Pionieri

L’uomo si siede e comincia a piangere. “Mi scusi”.
È un pudore che mi colpisce, ogni volta. E capita spesso.
Tiro fuori il pacchetto di fazzoletti di carta, ma l’uomo ha il suo, di cotone.
“Non è vita… Ma come si fa? Mia moglie non è più lei.”
Dei vari esiti di un ictus, l’afasia è uno di quelli più pesanti. Magari capisci, ma non riesci a comunicare. Le parole che faticosamente riesci a pronunciare non sono quelle giuste: non designano nulla, oppure non indicano ciò che vorresti.
L’altro non capisce cosa vuoi, se hai bisogno di qualcosa… E tu ci riprovi, e l’altro non capisce. Ci prova, fa tentativi: “Vuoi questo? Quello? Hai bisogno di…?…” E ti spazientisci, e l’altro pure. Ti arrabbi, e l’altro pure. Perché se potessi alzarti da quella carrozzina e fare da te, sarebbe tutto più facile. Invece dipendi da qualcun altro, e neanche riesci a farti capire.
L’uomo piange e continua a scusarsi.
“Che vita è?”
È una domanda che apre una ridda di questioni.
E più passa il tempo più mi accorgo di avere più interrogativi che risposte, il che non è segno di saggezza socratica, ma di quanto la vita sia tremendamente complessa. E più la scienza avanza, e più si aprono scenari del tutto nuovi che siamo chiamati a gestire, senza precedenti con cui confrontarci. Siamo pionieri, tutti quanti.
“Che vita è?”
La domanda non è retorica, è vera e profonda, e non ha risposte predefinite, semplici, ripetibili. Ogni storia è a sé.
“È capitata a noi.” Dignitosamente, senza rabbia né rivendicazioni. L’uomo è rassegnato al destino di pioniere, catapultato improvvisamente in un altro mondo, testimone di un percorso che si delinea solo percorrendolo. Pioniere, cammina con altri compagni in terre straniere.
Raccolgo le loro testimonianze. E ne lascio qualche traccia qui, semi che spero fioriscano nei nostri giardini interiori.

21 pensieri su “Pionieri

  1. tachimio

    Spero mi perdonerai se dico che non condivido affatto il discorso sull’eutanasia. Da credente dico che per me la vita è sacra e che non possiamo noi decidere sul quando essa debba essere interrotta.Decidiamo forse noi di nascere? E di affrontare poi le difficoltà che incontriamo lungo il percorso? Non lo decidiamo eppure viviamo, ogni giorno anche con forza e tenacia superando ostacoli di ogni sorta. Ecco però che quando, per un caso fortuito, ci troviamo di fronte a dolore e sofferenza insostenibile, vogliamo decidere noi quando, secondo il nostro modo di vedere, è giusto interrompere il nostro stare su questa terra. Senz’altro ci sono situazioni non semplici da gestire questo è ovvio, ma chi siamo noi per decidere quando è meglio staccare la spina? Non concepisco nè l’omicidio nè tanto meno il suicidio perchè di tutti e due in realtà si parlerebbe: omicidio per chi stacca la spina provocando così la morte di un individuo, e suicidio per chi decide di non rimanere attaccato a quella spina. Io parlo ovviamente per me ma non trovo nemmeno giusto il testamento biologico figurati . Abbiamo vissuto per secoli senza avere urgenza di una cosa del genere mentre ora diventa un problema fondamentale. Non lo so, ma dal mio punto di vista si sono persi di vista invece i veri valori su cui dovrebbe basarsi la vita che rimane sempre meraviglia anche nelle atrocità di malattie che non lasciano scampo. Avevo un amico malato di SLA, bè non l’ho mai visto lamentarsi o chiedere che lo aiutassero a morire, anzi sorrideva sempre sperando che un giorno si riuscisse a vincere la malattia. Ecco credo che la speranza non si debba mai perdere ma anzi debba accompagnarci sempre lungo il nostro percorso di vita. Un abbraccio. Isabella

    PS Mi rendo conto che sono problemi che coinvolgono la sfera intima di ciascuno e non voglio con le mie idee prevaricare e andare contro nessuno , ribadisco solo il mio sentire e ciò in cui credo. Il discorso sarebbe poi ovviamente anche più lungo di un semplice commento sul blog,ma fermiamoci pure qui. Un caro saluto di nuovo.

