Nientemeno che il senso della vita

Lunedì mattina comincia così, con questa richiesta di una donna con un lungo percorso di malattia: “Sono stanca, finora ho lottato ma adesso non ce la faccio più. Mi dia lei una motivazione per andare avanti.”
Nientemeno.
Il punto è che le mie risposte non servono a lei. Posso solo accompagnarla nel cammino di ricerca, perché il senso della vita non è una verità comunicabile, non è una formula, è un percorso che cambia nel tempo, e che richiede continui adattamenti e riflessioni.
Quando mi occupavo di formazione, ogni tanto in aula facevo un’esercitazione. Chiedevo alle persone: “per cosa vorreste essere ricordati dopo la vostra morte? Potete anche pensare alla frase che vorreste scrivere sulla vostra tomba”. L’impatto era un po’ forte, suscitava gesti scaramantici e risatine nervose, però poi, quando ci si mettevano veramente, emergeva velocemente ciò che era davvero importante per loro, i valori che li guidavano.
Il senso della vita sta nel realizzare i nostri valori, i nostri talenti, nel dare risposte ai dolori della vita, nel farsi domande, nel cercare.
Nasce dall’ascolto di noi stessi, da ciò che scopriamo attraversando le varie esperienze di vita; nasce dal dialogo con altri compagni di viaggio, dalle letture, dalle testimonianze di vite altrui che ci colpiscono e ci parlano.
Per me il senso della vita sta nelle relazioni: dalla cerchia stretta delle persone che amo, in cerchi via via più larghi verso le persone che incrocio anche solo per un breve tratto di strada, fosse anche solo il commento a un post.
Vivo di relazioni. Il mio lavoro è fatto di relazioni. E poi guardo…. Guardo continuamente il mondo intorno a me, trovando le piccole bellezze di ogni giorno, quelle quotidiane che abbiamo sotto gli occhi ogni giorno.
Ma ovviamente il senso che ricavo da tutto ciò viene dal percorso che mi ha portata fin qui, da ciò che sono io. Ne do semplicemente testimonianza. E questo stesso blog vorrebbe essere testimonianza proprio del senso che la vita ha per me.

Chiudo questo post con un brano tratto da “Quando i tetti crollano” in Brecce, di Henri Michaux. È il dialogo tra l’abate e il nuovo arrivato:

Il nuovo arrivato
Le preoccupazioni, il ritorno dei pensieri incompiuti bastavano, per fare cerchio intorno a me; le ripugnanze, le abitudini mediocri, i fantasmi invisibili.

L’abate
(…) Quel cerchio non deve più essere. Smetterai di nutrirlo. A questo scopo, devi spostare il tuo centro. Adesso aiuterai un altro. Gli recherai le luci di cui ha bisogno per aspersi guidare.

Il nuovo arrivato
Come farò? Io che non posso aiutare me stesso, io che aspetto la luce.

L’abate
Nel donarla, l’avrai. Cercandola per un altro. Il fratello accanto a te, devi aiutarlo con ciò che non hai. Con quel che tu credi di non avere, ma che è, che ci sarà. Più profondo del tuo profondo. Più sepolto, più limpido, torrenziale sorgente che senza tregua scorre, chiamando a condividere.
Va’. Tuo fratello aspetta la parola di vita.”

Ecco. I cerchi del non senso iniziano a spezzarsi quando ci apriamo alla vita, agli altri. Quando usciamo dal nostro ristretto orticello e ci impegniamo nel donare qualcosa alla vita, nel mettere in circolazione ciò che abbiamo. “Nel donarla, l’avrai”.
Accade veramente.

14 pensieri su “Nientemeno che il senso della vita

  1. laurapozzani

    Ho scoperto stasera, proprio stasera che sono molto giù di morale, questo bellissimo post! E’ un ottimo punto di partenza per me, su cui riflettere e con cui aiutarmi ad uscire del tunnel cambiando direzione. Grazie cara Chiara per queste stupende parole che hai scritto. Un abbraccio grande.

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  2. liù

    Sono della stessa corrente di Marta!
    Anche io adotto il “Vivi e lascia vivere” e dare senza sperare di ricevere!
    Ciao,buona serata♣
    liù

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  3. Marco

    ottimo punto di vista e grande articolo!
    ma devo rileggerlo più volte per farlo aderire in profondità.
    il senso della vita? tematica infinita.
    risponderò più avanti se troverò parole adatte allo scopo

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