semplicemente l’effetto che fa il fatto di continuare a pensarci e volerli eliminare a tutti i costi?

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    1. sguardiepercorsi Autore articolo

      Mi hai fatto venire in mente un detto: “piègati, giunco, che il fiume passa.”
      Certo i problemi gravi non passano velocemente, ma comunque quell’atteggiamento di accettazione aiuta ad affrontarli meglio. E se poi i malumori o le tristezze sono per cose poco importanti, a farli scorrere passano prima… 🙂

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  4. leparoledinessuno

    Ho un cattivo rapporto con gli umori ! Penso si sia capito dal mio ex-blog (ho cancellato tutto proprio spinto da uno dei tanti umori negativi).
    Penso però che essi facciano parte della nostra Vita, ed io risolvo quelli negativi, dando un taglio netto a ciò che li ha prodotti. In me, cerco di far stare solo quelli mediamente positivi oppure innocui. Da sempre, da quando sono nato, non ho mai avuto un buon rapporto con rancori, umori, malesseri vari. Solo quando ‘razionalizzo definitivamente’ scompaiono per sempre.
    … Avrò fatto la solita minestra di parole…

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    1. sguardiepercorsi Autore articolo

      Io credo -almeno, questa è la mia esperienza- che quando ti ribelli a uno stato d’animo quello fatica di più ad andarsene, può diventare cattiva abitudine. Accoglierlo lo depotenzia, e passa da sé…
      Ciao Chiara, bentrovata! 🙂

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      1. chiaralorenzetti

        Infatti non dico di ribellarsi, dici molto bene, fa poi fatica ad andarsene. Solo che alle volte si tende a crogiolarsi in alcuni stati d’animo, vuoi per pigrizia, vuoi per vittimismo, vuoi ancora per farci commiserare o per autocommiserarci.
        Una volta accolto, riconosciuto, si deve lavorare per allontanarlo, non sono tanto sicura che passi da sé, o almeno, da me, quelli più resistenti, i peggiori, da sé non se ne vanno.
        Ciao Chiara 🙂

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        1. sguardiepercorsi Autore articolo

          In effetti il discorso è molto ampio. Ci sono stati d’animo che persistono, con cui dobbiamo fare i conti a lungo. In genere, sono legati a condizioni esterne, di vita, che danno il loro bel daffare. Io mi riferivo a umori più sottili, appunto un sottobosco variegato, che a volte sembra scollegato da influenze esterne, si muove tutto all’interno. E quello può cambiare parecchio nell’arco di una giornata, o anche impiantarsi su toni sgradevoli o comunque grigi. A quelli mi riferivo.
          Rispetto agli altri, il lavoro che ci mettiamo è più impegnativo… In ogni caso quando accogli e cerchi di capire, instauri un dialogo interiore, elabori, e questo trasforma i vissuti, e può rendere possibile allontanarli.

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