    Mi piace

    Rispondi
    1. sguardiepercorsi Autore articolo

      Tranquilla, qui il dialogo pacato è benvenuto. Davvero sono temi complessi. Io non sono credente, e mi piacerebbe che ciascuno di noi, credente o laico che sia, potesse trovare ciò di cui ha bisogno.
      L’urgenza del tema, però, è data dal fatto che la realtà di oggi è cambiata. I nostri nonni, ma anche solo la generazione dei miei genitori, non si sono confrontati con quel che la medicina offre oggi. La rianimazione salva molte vite, ed è gran cosa che esista. Però ha aperto problemi che prima non esistevano.
      Nel mio lavoro vedo ogni giorno situazioni che mi fanno pensare, e vedo come ognuno ci stia dentro in modo diverso. In un mondo ideale, vorrei che ciascuno potesse essere seguito e aiutato a trovare possibilità e senso alla propria vita, finché può. Ma anche in quel mondo ideale, sarebbe comunque difficile e complesso, pieno di interrogativi. Così è la vita. Non ci sono soluzioni uniche, ma c’è il dialogo, la riflessione, il confronto.
      Un abbraccio a te, e grazie per aver contribuito alla discussione.

      Mi piace

      Rispondi
  2. chiaralorenzetti

    La mia esperienza parla di un uomo atletico, intelligente, brillante che a 50 si è trovato paralizzato per metà del corpo e incapace di parlare correttamente ( oltre leggere o comprendere una storia per intero).
    Lui si relaziona. Cerca in ogni modo di farlo. E quando si parla, ti spiega e se non capisci dice “managgia” e ride, ma prima tenta. Io faccio lui delle domande e mi do anche delle risposte,con pazienza perché parla a parole, senza connessione alcuna. E certe parole non le sa dire perché non le conosce.
    Ho notato però in lui una voglia profonda di essere normale e io non smetto mai di incalzarlo, se non quando lui alza le spalle e ti fa capire che oltre non ce la fa.
    E’ difficile. Difficile per lui, e anche per noi che siamo fuori.
    Però,non schiviamoli, anzi.
    ciao

    Mi piace

    Rispondi
    1. sguardiepercorsi Autore articolo

      Certo che no. L’uomo di cui parlavo vive da due anni quella condizione, e si prende cura della moglie con molta amorevolezza. È stremato, ma va avanti.
      Come dicevo in altri commenti, vedo condizioni e risposte individuali molto diverse. E rifletto, mi faccio domande. Pur sapendo che da dentro si lotta. Moltissimo. Vedo chi trova un qualche equilibrio e chi fa veramente una fatica insostenibile. Vedo anche chi non ce la fa, e che non sono in grado di aiutare.
      Quando parlo di libertà di autodeterminazione, la intendo pienamente, nelle varie possibilità di cura o no. Che ciascuno possa provare a vivere come meglio desidera e sente sensato per sè.
      Grazie davvero per il tuo commento così personale. Un abbraccio

      Mi piace

      Rispondi
      1. chiaralorenzetti

        La libertà di autodeterminazione credo sia semplice in condizioni normali. Ma se si è dentro al problema, viene davvero difficile capire il limite tra il “non ce la faccio più” e il “è una mia libera scelta”
        E’ un problema di complessa soluzione, e io, pur avendo assistito ( perché così va la vita) a diverse situazioni limite, non saprei darti una risoluzione univoca ed assoluta.
        Buona giornata

        Mi piace

        Rispondi
        1. sguardiepercorsi Autore articolo

          Nemmeno io ho risposte. Però credo sia importante parlarne e riflettere, prendere in considerazione più aspetti possibili, ed esperienze diverse. Per provare ad orientarsi, perché davvero sono territori nuovi e molto complessi.
          Mi fa piacere condividere le riflessioni, perché il dialogo su questi temi è molto difficile.

