Pionieri (parte II)

Rispondere ai commenti del post precedente mi ha fatto molto pensare e mi ha portata a considerazioni che vanno al di là del tema trattato, e che riguardano la complessità entro cui noi individui siamo chiamati a muoverci, a orientarci.
In particolare, ho pensato a ciò che va fuori dagli schemi, ciò che la nostra visione delle cose non riesce a racchiudere. C’è sempre qualcosa che sfugge, un’eccezione, una sfumatura che contrasta con l’insieme. Ma lì, in quelle sfumature, in quelle eccezioni, ci sono delle vite, delle esperienze di esseri umani.
Un farmaco che cura la maggior parte dei pazienti senza importanti effetti collaterali può creare effetti avversi in qualcuno. Rari, percentualmente. Ma in quella minima percentuale ci sono storie di individui.
E questo non vale solo in ambito medico.
Andiamo in vacanza, ci muoviamo per lavoro, e prendiamo degli aerei. Gli incidenti non sono frequenti. I manuali dei piloti prevedono una quantità importante di problemi che potrebbero verificarsi e spiegano come si devono affrontare. Le loro check-list riducono al minimo gli errori possibili, e sono state di esempio anche per le sale operatorie. Ma nonostante questo, ogni tanto qualcosa va storto: altre vite, là, portano i segni dei viaggi sicuri per altri.
Abbiamo due generi ben determinati: maschile e femminile. Ma quante vite stanno lì in mezzo, in terre complicate e dolorose?
Vorremmo risposte nette e definitive, senza margini di errore. Bianco o nero. E invece non è quasi mai così. Vorremmo chiarezza, ci ritroviamo in un mare di sfumature. Vorremmo che una scelta fosse unicamente giusta o sbagliata. Vorremmo semplicità, ma le forme che ci ritroviamo tra le mani si complicano via via che le maneggiamo, sfuggono, non tengono i confini che avevamo trovato.
E lì, oltre i confini, ci sono vite. Vite che rimangono intrappolate tra le maglie di reti che non accolgono né espellono, che si ritrovano nelle basse percentuali. Vite che sono domande aperte, che magari serviranno a portare avanti le riflessioni, gli studi, le soluzioni. Che aiuteranno altri. Vite che portano il testimone per chi viene dopo.
Non abbiamo risposte definitive. Ricerchiamo le migliori risposte possibili in quel tempo e in quel luogo. Sapendo che qualcuno ne pagherà lo scotto, e altri ne beneficeranno.
Cerchiamo di fare il meglio che possiamo, con umiltà e rispetto. Imperfetti.
Onore a tutte le vite, dentro e fuori i canoni, le percentuali, le classificazioni. Onore al coraggio, al merito di tutti gli esseri umani che cercano di dare senso alla propria esistenza.

10 pensieri su “Pionieri (parte II)

  1. Pannonica

    “Conoscere e pensare non è arrivare a una verità assolutamente certa, è dialogare con l’incertezza e con l’errore”.
    Edgar Morin
    Credo che una volta fatto proprio questo concetto, la prospettiva dalla quale guardiamo la vita cambi una volta per tutte. La complessità fa parte della nostra natura, la perfezione un miraggio, la perfettibilità un cammino possibile.
    Buona domenica. 🙂

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  2. ammennicolidipensiero

    la sensazione che ho sempre piu’ forte, da quando ho iniziato a fare ricerca, e’ che troppo spesso in ambito clinico si cerchi la “perfezione” di una cura, come se si tendesse ad un determinismo dualistico per cui o si è vivi e si sta bene o non si e’ piu’. oltre a quanto gia’ detto in un recente post sulle cure di fine vita, credo che ci sarebbe davvero bisogno di ripensare ad una qualita’ della vita in condizioni di malattia, anche terminale, in un’ottica che vada al di là del semplice interruttore acceso-spento; scelte fatte di piccoli gesti, piccoli atti anche non medici che possono valere davvero tanto. grazie delle tue sempre preziose riflessioni.

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    1. sguardiepercorsi Autore articolo

      Sono molto d’accordo. La qualità di vita è composta di tanti fattori importanti, che non sempre, per non dire troppo spesso, vengono trascurati.
      Immagino le richieste e le pressioni, le aspettative che gravano sulla ricerca clinica…

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  3. laurapozzani

    Tanta verità nella tua analisi, riflessioni che vanno in profondità e che mi aiutano a capire meglio anche la mia vita e a trovare più coraggio nell’affrontarla.. per ragioni personali, non di salute fortunatamente, mi sento spesso in quella situazione che tu hai definito magnificamente: intrappolata tra maglie di reti che non accolgono né espellono… però continuo ancora a cercare di dare un senso alla mia vita nonostante non sia più una giovinetta. Grazie Chiara per le tue riflessioni che mi aiutano tanto. Dolce notte. 🙂

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