Si fa presto a dire realtà (II parte)

Vi riporto qui di seguito altre citazioni tratte dallo stesso libro di David Eagleman, In incognito.

“Nel 1670 Blaise Pascal osservò con religiosa umiltà che <l’uomo è ugualmente incapace di scorgere il nulla da cui è tratto e l’infinito da cui è inghiottito>.
Pascal si accorse che passavamo la nostra vita su una ‘punta minutissima’, sospesa tra la scala inconcepibilmente piccola degli atomi che ci compongono e la scala infinitamente grande delle galassie.
(…)
Ciò che riusciamo ad esperire è profondamente limitato dalla nostra biologia. Questo non concorda con la tradizionale idea che captiamo passivamente attraverso occhi, orecchie e dita un mondo fisico oggettivamente esistente al di fuori di noi.
(…)
…il cervello riesce a campionare solo una minuscola parte del mondo fisico esterno.
(…)

Chiedetevi che effetto faccia essere nati ciechi. Rifletteteci bene un attimo. Se la vostra ipotesi è ‘Dev’essere come vivere nella più totale oscurità’ o ‘avere un buco nero al posto della visione’, vi sbagliate.
Per capire perché, immaginate di essere cani da riporto, come il segugio. Il vostro lungo naso ospita duecento milioni di recettori dell’olfatto. All’esterno, le narici umide attivano e intrappolano le molecole olfattive. Le fessure degli angoli di ciascuna narice si allargano per consentirvi di incamerare più aria quando fiutate. Anche le orecchie pendule, strisciando a terra, sollevano molecole olfattive. Il vostro mondo è tutto concentrato sul fiuto.
Un pomeriggio, mentre seguite il padrone, vi fermate all’improvviso, colpiti da una rivelazione. Che effetto farà avere il naso penoso e inadeguato di un uomo? Che cosa potranno mai individuare gli uomini quando annusano un refolo d’aria? Percepiscono un’oscurità? Hanno un buco al posto dell’olfatto?
Poiché siete umani, sapete che la risposta è no. Non c’è nessun buco, nessuna oscurità e nessuna sensazione di vuoto là dove manca la capacità di percepire l’odore. Voi accettate la realtà che vi è offerta.”

Tutti noi accettiamo la realtà per come ci viene offerta. Chi ha percezioni sinestesiche trova normale gustare un suono, e non capisce come potrebbe essere diversamente.

Ecco, questo è incredibile. Ogni cervello è unico nelle sue capacità di percezione.
Ciò che chiamiamo normalità è una gamma infinita di differenze.
Preziose, perché siamo noi e la nostra esperienza sulla terra.
Siamo simili, eppur diversissimi. Condividiamo la predisposizione a vedere, ascoltare, gustare, odorare, sentire col tatto, eppure le nostre esperienze sensoriali possono essere molto diverse.
Si fa presto a dire realtà. Si fa presto a mettere etichette.
Io sono incantata dalla varietà infinita delle nostre normalità. Anche quando viene diagnosticata una patologia, fisica o psicologica, penso che non si dovrebbe mai scordare la normalità che la abita, le storie che le vivono intorno, i percorsi creati da tutto quell’insieme. Vita, sempre. Noi.

10 pensieri su “Si fa presto a dire realtà (II parte)

  1. tachimio

    Mi è piaciuto molto l’esempio del cane da riporto. Interessante post per arrivare alla conclusione più giusta: Vita, sempre, noi. Serena notte. Isabella

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  2. LauraP.

    Ottimo il seguito del post appena letto! Amo Pascal, ho letto molte volte i suoi Pensées… Un abbraccio Chiara e grazie per il tuo passaggio da me. 🙂

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      1. Maurizio Vagnozzi

        Beria riesce a sentire il profumo di cibo con qualsiasi senso, ed è dotata anche di un preoccupante intuizionismo che le permette di prevedere l’esatto momento in cui ci sia del cibo in giro e lei possa in qualche modo ottenerne.

        Nel corso delle passeggiate ogni tanto si ferma e annusa l’aria, percependo che dalle parti di Fucecchio, a 400 km di distanza, stanno buttando una fiorentina sulla griglia a sfrigolare.

        Sta rileggendosi il Capitale in questo weekend per preparare il suo settimanale contributo a “Canile Democratico”.

        Ti saluta ….

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