Quotidiano che imprigiona, che libera

“Tutto dipende da come sopportiamo la vita quotidiana. Essa può renderci quotidiani ma può renderci liberi da noi stessi come nient’altro.” Karl Rahner
Ci sono giorni in cui il quotidiano mi appiattisce e mi svuota. Momenti in cui le cose da fare si rincorrono una dietro l’altra senza finire mai. Finisce prima la giornata, che lascia così dietro di sé altre cose non fatte, elenchi mentali o concreti da spuntare.
Non sono sensazioni piacevoli. In quei momenti sento che le giornate passano troppo in fretta, che non ho mai abbastanza tempo per fare le cose che vorrei.
Nel tempo, però, ho capito che quello è uno stato dell’animo, prima ancora che un dato di realtà concreta. Nella mia vita lavorativa ho tenuto anche corsi sulla gestione del tempo, ma non si tratta di compilare la matrice urgenza/importanza, di darsi le priorità.
Si tratta di fermarsi e prendere fiato. Cambiare marcia: dall’automatismo alla presenza, alla consapevolezza.
Ho vissuto questo weekend come un treno in corsa, tra bucati stesi e ritirati, cambio di armadi, questioni burocratiche da sbrigare al computer, il tutto con un ruminare di pensieri sui libri che avrei avuto voglia di leggere, le foto che avrei avuto voglia di fare, eccetera eccetera. Ruminare alternato a sconforto per il passare del tempo e l’avvicinarsi della domenica sera.
Poi mi sono finalmente seduta con un libro in mano. Peccato che pensieri ed emozioni erano ancora sul treno in corsa, e non riuscivano a scendere. Mi sono sentita un po’ una barzelletta: ero lì col mio libro e la testa continuava a macinare pensieri sul tempo troppo veloce senza riuscire a concentrarsi sulle pagine tanto desiderate. Mi è venuto da ridere.
Ci vuole tempo anche per fermarsi. Non basta fermarsi.
Il guizzo ironico, però, mi ha fermata, e ha cambiato lo stato d’animo. Lentamente il tempo è tornato al suo posto. Giusto. Mi sono quietata e ho letto. Tempo ritrovato.
Come tante altre volte ho sperimentato, il problema non è il quotidiano, ma quel che ne fai. È proprio vero: ti può schiacciare o liberare, può essere una prigione o un vasto campo pieno di ricchezze. È questione di sguardo.

8 pensieri su “Quotidiano che imprigiona, che libera

  1. laurapozzani

    Com’è profonda questa tua riflessione! Mi ci vorrebbe accanto una persona come te che mi sapesse sempre indicare la strada ogni volta che la smarrisco (cioè un giorno su due come minimo 😉 ). Purtroppo è vero che ci vuole tempo anche per fermarsi e che spesso il quotidiano ci rende schiavi… è davvero difficile saper cambiare il proprio sguardo e sentirci liberi. Buona serata cara Chiara. 🙂

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  2. Claire

    Capita anche a me di volermi fermare, magari di avere anche il tempo fisico per farlo … e non riesco. Il paragone che hai scelto rende meravigliosamente la sensazione 🙂
    Buona giornata ❤

    Rispondi

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