Come quando sei triste a Natale, ovvero l’umore ai tempi della crisi.

Oggi sfoglio il giornale e provo fastidio di fronte a pubblicità che reclamizzano prodotti inaccessibili alla maggior parte della gente, ad articoli su dove passare il weekend a prezzi ancor più inaccessibili, a foto di modelle troppo magre, dagli sguardi vuoti, con abiti che sulla maggior parte delle donne starebbero malissimo.

Provo fastidio perché ho appena letto pagine che raccontano la crisi, i suicidi per problemi economici, le difficoltà della gente comune, il dolore di chi ha perduto persone care sotto le macerie di un terremoto.

Non sono una bacchettona, non penso che dovremmo cospargerci tutti il capo di cenere e bandire qualunque leggerezza, però troppo scollamento dalla realtà vissuta dai più è francamente fastidioso.

Con questo non voglio dire che i giornali non dovrebbero pubblicare certe notizie o pubblicità. Dico solo che non sono io in sintonia. Come quando sei triste a Natale. Sei contornato da luci, pacchetti colorati, famiglie sorridenti e festanti che escono dagli spot pubblicitari, decorazioni luccicanti, e tu sei altrove. Tutta quella festa non ti appartiene. Mica vorresti eliminare il Natale per gli altri. Solo che tu non sei lì. Solo che vorresti rispetto e attenzione anche per il lato d’ombra della luce.

Ecco, oggi sono raccolta in me e in sintonia con le fatiche umane. Con chi lotta per provare a salvare la propria azienda dal fallimento, con chi lotta per alzarsi dalla sedia a rotelle, con chi lotta per far quadrare l’impossibile bilancio familiare.

Mi sento ruvida e sgarbata (interiormente) verso la signora con evidenti passaggi di chirurgia estetica sul viso che vicino a me in palestra racconta delle 2 ore passate a fare Gag (gambe-addome-glutei) perché vuole essere uno schianto quest’estate. Non dico nulla, ovviamente; manco la conosco, però penso che dovrebbe impiegare meglio il suo tempo, e arrendersi all’implacabile passaggio del tempo sul suo corpo.
Sono giudicante, lo so. Ma stamattina va così, non mi sento affatto tollerante. Oggi risuono con l’umore al tempo della crisi, con l’umore al tempo del dolore.

8 pensieri su “Come quando sei triste a Natale, ovvero l’umore ai tempi della crisi.

  1. corvobianco213

    Da “Io speriamo che me la cavo”

    “La mia casa è tutta sgarrupata, i soffitti sono sgarrupati, i mobili sgarrupati, le sedie sgarrupate, il pavimento sgarrupato, i muri sgarrupati, il bagnio sgarrupato. Però ci viviamo lo stesso, perchè è casa mia, e soldi non cene stanno.
    Mia madre dice che il Terzo Mondo non tiene neanche la casa sgarrupata, e perciò non ci dobbiamo lagnare: il Terzo Mondo è molto più terzo di noi!
    Ora che ci penso, a casa mia non c’è male come viviamo a casa mia! In un letto dorme tutta la famiglia, e ci diamo i cavici sotto le lenzuola del letto, e così ridiamo. Se viene un ospite e vuole dormire pure lui, noi lo cacciamo di casa, perchè posto non cene stà più nel letto: è tutto esaurito!
    Noi mangiamo una schifezza, ci sputiamo in faccia l’uno con l’altro a chi deve mangiare, e vestiamo con le pezze dietro. Io sono il più pulito di tutti, perchè riesco a entrare nella bagnarola.
    Ieri habbiamo messo il campanello nuovo.
    Quando i miei amici mi vengono a trovare, ridono sempre della casa mia tutta scassata, però alla fine ci giocano sempre con le mie galline!
    Io voglio bene alla mia casa sgarrupata, mi ti ci sono affezzionato, mi sento sgarrupato anch’io!”

    probabilmente a forza di vivere in questo paese “sgarrupato” ogni tanto ti senti “sgarrupata” pure tu.

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