          Mi piace

          Rispondi
          1. chiaralorenzetti

            E’ importante parlarne: molto vero.
            Difficile farlo tra le righe di un blog, ma questo apprezzo quando leggo: la capacità con serenità e delicatezza di parlare di un argomento che molti nascondono sotto il cuscino.
            Grazie a te.
            Buona giornata

            Mi piace

            Rispondi
            1. sguardiepercorsi Autore articolo

              Sì, mentre scrivevo avevo in testa molte altre questioni e sfumature. Parlare guardandosi, poi, è ancora un’altra cosa. Chissà, magari succederà… Un abbraccio, e buona giornata anche a te…

              Mi piace

              Rispondi
  3. ogginientedinuovo

    Tu non hai idea di quanto capisca tutte le parole di questo post. Più domande che risposte, che vita è, perché…
    Mi chiedo spesso se abbia senso aver allungato l’esistenza meccanica, ma non essere capaci di mantenere la vita. Forse una risposta l’ho trovata, ma è politicamente scorretta, temo 🙂

    Mi piace

    Rispondi
    1. sguardiepercorsi Autore articolo

      Come scrivevo a Maurizio, me lo chiedo spesso anch’io. Eppure ogni giorno vedo anche persone che lottano e che comunque hanno voglia di vivere. Non so, sono questioni che hanno risposte davvero individuali. Comunque la libertà di autodeterminazione sarebbe già una gran cosa… Non so quale sia la tua risposta politicante scorretta, ma purtroppo al momento dobbiamo fare i conti con la realtà che c’è, e provare a starci dentro se i cambiamenti sono lontani all’orizzonte.
      Grazie per il tuo commento. Buona giornata! E un sorriso 🙂

      Mi piace

      Rispondi
      1. ogginientedinuovo

        La risposta che ho trovato, politicamente scorretta, è quella che hai dato a Tachimio: Ippocrate non aveva a disposizione le tecniche e i medicinali di ora. Se la scienza ha capito e saputo far battere un cuore meccanicamente, non ha ancora capito né saputo “aggiustare” i pezzi di cervello che muoiono. E allora dov’è il limite?
        Per gli espianti, si parla di morte cerebrale: mi sembra che questo abbia un senso.
        I progressi ci impongono decisioni, non possiamo far finta di niente.
        Buona giornata a te!

        Mi piace

        Rispondi
  4. Nuzk

    Grazie per questi squarci di realtà. Aiutano a riflettere e ad affrontare la quotidianità con un’altra prospettiva. Credo anch’io che sarebbe giusto avere la possibilità di scegliere liberamente. Buona giornata

    Mi piace

    Rispondi
    1. sguardiepercorsi Autore articolo

      Me lo chiedo anch’io, più o meno tutti i giorni. Penso che riuscirei ad accettare alcune condizioni, altre no. Ma è solo teoria. Da dentro, cambia la visione delle cose. Anche le persone che ascolto me lo dicono. E vedo che -generalmente-si accetta molto più di quel che si pensava sostenibile. Abbiamo capacità adattive incredibili. Ma non infinite.
      Comunque, vorrei vivere in uno stato laico che mi consentisse e mi aiutasse a staccarmi la spina, se fossi in condizioni insopportabili. E parlo proprio di eutanasia attiva. Credo che aiuterebbe a vivere meglio, anche a sopportare e a resistere. Perché resistere sapendo che hai una via di uscita dal tunnel è diverso che resistere nel buio, che logora e angoscia molto di più. Ma questi sono temi ancora troppo bollenti per poter essere maneggiati.

      Mi piace

      Rispondi
      1. Pannonica

        “vorrei vivere in uno stato laico che mi consentisse e mi aiutasse a staccarmi la spina, se fossi in condizioni insopportabili. E parlo proprio di eutanasia attiva.”
        Sono d’accordo su tutta la linea ma siamo culturalmente troppo indietro per praticare questo percorso. La cultura cattolica è quella dominante nel nostro paese e i nostri politici non se ne sanno (e soprattutto non se ne vogliono) distaccare per ovvi motivi.
        Sarà per la prossima vita!

        Mi piace

        Rispondi

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...