Il coraggio della realtà

“Sa, a volte vorrei proprio voltare pagina, buttarmi tutto alle spalle e non avere più questo carico di preoccupazioni. Vorrei che finisse, vorrei tornare a vivere una vita serena, normale. Purtroppo, la realtà è che la soluzione al problema richiederà tempo. Qualche anno, non qualche mese. Sperando che vada bene, e non si aggiungano altri carichi nel frattempo.”
Comprendo bene il suo desiderio, perché anche se i fardelli sono tanti e di diversa natura, il peso è questione umana, così come il desiderio di esserne liberi.
“Invece, mi tocca prendere coraggio e resistere alla sensazione di sentirmi schiacciata. Mi tocca sondare possibilità, non cedere allo sconforto, non cedere alla nostalgia della quiete, e camminare per questo sentiero stretto, a rischio di scivolare ora su un versante ora sull’altro. Un passo alla volta. Ci vuole molta concentrazione, è tempo di serietà.
Perché alla fine ciò che fa stare peggio è farsi prendere dalla voglia infantile di sedersi e lamentarsi, imbronciati col mondo intero. Non è un brutto sogno da cui svegliarsi e scoprire che invece va tutto bene. È la realtà da affrontare.
Però, sa cosa poi succede? Che quando affronto la realtà mi sento meglio.”
Parole profondamente vere.
Lo sconforto ci porta in terre di impossibilità, di paura, di fantasmi dalle forme sfuggenti e mutevoli. Sono terre che risucchiano una gran quantità di energia, e imprigionano come sabbie mobili.
Aiuta avere qualcuno che, stabile sulla terra ferma della realtà, ti dà una mano per uscire da lì. E aiuta farsi coraggio, armarsi del principio di realtà per allontanare i draghi del mondo interiore.
Non cedere allo sconforto, a volte, può essere anche un atto di volontà, fatica cosciente di guardare quel che c’è, così com’è.
Dopo, si è fuori dalla palude. Si cammina, e ogni passo raccoglie un po’ di forza per il passo successivo. Si cammina, si guarda il paesaggio, ci si accompagna con altri viandanti.
Non sarà la felicità, ma la pienezza della vita, sì.

16 pensieri su “Il coraggio della realtà

  1. LauraP.

    Indietro non si può tornare, si può solo andare avanti e meglio se si riesce a farlo con consapevolezza della realtà. Bellissimo post cara Chiara. Un abbraccio. 🙂

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  2. afinebinario

    Capita di desiderare di voltar pagina, capita spesso anche a me.
    Poggiare la punta della matita su un foglio bianco e provare a scrivere un nuovo tratto di vita. Quella precedente lasciarla decantare per un pò o forse per sempre.
    Poi … la matita scivola di mano e cade. Ho finito di bere il mio caffè. Inizia il giorno.
    Un abbraccio
    Affy

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  3. Maurizio Vagnozzi

    To be, or not to be: that is the question:
    Whether ‘tis nobler in the mind to suffer
    The slings and arrows of outrageous fortune,
    Or to take arms against a sea of troubles,
    And by opposing end them? To die: to sleep;
    No more; and by a sleep to say we end
    The heart-ache and the thousand natural shocks
    That flesh is heir to, ‘tis a consummation
    Devoutly to be wish’d. To die, to sleep;
    To sleep: perchance to dream: ay, there’s the rub;
    For in that sleep of death what dreams may come …..

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  4. chiaralorenzetti

    E’ proprio vero che le prove della vita servono a crescere, ad andare avanti. Ed è in quei momenti, se accetti di condividere quello che sei e hai con chi ti sta accanto, che scopri che non sei solo. Purtroppo però sono proprio quelli i momenti in cui ci si chiude di più in se stessi
    Buona giornata

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    1. sguardiepercorsi Autore articolo

      Hai ragione, e spesso non è neanche così semplice accorgersi che ci si sta chiudendo. Accade e sembra normale, e costa meno fatica. Ma la condivisione è davvero vitale e dà sostegno concreto.
      Buona giornata a te!

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  5. ogginientedinuovo

    Ogni parola di quelle che hai scritto mi è passata nella mente, ognuna. Dunque ognuna ha un significato. “Si cammina, si guarda il paesaggio, ci si accompagna con altri viandanti.
    Non sarà la felicità, ma la pienezza della vita, sì.”: queste sono le parole che ora cerco di trattenere nella mente, perché sono quelle che danno un senso ai fardelli. E il blog è un pezzetto di strada fatto con altri viandanti coi loro fardelli, eventualmente.
    La vita è così 🙂

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