Quando pensi di sapere ciò che non sai (seconda parte)

Un’altra famosa distorsione cognitiva è conosciuta come “effetto di Dunning – Kruger”.
In una ricerca del 1999 gli autori sottoposero degli studenti  dei primi anni di università a delle prove che misuravano capacità di ragionamento logico, grammaticale e umoristico; in seguito chiesero loro un’autovalutazione.

Gli studenti che avevano ottenuto i peggiori punteggi ai test, nel momento in cui dovevano valutare le loro prestazioni le sopravvalutavano molto: se il punteggio del test era 12, su una scala a cento, quello dell’autovalutazione era 62.
Invece, gli studenti con i punteggi migliori avevano mostrato una più corretta autovalutazione.

Come sintetizza A. Sgobba in un articolo su La Lettura del Corriere della sera del luglio 2012 (“L’effetto Dunning-Kruger. Ecco perché con Internet crediamo di saperla lunga”): “Tendiamo ad avere un’opinione alta nelle nostre abilità in molti domini, intellettuali e sociali. Sovrastimiamo le nostre capacità, e la nostra incompetenza si estende fino all’abilità metacognitiva di rendercene conto. In altre parole: chi è incompetente non sa di esserlo.”

Dunque, le persone inesperte tendono a sovrastimare le proprie conoscenze, non se ne rendono conto e, fatto altrettanto se non più grave, non si rendono conto delle effettive capacità degli altri. 

La buona notizia è che migliorando le proprie conoscenze, apprendendo, migliora la capacità di autovalutazione e il riconoscimento dei precedenti errori di valutazione.

L’articolo di Sgobba prima citato si conclude con una considerazione importante: “Troppo facile attribuire l’ignoranza inconsapevole sempre agli altri (…) per ciascuno di noi, non importa quanto competente, è intrinsecamente difficile sapere qual è l’ampiezza di ciò che non sa. (…)
Meglio porsi la questione in prima persona. ‘Ci sono cose che sappiamo di sapere e cose che sappiamo di non sapere. Ma ci sono anche cose che non sappiamo di non sapere’, ricorda Dunning. La sua conclusione risulta socratica: ‘I più saggi sono in grado di delineare meglio i confini della propria ignoranza’.”

Non sapere di non sapere è una questione interessante. E’ anche il mondo di tutto ciò che diamo per scontato e che non ci passa per l’anticamera del cervello che possa essere messo in discussione.
Ricordo una storiella letta anni fa non so più dove. Una signora tagliava sempre le estremità delle salsicce prima di metterle in padella. Vedendola all’opera, un’amica le chiese perché lo stesse facendo. “Non saprei”, rispose la donna, “mia madre ha sempre fatto così”. Allora alla donna venne la curiosità di sapere e chiese alla madre. “Avevo una padella piccola”, fu la spiegazione.

Quante cose del genere facciamo ogni giorno? Sono inevitabili, altrimenti la vita si fermerebbe per ragionare su ogni minima virgola. Il pensiero veloce di cui parla Kahneman  (vedi post precedente) è indispensabile. Però poi è necessario anche il pensiero lento, più logico e riflessivo. Così, tra velocità e lentezza, tra inconsapevolezze e riflessioni, tra lampi di intuizioni ed errori, procediamo sul cammino della conoscenza.

11 pensieri su “Quando pensi di sapere ciò che non sai (seconda parte)

  1. nessian78

    Bel post, molto interessante. Mi piacerebbe (dico da profano) sapere se e in che modo un certo substrato culturale fatto di egocentrismo, individualismo e culto della (propria) personalità va a incidere sulla formazione di distorsioni cognitive. Ciao!

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    1. sguardiepercorsi Autore articolo

      Incide, perché più si è egocentrici e narcisisti e meno si è in grado di ascoltare la diversità, la voce fuori dal coro, che è lo strumento prezioso che muove dubbi, riflessioni, e dunque porta avanti la conoscenza. Senza di lei, le distorsioni aumentano.

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  2. Andrea Magliano

    Una grande lezione da tenere sempre a mente. Personalmente mi piacciono molto le persone che si domandano anziché accettano le cose per partito preso. Fu una delle delusioni della mia classe universitaria scoprire che tanti miei compagni rispondevano “se lo dice l’insegnante è giusto per forza così”. Ma al tempo stesso, in altri contesti, domandarsi sempre tutto e tutto toglie anche un po’ della carica istintuale e spontanea del nostro agire, come per un rapporto interpersonale. Credo forse sia sempre necessario contestualizzare e pesare il troppo domandare e il troppo chiedersi. Ma è un argomento interessante questo! 🙂

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    1. sguardiepercorsi Autore articolo

      Certo, la vita non si deve paralizzare… Nel tempo si può imparare a riflettere meglio, a capire quando è necessario fermarsi oppure far scorrere. E poi vale sempre anche la riflessione a posteriori! 🙂

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  3. Manuel Chiacchiararelli

    Anche questo post molto interessante e da molto da pensare. Certo, a valutare e a pensare ogni singola decisione, come dici te, non si va avanti, ma forse dovremmo ritagliarci un attimo al giorno (la sera prima di addormentarsi magari) per rivalutare la giornata e magari mettere in discussione le decisioni prese.
    Secondo me aiuterebbe a capire molte cose ..
    Ciao Chiara

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    1. sguardiepercorsi Autore articolo

      Sono d’accordo. Quando lo faccio mi è sempre di grande aiuto. Il fenomeno delle distorsioni cognitive è molto interessante. Lo sto un po’ ristudiando in questo periodo, e vedo quante implicazioni comporta nel quotidiano… Penso che ne scriverò ancora…
      Ciao Manuel!

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