Le nostre vite incompiute

Prigione che si risveglia

Oggi ripensavo a questa statua di Michelangelo. Ne avevo già scritto in una pagina (Perché scrivere 2), ma ci torno perché è un’immagine a cui penso spesso. Mi commuove, come le vite di noi esseri umani. Fatiche, sofferenze, gioie, sbozzano la nostra pietra. Quanto lavoro per trovare noi stessi, per dar senso alla nostra vita!

Come il torchio di cui parla sant’Agostino, la vita ci spreme e tira fuori olio e morchia. Senza la pressione della vita non tireremmo fuori i nostri talenti, e neanche la nostra morchia.

Mi commuove quella fatica. Guardo le nostre vite, ciò che riusciamo a far emergere dalla pietra che le tiene prigioniere, e penso che siano fiori che sbocciano, formiche che trasportano il cibo conquistato e che pesa molto più di loro, albe che emergono dalla notte, tramonti che -esausti- si rituffano nel buio.

Noi siamo ancora qualcosa di diverso, e possiamo influire sul nostro destino, abbiamo voce in capitolo sulle nostre storie. Non siamo così liberi come ci piace credere. La nostra storia, i nostri imprinting emotivi, le nostre esperienze precoci condizionano pesantemente i nostri passi nel mondo. Ripercorriamo strade usurate, ripetiamo il passato nel presente.

Siamo lì, dentro la pietra che blocca il nostro divenire. Siamo forme potenziali, che lottano per uscire, per dispiegarsi. Il levare è doloroso, ma dà forma, e noi siamo lì, a faticare per esprimere e liberare ciò che siamo. Per scoprirlo, perché finché siamo dentro non sappiamo bene chi siamo, non conosciamo i nostri confini. Possiamo illuderci di averli più grandi, temiamo che siano più piccoli, oscilliamo tra sopra e sottovalutazione. Finché il levare dello scalpello tira fuori forme più definite, e che per tutta la durata della vita potranno ancora essere levigate, sempre di più, modificate, distrutte.

Ci dobbiamo prendere cura dell’opera che è la nostra vita. Ce ne prendiamo cura come possiamo, e anche questo è commovente.

Guardo le vite intorno a me e vedo tanti individui che cercano di uscire dalle loro pietre: chi lotta, chi sta fermo, chi distrugge… Ma ogni spazio di libertà conquistata, è vita coraggiosa che cresce, che trova se stessa, che dà testimonianza di sé e, così facendo, aiuta altre vite a trovarsi, a provarci.

Con amore, sosteniamo le nostre e le altrui battaglie. Con profondo rispetto, accolgo in me le opere incompiute che siamo.

11 pensieri su “Le nostre vite incompiute

  1. trappolapertopi

    questo post è splendido, grazie per avermelo consigliato e complimenti.

    mi fa pensare che dovrei pensare più spesso a quanto le cose sono, come dici tu, commoventi. apprezzare le battaglie vinte una per una. considerarle battaglie, prima di tutto.

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    1. sguardiepercorsi Autore articolo

      In effetti la ricerca della bellezza, della meraviglia nelle piccole cose quotidiane, la consapevolezza delle battaglie quotidiane è ciò che cerco di fare nella mia vita, e che cerco di condividere nel mio blog.
      Grazie!

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  2. arte64

    Io sento molto la questione del senso (perdonami il gioco di parole – quello dei giochi di parole è un mio vezzo, ma la questione è veramente centrale per me).
    L’ho sentita molto presto nella mia vita, e crescendo, e invecchiando, diventa sempre più potente. Ho avuto periodi in cui ho creduto di trovare un senso, periodi in cui ero convinta che non ci fosse. Ma ho sempre continuato a cercarlo, per un’esigenza insopprimibile, che fa parte della mia persona.
    E io credo che il senso sia appunto questa ricerca. Che questa ricerca infaticabile dia significato alla mia vita. So benissimo che non esiste risposta, ma esiste la domanda, la tensione verso il chiedersi, la ricerca.
    Non siamo tutti uguali, non esistiamo tutti allo stesso modo, non abbiamo le stesse esigenze. Ci trasformiamo, poi, anche all’interno della nostra stessa vita. Per me, il percorso si fa sempre più chiaro, e faticoso, ma senza scampo: stretti tra libertà e destino, è in quel piccolo spiraglio di spazio che si gioca tutto. Dobbiamo continuare a camminare, nel buio, ascoltando i richiami delle nostre voci: non siamo soli.

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  3. sorrentinoillustratore

    Il senso della fatica di stare al mondo, non c’è problema più urgente.
    Ognuno lo cerca o non lo cerca, (perchè una delle possibili risposte è non c’è nessun senso da trovare o cercare) come crede e può, ma non ho mai conosciuto nessuno, che avesse superato la gioventù, che lo ammettesse o meno, che non fosse angustiato da questa ricerca.
    Per quanto mi riguarda il senso sta nella sua ricerca e l’immagine della pietra lavorata e non finita di Michelangelo è la più forte e significativa delle immagini che un uomo abbia mai dato alla fatica di stare al mondo e alla sua bellezza.

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