Cammino per strada con la musica nelle orecchie

Cammino per strada con la musica nelle orecchie, e subito entro in modalità “open”. Basta poco, e la vita che mi scorre davanti entra in me. Mi affolla di sensazioni, che imprimono tracce  e se ne vanno, fluiscono col mio camminare. Sono una pellicola che viene impressionata da ciò che incontra: così, inizialmente senza giudizio. Cammino e la vita entra, scorre e se ne va per far spazio a ciò che viene dopo.

Ma le tracce non sono neutre, e risuonano con ciò che abita la mia mente, la mia anima. Emozioni, pensieri, inquadrature… tutto parla, anche se con linguaggi diversi e non sempre intelligibili.

Però, quando sono lì e la vita scorre in quel modo, ho la sensazione più forte di essere viva. Lì la vita è così ricca di sfumature, piena di varietà, che non posso far altro che ricevere meravigliata e continuare a guardare, e a far entrare.

Poi qualcosa si sedimenta, rimane, trasformato. E il pensiero riflette ed elabora, perdendo un po’ le sfumature originarie. Per rendere quelle bisognerebbe essere un poeta, comunque un artista. Ci provo per come posso, con le foto e con le parole. E il tentativo è per me importante, perché su quello si basa la condivisione. Altrimenti rimane solo in me, e non è sufficiente. Ho bisogno di condividere.

Succede anche che, mentre cammino, già immagino di parlare con le persone che amo: racconto loro i miei pensieri, sono con me e mi accompagnano. E la cosa più bella è la sensazione di apertura anche alle loro vite, il senso di intreccio e di dialogo tra noi.  È una gioia, una ricchezza che invade l’anima.

E poi non mi accompagnano solo le persone che amo, anche quelle che incontro sul lavoro e che mi colpiscono: sono tutti con me, ognuno col suo dono, che mi arriva e che accolgo in me, lasciando che viva e generi i suoi frutti.

Non sono sola. Le infinite sfumature della vita mia e di quelle altrui mi si aprono davanti agli occhi e nell’anima, e io provo una profonda gratitudine… “Grazie alla vita, che mi ha dato tanto…”

Mi sento come le icone dell’IPhone, che quando le vuoi spostare le tieni premute e loro cominciano a muoversi, come se fossero emozionate. Io vibro così, interiormente, e risuono con ciò che mi tocca.

Mi toccano le storie, i volti con i loro sguardi, i corpi che parlano e si muovono. A volte è un film muto che scorre in me e davanti ai miei occhi, e vorrei tanto avere le parole per esprimerlo, i colori per sfumarlo; vorrei raccontare le immagini e le sensazioni che si intrecciano, ma il film rimane muto nel suo splendore.

“Loda all’Angelo il mondo, non quello indicibile, con lui/ non puoi sfoggiare splendore di sentimento; “

“…E queste cose che vivono di morire,/ lo sanno che tu le celebri; passano/ ma ci credono capaci di salvarle, noi che passiamo più di tutto./ Vogliono essere trasmutate, entro il nostro invisibile cuore/ in -oh Infinito- in noi! Qualsia quel che siamo alla fine.” (Rilke, Nona elegia duinese)

Ecco, io vorrei lodare all’Angelo il mondo.

 

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