Venerdì sera

Cammino nella luce della sera, quella luce che si tuffa lentamente nella notte, che sparge i suoi residui luminosi tra le molecole del buio.
L’aria non è troppo fredda, e camminare è piacevole.
La settimana è passata in una normalità senza picchi né burroni, fatta di giornate piene dalla mattina alla sera, di quelle che non lasciano troppo spazio né energie all’ascolto un po’ più profondo, quell’ascolto che lievita e fermenta portando riflessioni e consapevolezze, o anche solo parole per dirsi.
Torno a casa e mi godo questo tempo di weekend ancora da vivere, l’aspettativa del sabato del villaggio, di quel tempo che non ha fretta perché è tutto da venire.
Il mio qui e ora è fatto di nervi che si rilassano, di tempo che si concede il lusso di rallentare.
Respiro l’aria fresca e ad ogni respiro la settimana passata se ne va ed entra lo spirito del venerdì sera. Riprendo contatto con la voglia di fermarmi, di scrivere, di riaprire la porta della stanza tutta per me. Stanza in cui ciò che ascolto e vivo può essere trasformato in parole scritte, può prendersi il tempo per fermarsi e mostrarsi meglio.
Ora son qui, sulla soglia. Da lì mi arrivano onde di emozioni, di sentimenti diversi: sono quelli che ho attraversato nella settimana, appartengono ai volti che ho incontrato, e che ho portato con me. Sono lì, e ritrovarli dà un senso di leggero struggimento.
Amici, pazienti, colleghi, volti sconosciuti che avete incrociato la mia strada: vi ritrovo tutti con lo stato d’animo che mi avete lasciato addosso. Siete ora nelle vostre vite, ma qualcosa di voi è qui in questa stanza dell’anima stasera un po’ affollata.
Vi lascio lì, accomodatevi e trovate il vostro spazio. Per oggi basta. Socchiudo la porta e torno in superficie.

4 pensieri su “Venerdì sera

  1. andreaalberti

    Mi ha sempre affascinato l’immagine del “sabato del villaggio”…si finisce un periodo e ci si prepara per un qualcosa che sarà festa. Cambiano i ritmi, i rumori, i sentimenti, l’aria. Vale per i sabati antichi e per i sabati moderni.
    Mi è molto piaciuto leggere cosa si sente quando si è sulla soglia, l’ho interpretato come un fermarsi per accorgersi che quello vissuto ha trovato un piccolo spazio nel proprio luogo nel quale ci si accinge ad entrare. Forse non possiamo decidere del tutto quanto solitaria o affollata può essere la nostra festa :-).
    (E’ una riflessione che ho voluto scrivere di sabato, probabilmente domani sarebbe stata diversa 😉 )
    Ciao

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